Call&Call, l’azienda non ci ripenserà. Oggi le prime lettere di licenziamento

Pino Lombardo Gazzetta del Sud LOCRI — Si è chiusa nel peggiore dei modi la vertenza della Call&Call Lokroi, con la procedura di licenziamento collettivo aperta il 5 luglio scorso. Da questa mattina in azienda saranno notificate a 129 lavoratori le lettere di fine rapporto. È calato il silenzio ieri mattina in piazza Fortugno, dove gli operatori di Call&Call erano ancora in sit-in davanti al palazzo di giustizia, quando il sindaco Giovanni Calabrese ha adempiuto all’ingrato compito di comunicare ai dipendenti che la vicenda si era chiusa negativamente. Call&Call ha infatti respinto tutte le opzioni, compresa quella di soprasedere per una quindicina di giorni a notificare i licenziamenti, che il ministero dello Sviluppo economico, unitamente alla Regione e alle organizzazioni sindacali, avevano proposto. «L’incomprensibile irrigidimento dell’azienda — ha sottolineato il sindaco — manda sulla strada 129 famiglie. È una tragedia sociale».

Loro, i lavoratori, ovviamente non sono disposti ad arrendersi. «Noi siamo qui e continueremo a lottare», hanno sottolineato con un nodo alla gola. Nel pomeriggio, nella affilatissima sala del Palazzo della cultura, i segretari Daniele Carchidi (Slc-Cgil), Francesco Canino (Fistel-Cisl) e Fabio Guerriero (Uilcom-Uil) e il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Sebi Romeo, hanno assicurato: «Non consentiremo che questa azienda, dopo aver utilizzato risorse pubbliche possa scappare lasciando dietro di sé macerie e soprattutto 129 famiglie sulla strada». «Una azienda che non è disposta ad accettare nessuna proposta — ha tuonato Sebi Romeo — non può continuare a op erare in un territorio come la Locride: saremo noi che la cacceremo. E poiché — ha aggiunto — trattandosi della difesa del lavoro, di un lavoro che significa anche presidio di legalità contro la sopraffazione e lo sfruttamento della ‘ndrangheta, la vicenda non riguarda solo Locri, ma la Locride e la Calabria intera, occorre che tutte le forze sane della regione facciano fronte comune per impedire i licenziamenti».

All’orizzonte si annuncia quindi per Call&Call una serie infinita di battaglie giudiziarie miranti ad ottenere il reintegro dei lavoratori. Non a caso le due direttrici strategiche proposte dalle organizzazioni sindacali e che l’assemblea dei lavoratori ha accolto, hanno come primo punto quello di contestare i licenziamenti. «Le notifiche di licenziamento — hanno evidenziato i dirigenti sindacali — devono essere effettuate per lettera raccomandata. Quindi voi non ritirate le notifiche in azienda». E ancora: «Contesteremo tutti i provvedimenti di licenziamento dal momento che avvengono al di fuori e contro un accordo sindacale». Il secondo fronte di opposizione riguarda la concertazione tra tutte le istituzioni locali, Comune di Locri, Città Metropolitana (il sindaco Falcomatà nella tarda mattinata di ieri ha esternato di persona la solidarietà ai lavoratori in sciopero), prefettura, Regione e Governo, che metteranno in piedi un tavolo istituzionale per valutare come mantenere attivo il sito di Locri e il lavoro nel territorio.

Già si starebbero valutando le attenzioni che alcune aziende avrebbero manifestato interesse ad assorbire i 129 licenziati e/o rilevare nella sua interezza il call center di Locri. Non a caso i segretari regionali di categoria hanno evidenziato che il problema non è solo quello inerente i 129 licenziamenti annunciati: a rischio sarebbero infatti «non solo tutti i 360 lavoratori del sito di Locri ma tutti i circa 3 mila lavoratori di Call&Call, dal momento che l’azienda è in forte crisi economica (ammonterebbero intorno a 30 milioni i debiti cui dovrebbe far fronte), e che fra sei mesi, o addirittura prima, potrebbe chiudere i battenti».

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