Anche il Gran maestro Bisi per l’anniversario della fucilazione dei cinque martiri di Gerace

Quotidiano del Sud GERACE – Presenzierà anche il gran maestro del Grande oriente d’Italia – palazzo Giustiniani Stefano Bisi, in occasione del 170° anniversario della fucilazione dei Cinque martiri di Gerace, in programma venerdì 19 maggio, a partire dalle 17, in località “Largo Piana”. Una pagina indelebile di storia di metà Ottocento che fa rimbalzare alla mente, soprattutto, l’inaudita spietatezza riservata, all’epoca, ai cinque rivoltosi da parte della commissione militare, presieduta dal colonnello Cesare Rossaroll, “pena di morte con terzo grado di pubblico esempio, cioè scalzi, genuflessi e bendati, mani legate e ceppi ai piedi, da eseguirsi a mezzo fucilazione senza perdere altro tempo, sabato 2 ottobre 1847 prima delle ore 22”.

“Il Goi intende onorare degnamente, con la presenza delle sue massime autorità, i cinque giovani intellettuali della Locride che pagarono con la vita il loro anelito di libertà”, sostiene il maestro venerabile della loggia “Michele Bello” di Siderno Giuseppe Afflitto. “Pagine di storia”, prosegue Afflitto, “non sempre tramandate ai posteri con la dovuta attenzione, anzi, spesso scritte con uno strano inchiostro annacquato da sentimenti di parzialità, quando non completamente ed inspiegabilmente ignorate dalla storiografia ufficiale”. Tra i presenti alla cerimonia della prossima settimana, nel corso della quale verrà pure deposta una corona d’alloro davanti al monumento che ricorda il luogo dell’eccidio, anche il presidente del collegio dei maestri venerabili Giuseppe Messina, nonché i sindaci o rappresentanti dei comuni che diedero i natali ai cinque martiri, Siderno, Roccella Jonica, Ardore, Bianco e Caraffa del Bianco, unitamente al primo cittadino del luogo ospitante Giuseppe Pizzimenti.

“L’occasione darà la possibilità ai promotori di rimodulare i canoni dell’organizzazione massonica, uscendo dall’alveo della riservatezza che li contraddistingue, a dimostrazione”, evidenzia ancora Giuseppe Afflitto, “che l’alone di mistero e diffidenza che avvolge il Goi è spesso frutto di pregiudizi che falsano la realtà, infatti, all’interno del Grande oriente vi sono da sempre persone dedite alla causa comune, all’impegno sociale ed al riscatto morale, al perseguimento di fini e valori che nessuno può disconoscere, soprattutto in un lembo di terra in cui le coscienze vanno smosse e rinvigorite per difendersi dalle ingiustizie, considerato che il reale obiettivo delle logge è stato sempre di portare avanti la comunione tra fede e scienza per costruire, partendo dalla fase embrionale, società, enti e Stato rispondenti ai principi di unità, lealtà e collaborazione reciproca”.

Michele Bello da Siderno, Rocco Verduci da Caraffa del Bianco, Gaetano Ruffo da Ardore, Domenico Salvadori da Bianco e Pietro Mazzone da Roccella Jonica, avevano tra i 22 ed i 28 anni, erano laureati o laureandi in Giurisprudenza, alcuni già iniziati alla massoneria, altri prossimi all’iniziazione, quando vennero fucilati perché alla guida di una insurrezione popolare contro il governo borbonico. Il calendario segnava l’alba del 3 settembre 1847 quando a Bianco, ricadente, in quel torno di tempo, nel distretto di Gerace, scoppiarono i primi moti insurrezionali, estendendosi poi sino a Roccella Jonica.

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