Beni per 28 milioni sequestrati a un costruttore ritenuto legato ai Mancuso e ai Piromalli

REGGIO CALABRIA – Beni per un valore di circa 28 milioni di euro sono stati sequestrati ad un noto imprenditore edile ritenuto contiguo alle cosche di ndrangheta Mancuso e Piromalli, operanti nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Il provvedimento, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio è stato eseguito, con il coordinamento della Procura, dai militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio, del Nucleo speciale Polizia valutaria e del Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata nelle province di Vibo Valentia, Reggio Calabria e Roma. Eseguite anche diverse perquisizioni. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 al Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio, alla presenza del procuratore Federico Cafiero de Raho e del procuratore aggiunto Gaetano Paci.

Quattro imprese commerciali, le rispettive quote societarie, 27 immobili, svariati rapporti finanziari e assicurativi: sono i beni, per un valore di 28 milioni, sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo speciale polizia valutaria e del Servizio centrale investigazione sulla criminalità organizzata all’imprenditore edile Angelo Restuccia, ritenuto contiguo alle cosche di ndrangheta Piromalli di Gioia Tauro e Mancuso di Limbadi. Il provvedimento, emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta della Dda, si fonda sulle indagini della Finanza da cui sarebbe emerso che l’imprenditore, nonostante abbia riportato solo condanne piccoli reati e risalenti nel tempo, avrebbe avviato ed accresciuto le proprie attività grazie agli appoggi dei Piromalli e dei Mancuso. Tale rapporto, risalente ai primi anni Ottanta, secondo l’accusa, avrebbe consentito all’imprenditore di prosperare e, nel contempo, avrebbe favorito gli interessi delle cosche. La figura di Restuccia è emersa nell’ambito dell’operazione “Bucefalo”, condotta dai finanzieri e conclusasi, nel 2015, con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali e patrimoniali nei confronti di 11 persone tra le quali l’imprenditore Alfonso Annunziata, di 74 anni. In quella inchiesta, secondo gli investigatori, era emerso lo storico legame tra quest’ultimo ed i componenti di vertice della cosca Piromalli.

Tra gli investimenti comuni indicati dagli investigatori figura la realizzazione del “Parco commerciale Annunziata” di Gioia Tauro per la realizzazione del quale, secondo l’accusa, erano state impiegate diverse imprese legate, direttamente o indirettamente, a cosche di ndrangheta. In questo contesto, la Restuccia costruzioni ha realizzato la struttura prefabbricata adibita a nuova sede del Parco oltre a due capannoni ed un fabbricato. Le investigazioni svolte, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, avrebbero inoltre consentito di appurare come “..don Angelo Restuccia ..” non solo conoscesse da tempo i vertici della cosca Mancuso, ma li frequentasse e si rapportasse con loro. Restuccia, quindi, per i magistrati della Dda di Reggio Calabria e gli investigatori della Guardia di finanza, è un esempio emblematico di “imprenditore mafioso”, che ha instaurato con la ndrangheta, tanto reggina quanto vibonese, un rapporto interattivo fondato su legami personali di fedeltà e orientato ad un vantaggio economico. I finanzieri hanno poi evidenziato la sproporzione tra i redditi ed il patrimonio accumulato. Da qui la richiesta di sequestro avanzata dalla Dda reggina ed accolta dal Tribunale.

“Pur non avendo finora subito alcun procedimento penale, Angelo Restuccia era cresciuto come imprenditore edile sotto l’ombra dei Piromalli-Mancuso”. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho commentando l’operazione ‘U patri nostru’ che ha portato al sequestro di beni all’imprenditore per 28 milioni di euro. “Il sequestro – ha continuato – è frutto di un lavoro approfondito svolto dalla finanza che ha permesso alla sezione Misure di prevenzione del Tribunale, nonostante il permanere dell’insufficienza degli organici, di varare il provvedimento. É un’indagine basata non solo sulle intercettazioni, ma anche sull’apporto di alcuni testimoni di giustizia, segnale questo che dimostra come l’impermeabilità della ‘ndrangheta comincia a vacillare”. Secondo quanto accertato dallo Scico, Restuccia sarebbe scampato ad un agguato mortale voluto dal clan Molè, grazie all’intervento diretto di Antonio Piromalli, figlio di ‘don’ Pino, durante i lavori di realizzazione del centro commerciale “Annunziata”. “La presenza costante del Piromalli sul cantiere del Restuccia – ha rilevato il vicecomandante nazionale dello Scico, col. Alessandro Cavalli – è stato come uno scudo di salvaguardia a protezione dell’imprenditore”. “Con Restuccia – ha sottolineato il procuratore aggiunto Gaetano Paci – si delinea la figura dell’imprenditore strumentale, ovvero del ‘patri nostru’, di colui che poteva lavorare senza rischi di intimidazione in tutta la Piana e nel vibonese perché prima di aprire un cantiere chiedeva permesso ai Piromalli e ai Mancuso, pagando il “dovuto”. Un atteggiamento che consentiva a Restuccia, quasi in regime di monopolio, di partecipare ad ogni gara d’appalto, e dall’altra, di esercitare una forte interdizione intimidatoria nei confronti di altri imprenditori falsando così l’economia e le regole del mercato”.

Gen. Gianluigi Miglioli

“Le indagini per noi – ha detto il comandante regionale delle Fiamme gialle, gen. Gianluigi Miglioli – non si concludono mai con gli arresti. Continuiamo a lavorare fino a scoprire il ‘malloppo’, le ricchezze illecite accumulate da mafiosi o imprenditori collusi. Solo per citare un dato, nella sola Piana di Gioia Tauro, a oggi, sono stati accertati e sequestrati 649 milioni di euro di ricchezza illecita”. Per il comandante provinciale della finanza, Alessandro Barbera, neo-promosso generale di brigata e dal prossimo agosto destinato al comando generale dello Scico, “è in crescita il numero di coloro che non sopportano le angherie della ‘ndrangheta e cominciano a testimoniare nelle aule di giustizia. Angelo Restuccia è un imprenditore ‘a disposizione’ che ha accumulato ingenti ricchezze personali, una figura come tante in Calabria che vanno non solo recise, ma estirpate per bonificare il terreno in profondità”. “Nel corso delle perquisizioni – ha detto il comandante della sezione Tributaria, gen. Giovanni Padula – abbiamo rinvenuto e sequestrato molto denaro in contante. Migliaia e migliaia di euro di non giustificata provenienza. Come circola questo danaro? Voglio ricordare qualche dato: su 13 province a maggiore rischio riciclaggio, 4 sono in Calabria. Una situazione a massimo rischio dovuta anche allo scarso apporto investigativo fornito da banche e liberi professionisti, come notai e commercialisti”.

Il comunicato sull’operazione

Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, le Fiamme Gialle del locale Comando Provinciale, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e del Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata hanno eseguito, nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Roma, un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria con il quale è stata disposta, nei confronti dell’imprenditore edile vibonese Angelo Restuccia, l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’intero patrimonio aziendale di n. 4 imprese commerciali, delle rispettive quote societarie, di n. 27 immobili (appartamenti, locali commerciali, terreni), di svariati rapporti finanziari e assicurativi, il tutto per un valore stimato pari a circa 28 milioni di euro.

Tale provvedimento si fonda sulle risultanze delle attività investigative poste in essere dalla Guardia di Finanza, da cui è emerso che l’imprenditore – sebbene abbia riportato solamente condanne per fatti di modesta entità (violazioni fiscali e alla normativa sul lavoro), peraltro risalenti – è da tempo colluso con la ndrangheta, avendo avviato ed accresciuto le proprie attività grazie agli appoggi delle cosche “Piromalli” e “Mancuso” operanti rispettivamente nei territori di Gioia Tauro  e Limbadi e legate da accordi e cointeressenze economiche, così come si ricava dalle evidenze giudiziarie del processo cd. “Tirreno” e, da ultimo, del processo cd. “Mediterraneo”. Tale rapporto sinallagmatico, risalente ai primi anni Ottanta, ha consentito all’imprenditore di prosperare e, nel contempo, ha favorito gli interessi dei sodalizi mafiosi, rafforzandone le capacità operative e di controllo del territorio.

La figura di Angelo Restuccia è inizialmente emersa nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Bucefalo”, condotta dai predetti Reparti delle Fiamme Gialle e conclusasi con l’esecuzione, nel corso del 2015, di provvedimenti cautelari personali e patrimoniali nei confronti di n. 11 soggetti, tra cui il noto imprenditore Alfonso Annunziata cl. 43. In quel contesto era emerso lo storico legame tra quest’ultimo ed i componenti di vertice della cosca “Piromalli” – da Don Peppino cl. 21 fino a Pino Piromalli cl. 45 – e come lo stesso si fosse prestato “(…) da oltre venti anni, volontariamente e consapevolmente, al perseguimento degli scopi imprenditoriali ed economici della predetta cosca, così creando e sviluppando, nel tempo, solide cointeressenze economiche, accompagnate da ingenti investimenti commerciali nel territorio di Gioia Tauro (un esempio per tutti la realizzazione del parco commerciale Annunziata). Annunziata, in definitiva, è da ritenere partecipe della cosca Piromalli, rappresentandone (…) il «cuore imprenditoriale»”.

Attraverso le indagini svolte era stato possibile accertare che nella realizzazione del “Parco Commerciale Annunziata” di Gioia Tauro (RC) erano state impiegate diverse imprese legate, direttamente o indirettamente, a cosche di ‘ndrangheta. L’assegnazione dei lavori, infatti, era una prerogativa esclusiva della cosca “Piromalli”, tanto da rappresentare uno dei motivi scatenanti la storica rottura dei rapporti tra la citata famiglia e la cosca “Molè”, le più potenti della piana di Gioia Tauro, storicamente legate da vincoli economici e di sangue.

In questo contesto, la Restuccia costruzioni S.p.a. – gestita ed interamente riconducibile a Angelo Restuccia – ha realizzato una consistente parte dei lavori edili, ovvero la struttura prefabbricata adibita a nuova sede dell’“Annunziata S.r.l.”, oltre a due capannoni ed un fabbricato che insistono all’interno del parco commerciale.

Le investigazioni svolte, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno inoltre consentito di appurare come “…don Angelo Restuccia…” non solo conoscesse da tempo i vertici della cosca “Mancuso”, ma li frequentasse e si rapportasse con loro, attraverso un rapporto duraturo e sinallagmatico tale da produrre reciproca collaborazione e reciproci vantaggi, aventi ad oggetto il comune interesse alla realizzazione di opere edili – sia pubbliche che private – nel territorio calabrese.

Angelo Restuccia è quindi un esempio emblematico di “imprenditore mafioso”, che ha instaurato con la ndrangheta, tanto reggina quanto vibonese, un rapporto interattivo fondato su legami personali di fedeltà e orientato ad un vantaggio economico, avendo certamente tratto dall’attiguità agli ambienti criminali un beneficio per la propria attività imprenditoriale.

Federico Cafiero de Raho

Una volta delineato il profilo di pericolosità sociale qualificata del proposto, l’attività investigativa si è concentrata, poi, sulla ricostruzione del complesso dei beni di cui Angelo Restuccia e il suo nucleo familiare sono risultati poter disporre, direttamente o indirettamente, nell’arco temporale intercorrente dal 1985 al 2017, accertando, non solo la sproporzione esistente tra il profilo reddituale e quello patrimoniale, ma, soprattutto, il ruolo di imprenditore “mafioso” che lo stesso ha rivestito nel tempo, tanto da poter sostenere che il patrimonio accumulato altro non sia che il frutto o il reimpiego dei proventi di attività illecite e, nella specie, dell’attività delittuosa di cui all’art. 416-bis c.p.. Si è appurato infatti, che la “corporate governance” sistematicamente illecita abbia alterato nel tempo le attività economiche riconducibili alla famiglia Restuccia, snaturandone la loro ipotetica origine lecita, e trasformandole quindi – quale “frutto di attività illecita” – in altre entità economiche distinte dalle precedenti.

Alla luce di tali risultanze, su richiesta della stessa Direzione Distrettuale Antimafia, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto, con l’odierno provvedimento, il sequestro di prevenzione sui seguenti beni riconducibili a Angelo Restuccia:
 patrimonio aziendale e capitale sociale della “Restuccia Costruzioni S.p.a.” (8 immobili e 27 veicoli), con sede in Filandari, esercente l’attività di “fabbricazione di prodotti in calcestruzzo per l’edilizia”;
 patrimonio aziendale e capitale sociale della “Sud Frantumati S.r.l.” (3 immobili), con sede legale in Filandari , esercente l’attività di “lavori generali di costruzione di edifici”;
 patrimonio aziendale e capitale sociale della “Aedes Immobiliare S.r.l.”, con sede in Filandari , esercente l’attività di “locazione immobiliare di beni propri”;
 quote sociali (33,33%) della “F.C.F. Società Agricola S.r.l.” con sede legale in Nicotera , esercente l’attività di “coltivazione di ortaggi in piena aria”;
 n. 27 beni immobili, tra appartamenti, locali commerciali e terreni siti nella provincia di Vibo Valentia e Roma;
 n. 3 polizze vita e plurimi rapporti finanziari/assicurativi personali e aziendali.

Contestualmente all’esecuzione della misura di prevenzione, i predetti reparti della Guardia di Finanza hanno eseguito diverse perquisizioni locali nei luoghi nella disponibilità del proposto e dei suoi familiari, ubicati prevalentemente nel territorio di Vibo Valentia.

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