Limbadi, bomba uccide l’ex candidato. Aveva accusato la figlia del boss

Giuseppe Spatola Libero IL BOATO, DICONO, l’hanno sentito fino a venti chilometri di distanza, accompagnato dal fumo nero a impestare il cielo sul silenzio della campagna vibonese. Fiamme accompagnate dall’acre del rigurgito della bomba a divorare l’auto e tutto intorno. L’ultimo disperato sguardo di Matteo Vinci, candidato alle ultime elezioni comunali, è tutto in quel rogo che ha squassato l’apparente tranquillità calabrese. Un inferno scatenato da un’autobomba a Cervolaro, nei pressi di Limbadi, nel cuore dell’entroterra vibonese.

Per ora le mani che hanno piazzato l’ordigno sono ancora anonime, ma le indagini contano presto di risolvere il giallo di un attentato che “odora” di ndrangheta. Accanto a Vinci c’era anche il padre settantenne, rimasto ferito nello scoppio e ricoverato in ospedale. Con lui il destino amaro disegnato dalle famiglie per ora sembra essere stato magnanimo. Il figlio, invece, non potrà più tornare ad alzare l’indice verso il malaffare così come fatto anche nell’ultima campagna elettorale. L’ordigno, posizionato sotto l’auto di Vinci per deflagrare in maniera devastante, avrebbe fratturato le gambe dell’uomo, impedendogli di scappare dal rogo che presto ha avvolto le lamiere trasformandole in un unica trappola di fuoco. A dare l’allarme è stato proprio il padre dell’uomo, che dopo l’esplosione ha chiamato la moglie chiedendole di avvertire i soccorsi. Sul posto i Vigili del fuoco e i carabinieri che non hanno potuto far altro che constatare la tragedia e mettere insieme le prime ipotesi investigative. E immediatamente è apparso chiaro che l’incidente tale non fosse.

Sul rogo è stata subito chiara la firma della ndrangheta e per questo sul posto è immediatamente arrivato il pm Mancuso, della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che ha preso in mano le indagini. La chiave del giallo potrebbe essere la deposione dell’anziano sopravvissuto all’attentato, ora ricoverato al centro grandi ustionati. Da lui i magistrati sperano di poter ricavare qualche elemento utile riguardo il possibile movente o il mandante. Vinci, ex rappresentante di medicinali, era finito nel circuito del potentissimo clan Mancuso. Sara Mancuso, sorella dei boss dell’omonimo casato mafioso, sarebbe infatti proprietaria degli appezzamenti di terreno confinanti con il campo di Vinci e su quelle povere campagne di Cervolaro gli uomini del clan avevano messo gli occhi. Proposte commerciali a cui il candidato sindaco non ha mai ceduto tanto che nel novembre 2017 una lite fra il padre della vittima e i vicini è degenerata con l’uomo ferito da una coltellata. Un episodio che aveva mandato in carcere sia Vinci che Sara Mancuso. Entrambi sono stati poi rilasciati ma il caso è finito all’attenzione della procura antimafia.

Adesso quel precedente potrebbe essere la chiave di volta per dare un nome e un cognome all’attentatore che ha fatto esplodere l’autobomba. Ma al momento nessuno si sbilancia. L’unica certezza è che oramai da mesi l’intero vibonese è una polveriera con gli equilibri dei clan che si stanno riposizionando rapidamente. Una situazione che ha portato la scorsa notte all’assalto contro la stele commemorativa eretta per ricordare Filippo Ceravolo, diciannovenne ucciso per errore nel corso di un agguato. La notte scorsa qualcuno l’ha intenzionalmente danneggiata dando l’ennesimo piccolo segnale alle forze dell’ordine.

 

Il Punto

Secondo gli investigatori la pista seguita non è quella politica: in passato Vinci aveva denunciato per una lite di vicinato Sara Mancuso, sorella del boss locale. Per questi fatti sia Sara Mancuso che la vittima erano stati arrestati e poi rilasciati. Limbadi, tra l’altro, é uno dei centri a più alta densità mafiosa della provincia di Vibo Valentia e dell’intera Calabria, regno incontrastato da sempre della cosca Mancuso, uno dei gruppi storici della criminalità organizzata calabrese.

L’ordigno ad alto potenziale era stato collocato, secondo quanto è emerso dai primi accertamenti, sotto la vettura, una Ford Fiesta e lo scoppio potrebbe essere stato azionato con un radiocomando.

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