Alberto Sarra ammesso in aula. Il presidente Capone accoglie la richiesta, oggi l’ultima volta in videocollegamento

Alberto Sarra

Fabio Papalia Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA — Alberto Sarra assisterà alle udienze del processo Gotha, che lo vedono imputato, presente in aula, e non in videocollegamento dal carcere di Milano Opera, come consentito dalla nuova riforma della Giustizia. Lo ha deciso, accogliendo la richiesta dell’ex assessore regionale, il collegio del Tribunale, Silvia Capone presidente, dinnanzi al quale ieri si è celebrata l’udienza del troncone ordinario del maxiprocesso scaturito da 5 filoni di indagini (Sistema Reggio, Fata Morgana, Reghion, Mammasantissima e Alchimia) della Dda reggina coordinate dal procuratore Federico Cafiero De Raho, dagli aggiunti Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo e dai sostituti Roberto Di Palma, Walter Ignazitto, Luca Miceli, Stefano Musolino, Giulia Pantano. Il processo vede tra gli altri imputati il senatore di Gal, Antonio Caridi, l’avvocato Paolo Romeo, che ha già scontato una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, l’ex assessore regionale Alberto Sarra e l’ex magistrato Giuseppe Tuccio.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione mafiosa, concorso esterno, favoreggiamento e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Ieri mattina Sarra, collegato dal carcere di Milano Opera, all’inizio dell’udienza ha chiesto la parola: «Ci tengo a precisare – ha detto – che per l’adesione al processo a distanza vorrei preliminarmente consultarmi col mio avvocato, perché avendo partecipato di persona alle precedenti udienze, vorrei partecipare personalmente alle udienze per garantire una migliore difesa, chiedo prima di aderire di incontrare il difensore di fiducia, grazie ». Uno dei due legali di Sarra, suo fratello Danilo, ha evidenziato di avere depositato l’istanza di revoca del provvedimento con cui è stata disposta la partecipazione a distanza dell’imputato. Ritiratosi per deliberare, il collegio ha verificato che l’ordinanza del 25 agosto 2017 del Tribunale di Reggio Calabria in sezione feriale è stata tempestivamente comunicata a entrambi i difensori di fiducia in data 25 agosto 2017 talché appare rispettato il termine peraltro ordinatorio, ed ha rigettato la richiesta di conferire col difensore. “Quanto alla richiesta di revoca dell’ordinanza – ha stabilito il Tribunale – nel caso di specie l’ordinanza è stata sollecitata dall’autorità penitenziaria che ha prospettato motivi di sicurezza legati alla personalità e pericolosità del soggetto, ritenuto elemento di vertice del sodalizio mafioso di appartenenza che ad opinione di quell’autorità rendono sconsigliabili la presenza dell’imputato sul territorio di radicamento criminoso. Oltre che ragioni economiche di opportunità. Il Tribunale non ritiene che i motivi di sicurezza rappresentati dall’autorità penitenziaria integrino i presupposti delle gravi ragioni di sicurezza o di ordine pubblico stante l’erroneità del rinvio ad un ruolo verticistico neppure contestato all’imputato e la mancanza di ulteriori e specifici elementi”.

Il tribunale, pertanto, pur rilevando che comunque la partecipazione a distanza assicura il diritto alla difesa, ha revocato la partecipazione a distanza di Alberto Sarra ordinando a decorrere dalla prossima udienza la traduzione dell’imputato, il quale – assistito dall’avvocato Sammarco nella saletta del carcere milanese – ha manifestato la disponibilità a partecipare ancora oggi a distanza, stante le difficoltà tecniche di trasferimento, ma sarà in aula a partire dalle altre udienze. Conclusa la richiesta di Sarra, è stata concessa una proroga di 60 giorni al perito trascrittore Massimo Mendolia. Il Tribunale, invece, avendo ricevuto richiesta di esonero dal perito Concetta Biancuzzo, che ha rappresentato un sovraccarico di lavoro e ragioni di stress psico-fisico, avendo il presidente sollecitato l’integrazione della richiesta con la documentazione sanitaria,ma essendo rimasta inevasa la richiesta, la corte ha revocato l’incarico al perito, e ha risposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica per quanto di eventuale competenza. Quindi il tribunale ha conferito ad altro perito l’incarico in sostituzione del perito Biancuzzo. Spazio così ai testimoni dell’accusa, con il maggiore dei Carabinieri Gabriele Tadoldi, già in servizio al Nucleo investigativo del Comando provinciale di Reggio Calabria, che ha risposto alle domande del pm Walter Ignazitto sulle attività di perquisizione eseguite nel novembre 2014 all’interno di diversi immobili riconducibili al collaboratore di giustizia Enrico De Rosa, ovvero 5 diversi appartamenti. Nell’ambito di tali perquisizioni, ha ricordato il maggiore, all’interno di un locale attiguo all’abitazione del pentito, furono rinvenuti 3 sacchi di clolre nero e 4 scatoloni contenenti vario materiale cartaceo.

In due dei 4 scatoloni con la scritta a penna “documenti” furono individuate diverse schede di contatti relative all’agenzia immobiliare di cui De Rosa era titolare. Una di queste schede, di quelle che si compilano quando si va in agenzia a cercare un immobile, conteneva l’annotazione “con terrazzino arredato”, il nome “Dimitri” e il numero di cellulare risultato in uso a Dimitri De Stefano, imputato nel troncone abbreviato di Gotha. Il maggiore ha chiarito che si trattava di una perquisizione volta a riscontrare le propalazioni di De Rosa, il quale aveva riferito agli inquirenti che si era incontrato con Dimitri De Stefano in agenzia, e che il reale contenuto di tale incontro sarebbe stato mascherato con la compilazione di quella scheda. Gli ispettori della Squadra Mobile Alessandro Di Carlo e e Iachino hanno riferito di altre attività di indagine. Con la rinuncia del pm ad altri testi, tranne i collaboratori di giustizia che saranno sentiti in seguito, termina così il troncone relativo all’operazione “Sistema Reggio”.

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