Arturo Bova: «Mai indagato» e chiede una riunione di maggioranza

Fabio Papalia Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – «Oggi stesso chiederò la convocazione di una urgente riunione di maggioranza». Lo ha detto il consigliere regionale Arturo Bova al termine dell’incontro
con la stampa che ha tenuto ieri in aula commissioni di palazzo Campanella. Bova si è autosospeso da presidente della Commissione regionale contro la ndrangheta qualche giorno fa dopo che su alcune testate il
suo nome è stato accostato all’indagine Jonny. Una vicenda dalla quale si dice completamente estraneo: «Il mio nome non compare nei brogliacci dell’inchiesta, nelle intercettazioni telefoniche o ambientali, nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma compare, tra decine e decine di migliaia di carte processuali,
solamente in un allegato ad un sottofascicolo della gigantesca operazione “Jonny”, relativo ad una visura camerale».

«La vicenda – ha riepilogato – era un fatto noto agli inquirenti già da prima dell’inchiesta “Jonny”
e ancor prima di quella “Falcos”, richiamata negli atti processuali della prima, e risalente all’anno 2009. Ad oggi, a distanza di otto anni da quella operazione, nessun inquirente, nessun giudice, nessun magistrato ha mai chiesto di sentirmi. Io non sono e non sono mai stato indagato, non sono mai stato sentito da alcuna
Procura, non mi è stato  mai chiesto di chiarire alcunché su questa vicenda. Né oggi, né mai. Anzi ricordo bene che allorquando quella stessa visura camerale comparve espressamente citata nell’ordinanza “Falcos”, correva
l’anno 2009, mi recai personalmente, accompagnato da un altro avvocato del foro di Catanzaro, dinanzi al pm che era titolare dell’indagine per fornire ogni spiegazione, ove ve ne fosse stato bisogno, per perché per un periodo di tempo sono stati titolare di quote societarie con uno degli odierni indagati, dopo aver partecipato
alla costituzione di una società, badate bene, con dei miei cugini e non con altri, e poi aver gestito la fase della restituzione ai proprietari originari da cui avevamo preso in fitto l’azienda, a causa di notevoli perdite di gestione».

«La mia strada – ha spiegato – si incontra dunque con quella della persona indagata non per avviare una società in affari, ma solo ed al contrario per cedere definitivamente le quote ed interrompere
un rapporto societario da me iniziato con altre e diverse persone». «Non trovando nessun acquirente della mia quota – ha concluso – alla fine decisi di trasferirle a titolo gratuito pur di disfarmi di quella posizione che,
ove ulteriormente protratta nel tempo e a fronte delle notizie di possibili indagini a carico di uno dei soci, mi poneva in una posizione di imbarazzo sebbene perfettamente lecita». Bova al termine del suo discorso non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti: «Non appena uscirò da quella riunione di maggioranza – ha
detto – vi comunicherò ogni decisione e risponderò alle vostre domande».

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