Blitz dell'Fbi contro i narcotrafficanti della ndrangheta. Una quindicina di arresti tra la Calabria e New York

ROMA – E' in cor­so un bli­tz del­la Poli­zia e dell'Fbi nei con­fron­ti di pre­sun­ti appar­te­nen­ti alla ndran­ghe­ta ope­ran­ti in Cala­bria e negli Usa, rite­nu­ti appar­te­nen­ti ad un'organizzazione che con­trol­la­va il traf­fi­co inter­na­zio­na­le di dro­ga tra l'Italia, gli Sta­ti Uni­ti e il Sud Ame­ri­ca. L'indagine, coor­di­na­ta dal­la pro­cu­ra anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria, è dura­ta diver­si mesi ed è sta­ta con­dot­ta dagli uomi­ni del Ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo e del­la squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria, in stret­to con­tat­to con gli agen­ti del Fede­ral bureau of Inve­sti­ga­tion. L'inchiesta ha con­sen­ti­to di rico­strui­re vec­chie e nuo­ve allean­ze tra le fami­glie mafio­se ame­ri­ca­ne e quel­le cala­bre­si, con­fer­man­do il ruo­lo di lea­der­ship del­la ndran­ghe­ta nel­la gestio­ne del traf­fi­co inter­na­zio­na­le di dro­ga. Allean­ze che già era­no emer­se nell'ambito dell'inchiesta 'New Bri­ge': in quell'occasione gli inve­sti­ga­to­ri ave­va­no infat­ti dimo­stra­to l'esistenza di un 'pon­te' tra New York e la Cala­bria, costrui­to attra­ver­so l'alleanza del­le fami­glie mafio­se ame­ri­ca­ne con le cosche dell'area joni­ca e reg­gi­na.

I det­ta­gli dell'operazione del­la Poli­zia di Sta­to e del Fbi che ha por­ta­to allo sman­tel­la­men­to di un'organizzazione lega­ta alla ndran­ghe­ta dedi­ta al traf­fi­co di dro­ga tra gli Usa e l'Italia saran­no resi noti in una con­fe­ren­za stam­pa in pro­gram­ma a Roma, alle 10.30, nel­la sede del­la Pro­cu­ra nazio­na­le anti­ma­fia. All'incontro par­te­ci­pe­ran­no tra gli altri il pro­cu­ra­to­re Anti­ma­fia Fran­co Rober­ti, il pro­cu­ra­to­re di Reg­gio Cala­bria Fede­ri­co Cafie­ro De Raho, il pro­cu­ra­to­re aggiun­to di Reg­gio Nico­la Grat­te­ri, il que­sto­re di Reg­gio Cala­bria Raf­fae­le Gras­si, il diret­to­re del Ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo Rena­to Cor­te­se, il vice diret­to­re del Fbi Chris War­re­ner, il diret­to­re del­la pri­ma divi­sio­ne del­lo Sco Andrea Gras­si, magi­stra­ti sta­tu­ni­ten­si e inve­sti­ga­to­ri ita­lia­ni e ame­ri­ca­ni.

gdf sequestro cocaina coriglianoL'uomo è sta­to arre­sta­to assie­me alla moglie e al figlio dall'Fbi, con l'accusa di traf­fi­co inter­na­zio­na­le di dro­ga. Dal­le inda­gi­ni è emer­so che die­tro la veste uffi­cia­le, tito­la­re del risto­ran­te-piz­ze­ria 'Cuci­no a modo mio' nel Queens, la sua vera atti­vi­tà era quel­la di bro­ker del traf­fi­co di dro­ga. L'uomo sareb­be infat­ti in con­tat­to sia con espo­nen­ti del­le fami­glie mafio­se new­yor­che­si sia con per­so­nag­gi di spic­co del­la ndran­ghe­ta, un car­tel­lo del­la fami­glia degli Alva­ro, sia con i nar­cos suda­me­ri­ca­ni. Il 12 otto­bre scor­so, il gior­no del Colum­bus Day, gli uomi­ni del Fbi e del­la poli­zia ita­lia­na han­no bloc­ca­to il pri­mo cari­co di cocai­na, pro­ve­nien­te da un por­to del cen­tro Ame­ri­ca e desti­na­to alle piaz­ze di New York e del­la Cala­bria. Die­tro que­sto traf­fi­co, han­no rico­strui­to gli inve­sti­ga­to­ri, vi sareb­be appun­to il risto­ra­to­re cala­bre­se.

Sono una quin­di­ci­na le per­so­ne fer­ma­te e arre­sta­te tra la Cala­bria e New York nell'ambito dell'indagine del­la Poli­zia di Sta­to e dell'Fbi su un'organizzazione cri­mi­na­le lega­ta alla ndran­ghe­ta e alle fami­glie mafio­se ame­ri­ca­ne. Una tren­ti­na, inve­ce, gli inda­ga­ti. Sono in cor­so nei due pae­si per­qui­si­zio­ni e seque­stri. I prov­ve­di­men­ti sono sta­ti emes­si dal­la Dda di Reg­gio Cala­bria e dal­la magi­stra­tu­ra ame­ri­ca­na ed ese­gui­ti dal Ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo (Sco) e dal­la Squa­dra mobi­le di Reg­gio Cala­bria, dall'Fbi e dall'Homeland secu­ri­ty.

Cocai­na nasco­sta in con­tai­ner pro­ve­nien­ti dal cen­tro Ame­ri­ca con­te­nen­ti uffi­cial­men­te frut­ta tro­pi­ca­le e tube­ri: l'hanno sco­per­to gli inve­sti­ga­to­ri del­la Poli­zia e del Fbi nell'ambito dell'indagine che ha sve­la­to l'ennesimo lega­le tra le fami­glie mafio­se sta­tu­ni­ten­si e la ndran­ghe­ta cala­bre­se. Gra­zie ai pedi­na­men­ti ed alle inter­cet­ta­zio­ni, gli inve­sti­ga­to­ri sono riu­sci­ti ad inter­cet­ta­re alla fine del 2014 nei por­ti di Wil­ming­ton, nel Dela­we­re, e di Che­ster Phi­la­del­phia, in Penn­syl­va­nia, due cari­chi di dro­ga per un tota­le di 60 chi­li di cocai­na puris­si­ma. La 'coper­tu­ra' uti­liz­za­ta per impor­ta­re la dro­ga era una socie­tà impe­gna­ta nel set­to­re ali­men­ta­re e nell'importazione di frut­ta tro­pi­ca­le.

"Con l'operazione di oggi e' sta­to infer­to un duro col­po al nar­co­traf­fi­co inter­na­zio­na­le": lo ha det­to il mini­stro dell'Interno Ange­li­no Alfa­no, com­men­tan­do il bli­tz por­ta­to a ter­mi­ne da Poli­zia e Fbi in Ita­lia e Sta­ti Uni­ti. "Lo Sta­to ha ripor­ta­to un altro impor­tan­te suc­ces­so, sman­tel­lan­do un'organizzazione cri­mi­na­le che face­va capo alla ndran­ghe­ta cala­bre­se e che ave­va le sue rami­fi­ca­zio­ni anche negli Sta­ti Uni­ti d'America. E' un'operazione di ecce­zio­na­le impor­tan­za – ha com­men­ta­to il mini­stro – per­chè si è avval­sa, oltre che del coor­di­na­men­to del­la Pro­cu­ra Anti­ma­fia di Reg­gio Cala­bria e dei magi­stra­ti di New York, dell'apporto ope­ra­ti­vo stra­te­gi­co del­la Poli­zia ita­lia­na che ha por­ta­to avan­ti un otti­mo lavo­ro di squa­dra con l'FBI, a dimo­stra­zio­ne dell'eccellente livel­lo dei rap­por­ti di col­la­bo­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le. L'indagine ha visto impe­gna­te, infat­ti, squa­dre miste di inve­sti­ga­to­ri del­la Poli­zia di Sta­to e agen­ti del­le Agen­zie fede­ra­li ame­ri­ca­ne del Fede­ral Bureau of Inve­sti­ga­tion e dell'Homeland Secu­ri­ty".

Le inda­gi­ni del­la Poli­zia e del Fbi han­no con­sen­ti­to di sve­la­re il "ruo­lo auto­ri­ta­rio e di lea­der­ship del­le fami­glie del­la ndran­ghe­ta nel­la gestio­ne del traf­fi­co inter­na­zio­na­le di stu­pe­fa­cen­ti". Lo affer­ma la pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria che ha coor­di­na­to l'inchiesta che ha por­ta­to allo sman­tel­la­men­to dell'organizzazione ope­ran­te in Ita­lia e negli Sta­ti Uni­ti. "L'asset cri­mi­na­le esi­sten­te tra Ita­lia e Usa – ricor­da la pro­cu­ra – è sta­to pro­gres­si­va­men­te sve­la­to negli anni e docu­men­ta­to da ope­ra­zio­ni che, da un lato, han­no visto i tra­di­zio­na­li rap­por­ti tra New York e la Sici­lia", come dimo­stra­to dall'inchiesta Old Brid­ge', "e, dall'altro, han­no dischiu­so uno sce­na­rio che deli­nea la pro­pen­sio­ne e la capa­ci­tà cri­mi­na­le del­le prin­ci­pa­li cosche cala­bre­si, ad accre­di­tar­si come affi­da­bi­li refe­ren­ti pres­so le fami­glie new­yor­ke­si nel traf­fi­co inter­na­zio­na­le di stu­pe­fa­cen­ti". Sce­na­ri, que­sti ulti­mi, descrit­ti nell'indagine New Brid­ge e in quel­la che ha por­ta­to agli arre­sti di oggi. L'inchiesta dun­que, con­clu­do­no i magi­stra­ti, "offre del­le con­fer­me in ordi­ne a vec­chie e nuo­ve allean­ze: da un lato, quel­le sta­tu­ni­ten­si, dove si atte­sta il ruo­lo auto­re­vo­le e bari­cen­tri­co del­le sto­ri­che fami­glie del­la cosa nostra ame­ri­ca­na; dall'altro, inve­ce, si affer­ma il ruo­lo auto­ri­ta­rio e di lea­der­ship di fami­glie del­la ndran­ghe­ta cala­bre­se nel­la gestio­ne del traf­fi­co inter­na­zio­na­le di stu­pe­fa­cen­ti".

Era in con­tat­to fin dal 2008 con i Geno­ve­se, una del­le cin­que sto­ri­che fami­glie mafio­se di New York, Gre­go­rio Gigliot­ti, il tito­la­re del risto­ran­te nel Queens che secon­do gli inve­sti­ga­to­ri ita­lia­ni e sta­tu­ni­ten­si era la base dell'organizzazione che gesti­va il traf­fi­co di dro­ga tra il cen­tro Ame­ri­ca, gli Sta­ti Uni­ti e l'Italia. Il cala­bre­se, incen­su­ra­to, era in real­tà "il prin­ci­pa­le arte­fi­ce" del traf­fi­co di dro­ga e nel suo risto­ran­te ospi­ta­va gli ita­lia­ni che veni­va­no impie­ga­ti per tra­spor­ta­re, attra­ver­so il dop­pio fon­do del­le vali­ge, la cocai­na in Cala­bria. Quan­do lo han­no arre­sta­to, assie­me alla moglie Eleo­no­ra e al figlio Ange­lo, gli agen­ti del Fbi han­no tro­va­to nel­la cas­sa­for­te del risto­ran­te oltre cen­to­mi­la dol­la­ri, armi e dosi di cocai­na. In un'altra cas­sa­for­te all'interno del­la sua abi­ta­zio­ne sono inve­ce sta­ti seque­stra­ti 25 mila dol­la­ri e del­la mari­jua­na. Seque­stra­ti anche com­pu­ter, tele­fo­ni e docu­men­ti che ora dovran­no esse­re ana­liz­za­ti dagli esper­ti.

La figu­ra di Gigliot­ti è emer­sa in segui­to agli svi­lup­pi dell'indagine sul­la fami­glia Schir­ri­pa, resi­den­te negli Sta­ti Uni­ti, e sui loro refe­ren­ti nel­la zona di Gio­io­sa Joni­ca. Gigliot­ti infat­ti, dice la pro­cu­ra di Reg­gio ope­ra­va "in pie­na e chia­ra con­ti­nui­tà con le atti­vi­tà ille­ci­te con­dot­te in pas­sa­to dal­la fami­glia Schir­ri­pa", ave­va con­tat­ti con appar­te­nen­ti alle cosche di Gio­io­sa e Sider­no e gra­zie ad una rete di per­so­nag­gi resi­den­ti in cen­tro Ame­ri­ca e in Cala­bria, si è accre­di­ta­to come il "prin­ci­pa­le arte­fi­ce" del traf­fi­co di dro­ga. Dal­le inda­gi­ni del Ser­vi­zio cen­tra­le ope­ra­ti­vo del­la Poli­zia e del Fbi è emer­so che, a par­ti­re dal 2008, Gigliot­ti si è rivol­to ad espo­nen­ti del­la fami­glia mafio­sa Geno­ve­se per otte­ne­re i finan­zia­men­ti da inve­sti­re nel traf­fi­co di cocai­na ver­so l'Italia, d'accordo con Giu­lio Schir­ri­pa, arre­sta­to negli anni scor­si ed ora in car­ce­re negli Usa, e l'italo ame­ri­ca­no Chri­sto­pher Castel­la­no, assas­si­na­to nel 2009 subi­to dopo aver ini­zia­to a col­la­bo­ra­re con le auto­ri­tà fede­ra­li sta­tu­ni­ten­si.

"Alla ndran­ghe­ta glo­ba­liz­za­ta si rispon­de con una bril­lan­te ope­ra­zio­ne con­dot­ta a livel­lo inter­na­zio­na­le. La coo­pe­ra­zio­ne è fon­da­men­ta­le per disar­ti­co­la­re il traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti e col­pi­re al cuo­re l'organizzazione". Lo dice il sena­to­re del Pd Giu­sep­pe Lumia, com­po­nen­te del­la Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re anti­ma­fia, com­men­tan­do l'inchiesta del­la Dda di Reg­gio Cala­bria gui­da­ta dal pro­cu­ra­to­re De Rao e dall'aggiunto Grat­te­ri e con­dot­ta dagli uomi­ni del­lo Sco e dell'Fbi. "La ndran­ghe­ta – aggiun­ge – da anni occu­pa i pia­ni alti del­la cri­mi­na­li­tà in Ita­lia e nel con­te­sto inter­na­zio­na­le. Anco­ra oggi il traf­fi­co di dro­ga costi­tui­sce una risor­sa fon­da­men­ta­le che gli con­sen­te di costrui­re pote­re eco­no­mi­co e col­lu­si­vo e di instau­ra­re rela­zio­ni for­tis­si­me, come quel­le con le fami­glie mafio­se new­yor­ke­si dei Gam­bi­no, Luc­che­se, Bonan­no, Colom­bo e Geno­ve­se". "In que­sto set­to­re – con­clu­de – la 'Ndran­ghe­ta ha raf­for­za­to la sua posi­zio­ne con i car­tel­li suda­me­ri­ca­ni, per la sua affi­da­bi­li­tà nei paga­men­ti, per l'abilità nel rici­cla­re dena­ro spor­co gra­zie alla rete di col­let­ti bian­chi di cui dispo­ne, ma soprat­tut­to per la capa­ci­tà di garan­ti­re un mer­ca­to di vaste pro­por­zio­ni come quel­lo euro­peo".

"Rivol­go un plau­so ai magi­stra­ti e alla poli­zia per l'indagine con­giun­ta Ita­lia-Usa che ha por­ta­to a sgo­mi­na­re una cen­tra­le del nar­co­traf­fi­co tra la Cala­bria e New York. La ndran­ghe­ta può esse­re scon­fit­ta". Lo dichia­ra il depu­ta­to del Par­ti­to demo­cra­ti­co e com­po­nen­te del­la Com­mis­sio­ne Anti­ma­fia, Erne­sto Magor­no, segre­ta­rio regio­na­le del Pd Cala­bria. "L'indagine gui­da­ta dai giu­di­ci Grat­te­ri e Cafie­ro De Raho – spie­ga Magor­no – rap­pre­sen­ta un duro col­po inflit­to alla cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta cala­bre­se, con for­ti rami­fi­ca­zio­ni all'estero. E' la dimo­stra­zio­ne che sia­mo di fron­te ad una real­tà cri­mi­na­le anco­ra for­te, ma che può esse­re bat­tu­ta. E' lo stes­so mes­sag­gio che voglia­mo invia­re con la cam­pa­gna per Pla­tì libe­ra: la Cala­bria deve tor­na­re ai cala­bre­si, non può esse­re lascia­ta ai mafio­si".