Alla Leopolda da Minniti un assist a Renzi. Il ministro dell’Interno: “Non sono il traditore di Macbeth, sto con Matteo”

FIRENZE – Il Pd si accinge ad affrontare la trattativa con i partner per la nuova coalizione di centrosinistra blindando la leadership di Matteo Renzi. Alla Leopolda numero 8 prima Dario Franceschini e poi Marco Minniti hanno confermato il sostegno al segretario Dem, che si aggiunge all’appoggio espresso nei giorni scorsi da Michele Emiliano, assente però a Firenze come Andrea Orlando. In mattinata la kermesse ha ripetuto il collaudato format dei tavoli, vale a dire dei gruppi di lavoro che si riuniscono per elaborare delle proposte concrete da portare nel programma del Pd: dalla sanità al fisco, dall’immigrazione alle banche. Proprio su quest’ultimo tema è emersa la condivisione del “popolo della Leopolda” delle istanze sostenute nelle scorse settimane da Renzi, nel suo atto di accusa contro la carenza di vigilanza sulle crisi bancarie da parte di Bankitalia e Consob. Una sintonia quindi tra la base e Renzi. Anche il pomeriggio si è aperto con un format sperimentato, vale a dire con una serie di ospiti che dal palco raccontavano in cinque minuti esperienze costruttive e positive, dal sindaco anti -ndrangheta Antonino Bartuccio al sovrintendente alla Reggia di Caserta Mauro Felicori.

Ma ecco il primo fuori programma: sul palco Renzi che intervista Dario Franceschini su dieci realizzazioni da lui fatte nel campo della cultura, dal rilancio dei Pompei a quello dei Cinema. Un duetto in cui Renzi ha valorizzato l’operato di Franceschini. E quest’ultimo ha sottolineato che molti obiettivi sono stati raggiunti grazie alla determinazione di Renzi, “un premier autoritario”, ha scherzato. Un trattamento di favore, quello per Franceschini, per sancire plasticamente il ricompattamento tra i due, dopo che fu proprio il ministro della Cultura ad aprire le ostilità contro Renzi sulla necessità per il Pd di stringere alleanze. Poco dopo un altro trattamento di favore, questa volta per Marco Minniti, unico a poter intervenire da solo sul palco per un lungo intervento; anche il ministro Maria Elena Boschi, intervenuta successivamente sul tema della violenza contro le donne è salita sul palco assieme a Lucia Annibali. Minniti ha voluto spiegare perché la sicurezza è un valore di sinistra, perchè è qualcosa “che difende i deboli, quelli che per lavoro o per studio devono rimanere nei quartieri insicuri; i ricchi se non si sentono sicuri prendono l’aereo e vanno altrove”. Insomma la sicurezza come “bene comune”.

E ancora il “governo dei flussi migratori” per “non dare ai trafficanti di esseri umani le chiavi delle nostre democrazie”; e ancora un patto di tutti i partiti a non accettare i voti della mafia. Alla fine Minniti lancia un appello a portare avanti il tentativo “unitario” di un centrosinistra che “va oltre il Pd” ma per far questo il Pd deve “essere compatto”. “Ci si confronta e talvolta ci si scontra, ma si rimane insieme”. E sia chiaro: “io sono contrario a fare un congresso ogni tre mesi, ma se così fosse io confermerei il sostegno a Matteo”. “La politica non è una tragedia shakespeariana, dove c’è l’ombra di Banquo che tradisce nell’ombra”. E questo detto da colui che i media avevano indicato come premier alternativo a Renzi, sia al momento di stringere l’alleanza di centrosinistra sia dopo le urne. In serata anche Beppe Fioroni è giunto alla Leopolda e domenica, alla chiusura ci sarà anche Maurizio Martina

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