Aridatece Scopelliti!

Claudio Cordova Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA  – Rileggo il titolo che ho scelto per queste riflessioni e il respiro si fa affannato, inizio a sentire dolori alle articolazioni e qua e là vedo comparire qualche bolla. Il momento che più ho temuto (e che probabilmente ha animato anche gli incubi più reconditi dei calabresi) è arrivato: dalle sue prime azioni, il nuovo corso targato Mario Oliverio e centrosinistra regionale ha già surclassato i primi atti messi in campo, a metà 2010, dal “Modello Reggio” targato Giuseppe Scopelliti e trasferitosi in Regione.

Insomma, a parità di tempo trascorso a Palazzo Alemanni, Oliverio ha già fatto peggio di Scopelliti. Proprio quell’Oliverio che, almeno dalle promesse avrebbe dovuto aprire una nuova fase in Calabria. Ma le promesse sono cosa assai diversa dalle premesse. Sì, perché almeno gli elementi della maggioranza di Scopelliti si sono fatti indagare, processare (e in alcuni casi condannare) dopo le nomine, tanto in Giunta, quanto in Consiglio Regionale. Nel nuovo corso di Oliverio, invece, gli imputati e gli indagati li si nomina già dal principio.

Le prime pagine oscure del nuovo corso targato Oliverio le abbiamo già raccontate e commentate: l’inciucio con il Nuovo Centrodestra dei Gentile e la nomina dell’imputato Antonio Scalzo alla carica di Presidente del Consiglio Regionale, la carica che – almeno sulla carta – avrebbe dovuto rappresentare una garanzia di equidistanza e di trasparenza per restituire decoro alla massima assise regionale. Un’elezione, quella di Scalzo, che è stata una (legittima) imposizione di colui il quale, il 23 novembre scorso, ha stravinto le consultazioni regionali.

Ma è con la (metà) Giunta che Oliverio ha dato il meglio di sé. Dopo aver fatto attendere i calabresi per oltre 60 giorni dalla consacrazione delle urne, l’ex presidente della Provincia di Cosenza ha tirato fuori dal cilindro nomi che circolavano da settimane ma che, solo per un eccesso di ingenuo ottimismo si pensava non potessero essere veritieri.

guccione-oliverioDall’eterno Carlo Guccione, politico da trent’anni e garante dell’asse politico che, ormai, anche alla luce del vergognoso patto con i Gentile già citato, ha spostato il proprio baricentro su Cosenza. Passando per il ministro degli Affari Regionali, Maria Carmela Lanzetta. Una nomina che riporta in Calabria l’ex sindaco di Monasterace, dopo i mesi, a dir poco incolori, all’interno del Governo di Matteo Renzi. E sebbene la presenza di Lanzetta nell’Esecutivo non abbia brillato per particolari iniziative di sostegno al territorio, la nomina in Giunta (e il conseguente addio al Ministero) apre una questione importante sul vuoto di rappresentatività di un territorio, quello reggino, che, ad esclusione del dominus incontrastato dei Servizi Segreti, Marco Minniti, risulta quindi totalmente assente dalla squadra di governo nazionale.

Ma la ciliegina sulla torta è la nomina di un altro assessore esterno, al pari della Lanzetta. Quel Nino De Gaetano che, non più tardi di quattro mesi fa non fu candidato dal Partito Democratico, insieme all’altro grande escluso, Demetrio Naccari Carlizzi. E se quest’ultimo, nel frattempo rinviato a giudizio per l’ormai celebre concorso agli Ospedali Riuniti, vedrebbe di fatto sfumare le proprie speranze di entrare nella Giunta, in virtù della riforma statutaria che prevede la rappresentanza di genere femminile in una quota di almeno il 30%, De Gaetano è riuscito a rientrare dalla finestra. Anche su di lui, come per Lanzetta, i rumors erano sempre più assordanti da settimane. Tuttavia, in molti, anche all’interno del Pd, non credevano possibile l’ingresso in Giunta dell’ex esponente di Rifondazione Comunista. Non solo per l’inchiesta “Rimborsopoli”, in cui, come è noto da mesi, De Gaetano è indagato. Ma anche perché l’ex compagno Nino, nel frattempo, verrà investito anche dalle risultanze dell’indagine “Il Padrino”, in cui gli inquirenti sosterranno a chiare lettere che il potente clan Tegano voterà per l’esponente comunista alle Regionali del 2010. Sarà uno scoop de “Il Garantista” a fornire l’ulteriore dato: una presunta iscrizione nel registro degli indagati di De Gaetano, proprio nell’ambito della medesima inchiesta.

Nulla di tutto ciò è stato sufficiente per indurre Oliverio a virare altrove per la scelta degli assessori. E del resto, però, già la nomina di Scalzo è una sorta di “liberi tutti”: nominare un imputato (che quindi ha già incassato un primo, preliminare, giudizio da parte di un giudice terzo) alla guida del Consiglio Regionale “autorizza” la maggioranza a poter accettare al proprio interno posizioni paritarie o meno gravi sotto il profilo processuale, come quella di De Gaetano.

Nino-De-GaetanoSi alza, insomma, l’asticella del garantismo. Il guaio è che, in maniera direttamente proporzionale, si abbassa quella della decenza. Ed è qualcosa di assai pericoloso, qualcosa che la parte onesta della Calabria non meritava, perchè, come ci spiega Pasquale Cotroneo nella sua riflessione, “Svolta o stop?”, i calabresi il proprio segnale, forte, inequivocabile, di totale sfiducia nella politica lo hanno già dato con le affluenze di votanti bassissime, sia per il rinnovo del Consiglio Comunale di Reggio Calabria (dopo due anni di tragico commissariamento antimafia), sia, appunto, per le Regionali del 23 novembre 2014.

E ad oggi, forse, voterebbe ancora meno gente. Perchè, non c’è dubbio, i primi 60 giorni di Mario Oliverio sono nettamente peggiori a quelli dello stesso periodo targato Scopelliti. La maggioranza dell’ex sindaco di Reggio Calabria si rifarà poi negli anni a venire. Ma anche Oliverio, sotto questo punto di vista, sembra un soggetto promettente. E, soprattutto, uno che si applica…

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