Antimafia contro antimafia, il pm Maresca attacca Libera. Il magistrato che arrestò Zagaria: “Associazione inquinata”. Don Ciotti: “Denuncio”

Luigi Ciotti

Enrico Fierro Il Fatto Quotidiano ANTIMAFIA CONRO. Da una parte della barricata un pm noto e stimato, dall’altra don Luigi Ciotti, inventore e anima di Libera. Le accuse sono pesanti, la risposta pesantissima. Inizia il magistrato. È Catello Maresca, della direzione antimafia di Napoli, un giovane pm che si è fatto onore nelle indagini sul clan dei casalesi e ha contribuito alla cattura di Michele Zagaria. “Se un’associazione come Libera, diventa troppo grande, se acquisisce interessi che sono anche di natura economica e il denaro spesso contribuisce a inquinare l’iniziale intento positivo, ci si possono inserire persone senza scrupoli che approfittano del suo nome per fare i propri interessi”.

È solo l’anticipazione di una intervista al settimanale Panorama. Il tema è scottante e tocca il sistema di interessi che si è costruito attorno alla gestione dei beni sequestrati ai boss. “Libera gestisce i beni attraverso cooperative non sempre affidabili. Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale”. La risposta è durissima. Parla don Ciotti: “Noi questo signore lo quereliamo”. L’affondo del pm anti-camorra arriva proprio il giorno in cui il fondatore di Libera parla davanti alla Commissione bicamerale antimafia.

“Oggi è in atto una semplificazione per demolire il percorso di Libera con la menzogna. Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. Libera gode di buona salute, il movimento giovanile chiede, partecipa, c’è un fermento impressionante di ragazzi che cercano punti di riferimento veri e credibili. Io rappresento un noi non un io”. Don Ciotti, ammette il rischio delle infiltrazioni, “è reale, ma le nostre rogne sono iniziate con i 17 processi in cui siamo parte civile, lì ci sono situazioni complesse e questo ci ha creato qualche problema. Altri problemi vengono dalle cooperative, cammin facendo abbiamo scoperto che delle situazioni erano mutate. Di fatto, noi siamo dovuti intervenire, abbiamo avuto anche processi di lavoro che sono stati vinti da noi. Ogni sei mesi chiediamo la verifica ma qualche tentativo di infiltrazione c’è ed è trasversale a molte realtà. Libera è 1.600 associazioni e qualche tentativo, qualche ammiccamento c’è stato. Abbiamo allontanato dal consorzio Libero Mediterraneo delle realtà che non avevano più i requisiti e queste realtà gettano il fango, sono le prime a farlo. Chiediamo di darci una mano alle autorità”.

Amarezza di don Ciotti. E tante domande dentro Libera. Cosa sta succedendo? Perché Franco La Torre, il figlio di Pio, dirigente comunista ucciso da Cosa Nostra, si è dimesso? E infine le parole di un pm stimato. “È un attacco, una delegittimazione pesante”, dicono fonti dell’associazione, “ci colpisce soprattutto la coincidenza delle dichiarazioni del dottor Maresca con la data dell’audizione di don Ciotti in Antimafia”.

Pzerché la querela lo spiega il fondatore di Libera: “Uno tace una volta, due volte, tre volte, ma poi si pensa che siamo nel torto. Quando viene distrutta la dignità di migliaia di giovani è dovere ripristinare verità e chiarezza. Le dichiarazioni di questo magistrato sono sconcertanti, chiedo che ci sia verità e giustizia in questo Paese”. Polemiche, confronti aspri che non fanno bene alla lotta alla mafia. Il dottor Maresca, parlando col Fattoquotidiano.it, chiarisce : “Vedremo se don Ciotti sarà della stessa idea quando avrà letto l’intervista, che affronta il tema in modo più ampio, poi vedremo in che sede dovremo confrontarci”. In un successivo colloquio con l’Ansa, Maresca ha riconosciuto che “Libera è un’importante associazione antimafia” e “svolge un ruolo fondamentale. Ma bisogna constatare che col tempo, a questo spirito esclusivamente volontaristico si sia affiancata un’altra componente, che potremmo definire pseudo imprenditoriale”.

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