Calabria: la polizia voleva arrestarlo, Oliverio lo nomina assessore ai Trasporti

Mario Oliverio e Nino De Gaetano

Lucio Muso­li­no Ilfattoquotidiano.it CATANZARO – Un mini­stro anti­ma­fia e un ex con­si­glie­re regio­na­le che la Mobi­le di Reg­gio Cala­bria vole­va arre­sta­re per scam­bio di voti con la ndran­ghe­ta. Dopo oltre due mesi dal­le ele­zio­ni regio­na­li, il gover­na­to­re del­la Cala­bria Mario Oli­ve­rio ha com­po­sto la nuo­va giun­ta in cui tro­va­no spa­zio l’ormai ex mini­stro Maria Car­me­la Lan­zet­ta e l’ex con­si­glie­re regio­na­le del Pd Nino De Gae­ta­no. Alla pri­ma, che lascia Palaz­zo Chi­gi per Palaz­zo Ale­man­ni a Catan­za­ro (sede del­la giun­ta regio­na­le), Oli­ve­rio ha dato la dele­ga alle Rifor­me isti­tu­zio­na­li e Sem­pli­fi­ca­zio­ne ammi­ni­stra­ti­va, men­tre Nino De Gae­ta­no si occu­pe­rà del­le Infra­strut­tu­re e dei Tra­spor­ti. Gli altri due asses­so­ri sono Enzo Cicon­te (vice­pre­si­den­te con dele­ga al Bilan­cio, Per­so­na­le e Patri­mo­nio) e Car­lo Guc­cio­ne, il con­si­glie­re regio­na­le di Cosen­za più vota­to al qua­le Oli­ve­rio ha affi­da­to l’assessorato al Lavo­ro.

Il pri­mo ele­men­to impor­tan­te di que­sta giun­ta, però, resta la nomi­na del­la Lan­zet­ta. Ren­zi fa fuo­ri così un suo mini­stro e chie­de al gover­na­to­re del­la Cala­bria Mario Oli­ve­rio di poter­la par­cheg­gia­re a Catan­za­ro. Una trat­ta­ti­va che dura da gior­ni e che ha tro­va­to le mag­gio­ri resi­sten­ze pro­prio nell’ormai ex mini­stro Lan­zet­ta, pri­ma civa­tia­na e poi ful­mi­na­ta sul­la via di Ren­zi. Il pre­mier, infat­ti, ave­va chie­sto al gover­na­to­re cala­bre­se di dar­le la vice­pre­si­den­za e su que­sto c’erano sta­te le ras­si­cu­ra­zio­ni anche del suo fede­lis­si­mo segre­ta­rio regio­na­le e ren­zia­no doc Erne­sto Magor­no. Uomo di D’Alema e Cuper­lo, Mario Oli­ve­rio però ha rispo­sto pic­che a Ren­zi e ha asse­gna­to all’ex mini­stro Lan­zet­ta un asses­so­ra­to mino­re che non gesti­sce né sol­di né pote­re in Cala­bria.

A desta­re più cla­mo­re, però, è la nomi­na di De Gae­ta­no, il cui nome com­pa­re nell’inchiesta “Il Padri­no” con­tro la cosca Tega­no di Archi, una del­le prin­ci­pa­li fami­glie mafio­se di Reg­gio Cala­bria. Nel rifu­gio del lati­tan­te Gio­van­ni Tega­no, boss di Archi e pro­ta­go­ni­sta del­la secon­da guer­ra di mafia, la squa­dra Mobi­le ha ritro­va­to parec­chia docu­men­ta­zio­ne elet­to­ra­le rela­ti­va alle regio­na­li del 2010 quan­do De Gae­ta­no si pre­sen­tò con Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta. Secon­do la poli­zia, in quel covo c’erano “trop­pi san­ti­ni” per pen­sa­re che si trat­tas­se di un caso. Piut­to­sto era­no così tan­ti da pen­sa­re che “potes­se­ro esse­re uti­li anche ad una cam­pa­gna pro­mo­zio­na­le in favo­re del poli­ti­co”. “Si regi­stra – scri­vo­no i magi­stra­ti – l’avvio del­la cam­pa­gna elet­to­ra­le di Pel­li­ca­no Gio­van­ni (arre­sta­to a dicem­bre nell’operazione “Il Padri­no”) in favo­re dell’on. Nino De Gae­ta­no, con la rac­col­te del­le pro­mes­se elet­to­ra­li da par­te dei ‘com­pa­ri’ di San Luca”.

Nel cor­so di una con­fe­ren­za stam­pa tenu­ta nel dicem­bre 2014 il pro­cu­ra­to­re Fede­ri­co Cafie­ro De Raho ave­va riba­di­to come sul pun­to fos­se­ro anco­ra in cor­so accer­ta­men­ti. Intan­to, sem­pre nel prov­ve­di­men­to di fer­mo, rife­ren­do­si all’appoggio elet­to­ra­le del­la cosca Tega­no rice­vu­to dall’ex con­si­glie­re regio­na­le Nino De Gae­ta­no, i magi­stra­ti la defi­ni­sco­no “una incre­scio­sa vicen­da, che squar­cia in modo vio­len­to alcu­ni retro­sce­na lega­ti alle discu­ti­bi­li meto­do­lo­gie di appog­gio e pro­mo­zio­ne poli­ti­co-elet­to­ra­le adot­ta­te in que­sto capo­luo­go da espo­nen­ti del­le cosche mafio­se in favo­re di alcu­ni can­di­da­ti in occa­sio­ne del­le ammi­ni­stra­ti­ve tenu­te­si nell’anno 2010”. Gene­ro di Giu­sep­pe Sura­ci (medi­co dei Tega­no), il poli­ti­co “è sta­to, tra l’altro, pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne con­tro il feno­me­no del­la mafia in Cala­bria”.

Qual­che anno fa, il neo asses­so­re ai Tra­spor­ti e alle Infra­strut­tu­re del­la Cala­bria ha rischia­to anche di esse­re arre­sta­to. In un’informativa del­la squa­dra Mobi­le, fir­ma­ta dal diri­gen­te Gen­na­ro Seme­ra­ro e dal suo ex vice Fran­ce­sco Rat­tà, gli inve­sti­ga­to­ri del­la poli­zia di Sta­to ave­va­no sot­to­li­nea­to a cari­co di Nino De Gae­ta­no “i gra­vi indi­zi di col­pe­vo­lez­za” che “con­sen­to­no per la loro genui­ni­tà, di pre­ve­de­re l’idoneità a dimo­stra­re la respon­sa­bi­li­tà dei mede­si­mi e come tali, atte­sa la natu­ra dei delit­ti ipo­tiz­za­ti, che sus­si­sta­no senz’altro a loro cari­co, le esi­gen­ze cau­te­la­ri”.

“Vor­rei rin­gra­zia­re di cuo­re il pre­si­den­te Mario Oli­ve­rio per aver­mi nomi­na­to asses­so­re – è sta­to il com­men­to su face­book di Nino De Gae­ta­no – darò il mas­si­mo per cam­bia­re la nostra ama­ta Cala­bria. Infi­ne vor­rei rin­gra­zia­re i tan­tis­si­mi com­pa­gni e ami­ci che mi han­no soste­nu­to con for­za in que­sti mesi”. Oltre all’aspetto giu­di­zia­rio, c’è da capi­re quel­lo poli­ti­co. Pri­ma di com­por­re le liste per le regio­na­li, il gover­na­to­re Mario Oli­ve­rio si era oppo­sto alla rican­di­da­tu­ra di Nino De Gae­ta­no e di altri con­si­glie­ri regio­na­li uscen­ti poi­ché ave­va alle spal­le “addi­rit­tu­ra” due legi­sla­tu­re. Trop­pe per il “rin­no­va­men­to” diver­sa­men­te ren­zia­no del pre­si­den­te del­la Regio­ne dispo­ni­bi­le, però, a nomi­nar­lo asses­so­re ai Tra­spor­ti e alle Infra­strut­tu­re.

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