Arrestato Gullace, boss della ndrangheta a Savona, intrecci con la politica, rapporti col centrosinistra

Alber­to Paro­di e Mat­teo Indi­ce Ilsecoloxix.it GENOVA – Esplo­de l’inchiesta che intrec­cia mafia, usu­ra e poli­ti­ca nel Savo­ne­se. Car­me­lo Gul­la­ce sta­ma­ne all’alba è sta­to arre­sta­to nel­la sua casa di Toi­ra­no: è con­si­de­ra­to il boss del­la ndran­ghe­ta a Savo­na ma con inte­res­si in tut­ta la Ligu­ria e anche in Pie­mon­te e Lom­bar­dia. Seque­stra­ti beni per due milio­ni di euro inte­sta­ti a lui e a pre­sun­ti pre­sta­no­me. Per­qui­si­zio­ni in cor­so. A fare scat­ta­re le manet­te i cara­bi­nie­ri del Nucleo inve­sti­ga­ti­vo del coman­do pro­vin­cia­le di Savo­na e gli uomi­ni del­la Dia, la Dire­zio­ne inve­sti­ga­ti­va anti­ma­fia di Geno­va: le accu­se sono ten­ta­ta estor­sio­ne, usu­ra e inte­sta­zio­ne fit­ti­zia di beni. Le inda­gi­ni coin­vol­go­no anche la poli­ti­ca loca­le. Tra gli inda­ga­ti figu­ra Fabri­zio Acca­me, ex segre­ta­rio del­la Mar­ghe­ri­ta ad Alben­ga e fer­vi­do soste­ni­to­re dell’attuale sin­da­co di cen­tro­si­ni­stra, sem­pre di Alben­ga, Gior­gio Can­gia­no: alle ammi­ni­stra­ti­ve del­lo scor­so anno era infat­ti can­di­da­to nel­la lista civi­ca “Voce alla gen­te”, in soste­gno all’attuale pri­mo cit­ta­di­no, e si fece ritrar­re duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le in una serie di foto­gra­fie insie­me allo stes­so Can­gia­no e al mini­stro per le Rifor­me Maria Ele­na Boschi. 

Il nome di Acca­me, di pro­fes­sio­ne media­to­re cre­di­ti­zio, era già fini­to nel­le inter­cet­ta­zio­ni del­le inchie­ste per rici­clag­gio su Anto­ni­no Fame­li – essen­do­ne sta­to col­la­bo­ra­to­re – ma non ave­va rice­vu­to avvi­si di garan­zia. Oggi le sue respon­sa­bi­li­tà agli occhi degli inqui­ren­ti sono più gra­vi e per que­sto rispon­de, seb­be­ne a pie­de libe­ro, di con­cor­so sia nell’usura che nell’estorsione pra­ti­ca­te dal boss. Gli inqui­ren­ti han­no inol­tre “map­pa­to” una serie di incon­tri con Gul­la­ce, oltre ad aver regi­stra­to nume­ro­se inter­cet­ta­zio­ni rite­nu­te «deci­si­ve». Car­me­lo “Nino” Gul­la­ce C’è quin­di la mafia, a Savo­na e pro­vin­cia. Le pro­ve con­cre­te, con nomi e cogno­mi, era­no emer­se nell’ambito di un’inchiesta i cui ele­men­ti essen­zia­li il “Seco­lo XIX” ave­va rive­la­to per la pri­ma vol­ta nel­lo scor­so mese di otto­bre. La mafia c’è, con capi e “sol­da­ti” che han­no qui la loro base, viva e nasco­sta. Gli uomi­ni d’onore sono radi­ca­ti nel ter­ri­to­rio stret­ti attor­no a un boss. Da qui coman­da­no anche i clan fuo­ri Ligu­ria. Da qui dan­no dispo­si­zio­ni, man­da­no ordi­ni. Sem­pre ese­gui­ti. Per­ché a Savo­na ci sareb­be il regi­sta, che gover­na la ndran­ghe­ta del Nord Ove­st: il ses­san­ten­ne Car­me­lo Gul­la­ce. Que­sto il qua­dro emer­so dal­le inda­gi­ni con­clu­se cir­ca un anno fa (otto­bre 2013) e con­dot­te ini­zial­men­te dal­la Pro­cu­ra savo­ne­se, insie­me agli inve­sti­ga­to­ri del­la squa­dra mobi­le del­la Que­stu­ra. Suc­ces­si­va­men­te, pro­prio per l’importanza del caso, sono suben­tra­ti gli spe­cia­li­sti dell’antimafia del­la Dia e del­lo Sco (poli­zia) di Geno­va. Ma non è fini­ta. I fal­do­ni con le car­te fat­te di inter­cet­ta­zio­ni, appo­sta­men­ti e pedi­na­men­ti su quel mon­do che gli inqui­ren­ti non esi­ta­no a rite­ne­re “mafia”, sono sta­ti tra­sfe­ri­ti a Reg­gio Cala­bria, per com­pe­ten­za.

La pro­cu­ra cala­bre­se avreb­be rac­col­to un dos­sier con­te­nen­te elen­chi di nomi di affi­lia­ti, la loro orga­niz­za­zio­ne, strut­tu­ra e gerarchia.E i loro rap­por­ti e affa­ri con la poli­ti­ca e la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne. A par­ti­re dal­le indi­ca­zio­ni di voto alle urne di cui si sareb­be­ro avvan­tag­gia­ti poli­ti­ci savo­ne­si inso­spet­ta­bi­li. L’esame labo­rio­so del­le car­te era sta­to ini­zia­to dai pm Giu­sep­pe Pigna­to­ne, ora pro­cu­ra­to­re capo a Roma, e Miche­le Pre­sti­pi­no, che poi sono sta­ti desti­na­ti ad altri inca­ri­chi. Ma i due magi­stra­ti ave­va­no già mes­so la fir­ma sul­le auto­riz­za­zio­ni alle inter­cet­ta­zio­ni, scot­tan­ti per la pro­vin­cia di Savo­na. L’iter è così ripar­ti­to da zero con altri pm e davan­ti ad altri giu­di­ci. Le car­te sono imper­nia­te su un nome e tut­ta la sua cor­te. Il boss Car­me­lo, det­to “Nino”, “Ninet­to” Gul­la­ce, di Toi­ra­no. Uffi­cial­men­te un ope­ra­io di cava. Il boss del nord ove­st del­la ndran­ghe­ta. Un nome chiac­chie­ra­to da decen­ni, fini­to sul­le cro­na­che per accu­se pesan­ti che lo han­no visto coin­vol­to in omi­ci­di e seque­stri (assol­to poi in Cas­sa­zio­ne) e al cen­tro di seque­stri patri­mo­nia­li e inda­gi­ni dei Ros dei cara­bi­nie­ri. Al suo pre­sun­to ruo­lo rile­van­te all’interno del­la ‘ndran­ghe­ta gli inve­sti­ga­to­ri sareb­be­ro arri­va­ti duran­te le inda­gi­ni che ave­va­no por­ta­to in car­ce­re quel­lo che sareb­be poi risul­ta­to esse­re, sem­pre secon­do gli inve­sti­ga­to­ri, il suo brac­cio destro: Anto­nio Fame­li, di Loa­no.

E pro­prio il loro lega­me, al cen­tro dell’indagine ini­zial­men­te del­la poli­zia di Savo­na (coor­di­na­ta dall’allora pm Dani­lo Cec­ca­rel­li) poi del­la Dia di Geno­va, ades­so è al vaglio di pm e gip di Reg­gio Cala­bria. Fame­li era sta­to arre­sta­to per una serie di rea­ti finan­zia­ri e lavo­ran­do su di lui e sul­le sue uten­ze e reti di pre­sta­no­me, era emer­sa la fedel­tà al capo, a Gul­la­ce. Da lì sono sta­ti moni­to­ra­ti incon­tri, col­lo­qui, anche in Cala­bria. E dopo un ver­ti­ce tra magi­stra­ti e pro­cu­re del Nord Ita­lia, pre­sie­du­to dal magi­stra­to mila­ne­se Ilda Boc­cas­si­ni, sul­le infil­tra­zio­ni del­la ndran­ghe­ta, anche l’ipotesi “Savo­na” è fini­to davan­ti all’antimafia del­la Dda cala­bre­se. Sono sta­ti moni­to­ra­ti anche i con­ti­nui viag­gi di Gul­la­ce dal­la vil­la di Toi­ra­no al suo pae­se d’origine, Cit­ta­no­va. Da dove avreb­be sca­la­to il pote­re ndran­ghe­ti­sta- secon­do i dos­sier di Sco e Dia- arri­van­do ad esse­re a capo del­la poten­te cosca dei Gul­la­ce-Raso-Alba­ne­se.