«A furestera, rideva e parlava chi masculi». La 25enne fiorentina Rossella Casini scomparsa a Palmi nel 1981

Lucia­na De Luca Quo­ti­dia­no del Sud “CHI L'HA INCONTRATA a Pal­mi e gli stes­si paren­ti di Firen­ze, la rac­con­ta­no come una ragaz­za sola­re, spen­sie­ra­ta, aper­ta all’umanità, socie­vo­le, bel­la, sem­pre sor­ri­den­te e mol­to inna­mo­ra­ta di Fran­ce­sco Fri­si­na". È la gior­na­li­sta, scrit­ti­ri­ce e redat­to­re dell’archivio web mul­ti­me­dia­le “Stopn­dran­ghe­ta”, Fran­ce­sca Chi­ri­co, a rac­con­ta­re Ros­sel­la Casi­ni, la stu­den­tes­sa uni­ver­si­ta­ria di 25 anni, scom­par­sa a Pal­mi il 22 feb­bra­io del 1981, vio­len­ta­ta, ucci­sa, fat­ta a pez­zi e but­ta­ta al lar­go del­la Ton­na­ra di Pal­mi. Di lei scri­ve nel suo libro Io par­lo. Don­ne ribel­li in ter­ra di ndran­ghe­ta, ne deli­nea la figu­ra, la strap­pa all’oblio nel­la qua­le era sta­ta ricac­cia­ta dopo la sua scom­par­sa.

Ros­sel­la, figlia uni­ca, conob­be Fran­ce­sco Fri­si­na nel 1977, quan­do il ragaz­zo di Pal­mi, stu­den­te di Eco­no­mia, andò ad abi­ta­re nel­la palaz­zi­na otto­cen­te­sca dove vive­va la fami­glia Casi­ni, nel quar­tie­re di San­ta Cro­ce. I due ragaz­zi si fidan­za­ro­no e i geni­to­ri di lei più vol­te si reca­ro­no in Cala­bria ospi­ti del­la fami­glia del gio­va­ne. Nes­su­no di loro ini­zial­men­te per­ce­pì il peri­co­lo di quel sen­ti­men­to, fino all’uccisione del padre di Fran­ce­sco nel­le cam­pa­gne di Pal­mi il 4 luglio del ’79, e il feri­men­to del ragaz­zo alla testa, cin­que mesi dopo, in un aggua­to. Da quel momen­to ini­ziò un’altra sto­ria.

Ros­sel­la fece tra­sfe­ri­re il suo fidan­za­to alla cli­ni­ca neu­ro­chi­rur­gia di Firen­ze e oltre alle amo­re­vo­li cure gli offrì la pos­si­bi­li­tà di diven­ta­re altro, di taglia­re defi­ni­ti­va­men­te con le sue ori­gi­ni e con la sto­ria del­la sua fami­glia coin­vol­ta nel­la ter­ri­bi­le fai­da tra i Gal­li­co e i Par­rel­lo-Con­del­lo che sta­va insan­gui­nan­do le stra­de di Pal­mi. Fran­ce­sco e la stes­sa Ros­sel­la affi­da­ro­no le loro veri­tà ai magi­stra­ti fio­ren­ti­ni che tra­smi­se­ro gli atti alla pro­cu­ra di Pal­mi. Da quel momen­to la ragaz­za, con­si­de­ra­ta da tut­ti la fore­stie­ra, diven­ne anche una tra­di­tri­ce. Ma lei con­ti­nuò ad inse­gui­re il sen­ti­men­to che la ani­ma­va e che era più for­te dei ragio­ne­vo­li dub­bi che ogni tan­to l’assalivano.

“L’amore nel­la sua sto­ria ha gio­ca­to un ruo­lo deter­mi­nan­te, dele­te­rio spie­ga Fran­ce­sca. Lo stes­so ex magi­stra­to Sal­va­to­re Boe­mi che l’ha inter­ro­ga­ta più vol­te, ricor­da l’ostinazione di Ros­sel­la che non ave­va nes­su­na inten­zio­ne di abban­do­na­re Pal­mi e il suo ragaz­zo che si tro­va­va die­tro le sbar­re. Lui l’aveva avver­ti­ta che sta­va rischian­do la vita nel ritor­na­re in Cala­bria. Ave­va l’ostinazione dell’amore e di chi era fer­ma­men­te con­vin­ta di poter strap­pa­re Fran­ce­sco al mon­do oscu­ro al qua­le appar­te­ne­va.

Dopo la sua scom­par­sa avve­nu­ta nell’81, si ripar­lò di lei nel ’94, in segui­to al pen­ti­men­to del paler­mi­ta­no Vin­cen­zo Lo Vec­chio, il qua­le rife­rì che Rosel­la Casi­ni sareb­be sta­ta ucci­sa per aver con­vin­to il fidan­za­to a col­la­bo­ra­re. Que­sta vicen­da fu segui­ta poco dai gior­na­li e fini­to il pro­ces­so con l’assoluzione di tut­te le per­so­ne coin­vol­te, la ragaz­za fio­ren­ti­na scom­pa­rì com­ple­ta­men­te dal­la memo­ria col­let­ti­va per­ché non ci furo­no mai dei fami­lia­ri i suoi geni­to­ri nel frat­tem­po era­no mor­ti -a far­si cari­co dell’onere di chie­de­re giu­sti­zia”.

Suo padre Lore­da­no, ex dipen­den­te del­la Fiat in pen­sio­ne, aspet­tò inva­no l’arrivo di sua figlia. Ros­sel­la lo chia­mò quel 22 feb­bra­io per dir­gli che sta­va ritor­nan­do a casa e poi di lei non sep­pe più nul­la. Tre­di­ci anni dopo, il 21 luglio del 1994, les­se sul­la Nazio­ne del­le rive­la­zio­ni del pen­ti­to e del­la ter­ri­bi­le fine che avreb­be fat­to la sua bam­bi­na. Chie­se spie­ga­zio­ni allo stes­so magi­stra­to che ave­va rac­col­to le con­fi­den­ze del cala­bre­se di Pal­mi e di sua figlia, il pro­cu­ra­to­re aggiun­to Fran­ce­sco Fleu­ry, sen­za rispar­mia­re la sua indi­gna­zio­ne per non esse­re sta­to avvi­sa­to pri­ma dei gior­na­li­sti. Dopo il pro­ces­so e le asso­lu­zio­ni, sul caso di Ros­sel­la Casi­ni sce­se anco­ra il silen­zio fino a quan­do la Chi­ri­co non si imbat­tè nel­la sua sto­ria.

“È sta­to tut­to abba­stan­za casua­le spie­ga Fran­ce­sca. Ho ini­zia­to a lavo­ra­re a una rac­col­ta di sto­rie di don­ne che si era­no ribel­la­te alla mafia uti­liz­zan­do il valo­re del­la paro­la, del­la testi­mo­nian­za, come for­ma di libe­ra­zio­ne e di riscat­to nei con­fron­ti di un mon­do che impo­ne­va il silen­zio. Nel rac­co­glie­re que­ste sto­rie e nel cer­ca­re di fare anche una rac­col­ta di tipo cro­no­lo­gi­co, mi sono imbat­tu­ta in vec­chi lan­ci di agen­zie e arti­co­li di gior­na­le che rac­con­ta­va­no la vicen­da di que­sta ragaz­za fio­ren­ti­na spa­ri­ta nel nul­la a Pal­mi. Chia­ra­men­te que­sta sto­ria non pote­va non col­pir­mi e ho comin­cia­to a cer­ca­re qual­co­sa di più tra gli archi­vi e i tri­bu­na­li di Pal­mi, Reg­gio Cala­bria e Firen­ze, e tra colo­ro che l’avevano cono­sciu­ta, che ave­va­no anco­ra memo­ria di lei. È sta­to un per­cor­so non sem­pli­ce e c’è volu­to un lavo­ro len­to e pazien­te per entra­re nel suo vis­su­to. Ho anche con­tat­ta­to il magi­stra­to che duran­te il pro­ces­so ave­va soste­nu­to l’accusa e una serie di per­so­ne che a Firen­ze ave­va­no comin­cia­to a rico­strui­re la sto­ria di Ros­sel­la, por­tan­do avan­ti anche del­le ini­zia­ti­ve impor­tan­ti per ricor­dar­la. Gra­zie a loro le è sta­ta inti­to­la­ta una scuo­la a Scan­dic­ci ed è sta­ta posta una tar­ga sul­la stra­da dove lei vive­va. Mol­to len­ta­men­te la figu­ra di que­sta ragaz­za è rie­mer­sa dall’oblio che è dura­to tan­tis­si­mi anni. A Firen­ze ci sono anco­ra dei suoi cugi­ni e la cosa più emo­zio­nan­te per me, è sta­to pro­prio rice­ve­re una loro tele­fo­na­ta. Pos­so dire che Ros­sel­la è mor­ta all’incrocio di due mon­di: la sua Firen­ze, gli anni spen­sie­ra­ti, gli stu­di uni­ver­si­ta­ri e poi Pal­mi, il suo ragaz­zo da sal­va­re, i mor­ti ammaz­za­ti. Lei è venu­ta a mori­re in Cala­bria, in un luo­go in cui in mol­ti l’hanno cono­sciu­ta ma l’hanno sem­pre con­si­de­ra­ta lon­ta­na, fore­stie­ra. Anco­ra c’è qual­cu­no che sostie­ne che potreb­be esse­re in giro a far­si una vacan­za da qual­che par­te. Sono con­vin­ta che se non a trat­ti, Ros­sel­la non abbia mai com­pre­so quel mon­do oscu­ro e minac­cio­so che alla fine l’ha ingo­ia­ta. Mor­ti i suoi geni­to­ri, pri­ma la madre e poi il padre, tut­to quel­lo che l’ha riguar­da­ta è sta­to assor­bi­to nel non det­to, con la pau­ra e il timo­re, finan­che, di pro­nun­cia­re il suo nome. È mol­to impor­tan­te che que­sta sto­ria sia sta­ta recu­pe­ra­ta alla memo­ria gra­zie ad altre dina­mi­che che non sono i padri e le madri che si immo­la­no davan­ti a tri­bu­na­li. In que­sto caso c’è sta­to un lavo­ro di ricer­ca col­let­ti­va, di sen­so di respon­sa­bi­li­tà, di infor­ma­zio­ne, frut­to di dina­mi­che cul­tu­ra­li che insie­me sono sta­te deter­mi­nan­ti nel rico­strui­re la vita e il vol­to di Ros­sel­la. Per­ché non c’erano foto di que­sta ragaz­za e nes­su­no ne cono­sce­va le fat­tez­ze fino a quan­do Edi Fer­ra­ri, Anna D’Amico, Fiam­ma Negri, Giu­si Salis e Andrea Bigal­li, non han­no fat­to una ricer­ca pres­so l’università chie­den­do il libret­to di imma­tri­co­la­zio­ne di Ros­sel­la e gra­zie a loro è venu­to fuo­ri anche il suo viso”.

Era bel­la Ros­sel­la, bel­la e con­vin­ta di poter sal­va­re il suo Fran­ce­sco. Lei guar­da­va il suo mon­do con occhi diver­si, leg­ge­va gli acca­di­men­ti sen­za riu­sci­re a coglier­ne l’intima com­ples­si­tà e le dina­mi­che inter­ne che lo gover­na­va­no. Non pote­va far­lo d’altronde, per­ché non ne ave­va gli stru­men­ti. E per­si­no il suo ragaz­zo era tal­men­te imbe­vu­to di cul­tu­ra mafio­sa, da non riu­sci­re a seguir­la sul­la stra­da del­la lega­li­tà. Fran­ce­sco Fri­si­na appe­na arre­sta­to ritrat­tò tut­to quel­lo che ave­va rife­ri­to ai magi­stra­ti fio­ren­ti­ni e costrin­se anche la sua fidan­za­ta a fare mar­cia indie­tro. Lei mal­de­stra­men­te lo seguì sen­za mai ren­der­si con­to dell’ostilità che la cir­con­da­va. Tut­to anco­ra in nome dell’amore. Ros­sel­la però, non avreb­be mai imma­gi­na­to che la sal­vez­za del suo ragaz­zo fos­se stret­ta­men­te lega­ta alla sua fine. Fu data in pasto alle bel­ve per pla­ca­re la loro sete di ven­det­ta. Con la com­pli­ci­tà di chi avreb­be dovu­to soste­ner­la o alme­no met­ter­la al ripa­ro.

“Mi col­pì mol­to leg­ge­re atten­ta­men­te le moti­va­zio­ni del­la sen­ten­za che por­tò all’assoluzione degli impu­ta­ti per la mor­te di Ros­sel­la con­ti­nua Fran­ce­sca. Le paro­le dei giu­di­ci tra­su­da­no sof­fe­ren­za e impo­ten­za. Ci sono dei pas­sag­gi in cui affer­ma­no che non c’è alcun dub­bio che Ros­sel­la Casi­ni sia sta­ta assas­si­na­ta e nel con­tem­po ammet­to­no di non esse­re in pos­ses­so di pro­ve suf­fi­cien­ti per arri­va­re a una sen­ten­za di col­pe­vo­lez­za. Si avver­te nel­le loro paro­le l’amarezza per non esse­re riu­sci­ti a resti­tui­re alme­no giu­sti­zia a un’intera fami­glia. Anche per me è sta­to dif­fi­ci­le rac­con­ta­re la sto­ria di que­sta ragaz­za per­ché men­tre negli altri casi di don­ne di cui ho scrit­to, ho potu­to inte­ra­gi­re con loro e resti­tui­re un’immagine che ave­vo, con Ros­sel­la que­sto non è sta­to pos­si­bi­le e ho dovu­to sol­tan­to attac­car­mi alle car­te giu­di­zia­rie, alle vec­chie cro­na­che e ai rac­con­ti, e poi pro­va­re ad entra­re nel­la sua testa e dar­le for­ma e voce sen­za aver mai visto quel­la for­ma e ascol­ta­to quel­la voce. È sta­ta un’operazione che mi ha crea­to non pochi pro­ble­mi per il timo­re di non riu­sci­re vera­men­te a ren­de­re giu­sti­zia alla sua veri­tà. Ho pro­va­to soprat­tut­to a rac­con­ta­re la dif­fi­col­tà di una ragaz­za che entra in un mon­do che non rie­sce a com­pren­de­re appie­no, alla qua­le man­ca la capa­ci­tà di tra­dur­re cer­ti silen­zi, alcu­ne paro­le, l’incomprensione di un mon­do per cui lei era “a fure­ste­ra”, quel­la che ave­va por­ta­to i pro­ble­mi, quel­la che era trop­po leg­ge­ra, che ride­va trop­po, “chi par­la­va chi mascu­li”, que­sto era il giu­di­zio che ave­va­no gli altri di lei e che rap­pre­sen­ta un nodo cen­tra­le per com­pren­de­re la sto­ria di Ros­sel­la. Lei vole­va sta­re a tut­ti i costi accan­to all’uomo che ama­va e se neces­sa­rio era pron­ta ad accet­ta­re anche quel mon­do che la con­si­de­ra­va estra­nea, lon­ta­na e diver­sa. Duran­te le pri­me dichia­ra­zio­ni fat­te ai giu­di­ci fio­ren­ti­ni, quan­do con­vin­se Fran­ce­sco a col­la­bo­ra­re con la giu­sti­zia, Ros­sel­la rac­con­tò del suo pri­mo pri­mo viag­gio a Pal­mi e di come rima­se scioc­ca­ta nel vede­re i mor­ti ammaz­za­ti per stra­da. Quan­do ritor­nò a Firen­ze ten­tò di non vede­re più il ragaz­zo, di taglia­re i pon­ti con lui e con la real­tà che lo cir­con­da­va, ma non ci riu­scì e l’estate suc­ces­si­va ritor­nò a Pal­mi. In que­gli stes­si gior­ni accad­de qual­co­sa di dirom­pen­te, ucci­se­ro il padre di Fran­ce­sco e que­sto avve­ni­men­to la fece pre­ci­pi­ta­re in un gor­go per­ché lei vole­va star­gli accan­to nono­stan­te si ren­des­se con­to che si sta­va muo­ven­do qual­co­sa che non riu­sci­va a inter­pre­ta­re del tut­to. Ma non ce la fece a tirar­si fuo­ri. Per sta­re accan­to al suo uomo entrò in un mon­do che pri­ma la fago­ci­tò e poi la espul­se. Ros­sel­la infi­ne fu sacri­fi­ca­ta pro­prio per sal­va­re Fran­ce­sco”.

La fami­glia del suo fidan­za­to duran­te il pro­ces­so dura­to nove anni, la accu­sò di aver costret­to il ragaz­zo a dire “quel­le cose”. E mina­ro­no sul pia­no mora­le la sua imma­gi­ne dipin­gen­do­la come leg­ge­ra e pri­va di rego­le, capa­ce per­si­no di spa­ri­re con qual­cun altro e maga­ri recar­si in Austra­lia o in Bra­si­le facen­do per­de­re le sue trac­ce. A Pal­mi è nato un comi­ta­to per ricor­da­re Ros­sel­la Casi­ni ani­ma­to da Mim­ma Spriz­zi ed Enzo Infan­ti­no e dopo una serie di mani­fe­sta­zio­ni è sta­to orga­niz­za­to un incon­tro pub­bli­co alla vil­la comu­na­le dove pro­nun­cia­re il nome del­la ragaz­za fio­ren­ti­na scom­par­sa, nel cuo­re di Pal­mi, ha rap­pre­sen­ta­to un momen­to di gran­de inten­si­tà e di for­te valo­re sim­bo­li­co. È sta­to chie­sto anche di inti­to­la­re una via a Ros­sel­la ma l’atto gia­ce anco­ra nel cas­set­to del Comu­ne di Pal­mi. Firen­ze inve­ce, oltre alla scuo­la e alla tar­ga sul­la stra­da dove vive­va la ragaz­za, l’ha pro­po­sta per una meda­glia al valo­re.

“Ciò che mi fa più male è che Ros­sel­la a un cer­to pun­to si è resa con­to del­la situa­zio­ne in cui si era cac­cia­ta ma non sape­va cosa fare per uscir­ne fuo­ri con­clu­de Fran­ce­sca Chi­ri­co -. È sta­ta usa­ta, sbal­lot­ta­ta, man­da­ta da una par­te all’altra e lei ha fat­to tut­to ciò che le è sta­to chie­sto con la sua soli­ta voglia di fidar­si, con il suo sguar­do aper­to, anco­ra fidu­cio­sa nono­stan­te tut­to. L’hanno costret­ta a scri­ve­re un memo­ran­dum e poi l’hanno man­da­ta dal nemi­co per crear­si per­si­no un ali­bi. E men­tre tut­to ciò avve­ni­va lei inse­gui­va anco­ra con cie­ca osti­na­zio­ne e inge­nui­tà il suo sogno, sal­va­re il suo ragaz­zo”.

Un processo durato nove anni. Quattro a giudizio: tutti assolti

ROSSELLA CASINI, 25 anni, stu­den­tes­sa fio­ren­ti­na, scom­par­ve a Pal­mi il 22 feb­bra­io del 1981. La ragaz­za era fidan­za­ta con Fran­ce­sco Fri­si­na, un gio­va­ne stu­den­te uni­ver­si­ta­rio di Pal­mi, coin­vol­to nel­la ter­ri­bi­le fai­da in atto tra i Gal­li­co e i Par­rel­lo-Con­del­lo negli anni ‘70. Dopo tre­di­ci anni dal­la scom­par­sa del­la ragaz­za, il pen­ti­to paler­mi­ta­no Vin­cen­zo Lo Vec­chio, rive­lò che Ros­sel­la era sta­ta assas­si­na­ta e il suo cor­po taglia­to a pez­zi e but­ta­to in mare al lar­go del­la Ton­na­ra di Pal­mi, per aver con­vin­to il suo fidan­za­to a diven­ta­re testi­mo­ne di giu­sti­zia.

Quat­tro le per­so­ne rin­via­te a giu­di­zio per la sua mor­te: Dome­ni­co Gal­li­co, Pie­tro Mana­gò, lo stes­so Fran­ce­sco Fri­si­na e sua sorel­la Con­cet­ta. Il pro­ces­so per il seque­stro e l’omicidio del­la stu­den­tes­sa fio­ren­ti­na ini­ziò il 25 mar­zo del 1997 e si con­clu­se nove anni dopo con una sen­ten­za di asso­lu­zio­ne. I giu­di­ci nel­la loro moti­va­zio­ne espres­se­ro gran­de ama­rez­za nel non esse­re riu­sci­ti a giun­ge­re a un ver­det­to di col­pe­vo­lez­za e a fare chia­rez­za su una sto­ria che meri­ta­va alme­no giu­sti­zia.

A Ros­sel­la Casi­ni Firen­ze ha inti­to­la­to una scuo­la e ha affis­so una tar­ga nel­la stra­da in cui vive­va. A Pal­mi il pro­get­to di inti­to­la­zio­ne di una via alla ragaz­za, è fer­mo da anni.

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