Calabria, la Rinascita di Cinquefrondi

Eva Cati­zo­ne Ilfattoquotidiano.it A CINQUEFRONDI, nel reg­gi­no (tra i luo­ghi più sug­ge­sti­vi del­la Cala­bria per pae­sag­gi strug­gen­ti e bel­lez­ze ter­ri­to­ria­li) le ulti­me ammi­ni­stra­ti­ve han­no vis­su­to una sta­gio­ne tutt’altro che feli­ce in quan­to a par­te­ci­pa­zio­ne. Dal non voto di Pla­tì al non rag­giun­gi­men­to del quo­rum ed ele­zio­ni inva­li­da­te. È anda­ta così a San Luca (di cui Pol­si è fra­zio­ne), che usci­va dal com­mis­sa­ria­men­to. È anda­ta così anche nel vibo­ne­se, a Spi­lin­ga, la patria del­la ‘ndu­ja. Gesti di sin­go­li cit­ta­di­ni da orti­ca­ria nei con­fron­ti del voto, che la dico­no lun­ga sul­la distan­za fra Sta­to e popo­la­zio­ni loca­li. Un cam­pa­nel­lo d’allarme per chi occu­pa posta­zio­ni di rap­pre­sen­tan­za isti­tu­zio­na­le.

Eppu­re c’è un luo­go sin­to­ma­ti­co da cui la ripar­ten­za è avve­nu­ta. Cin­que­fron­di, 6500 ani­me, all’interno dell’area pro­tet­ta del Par­co nazio­na­le dell’Aspromonte, un clas­si­co pae­se del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro ves­sa­to da cri­mi­na­li­tà e disoc­cu­pa­zio­ne, oggi ha un nuo­vo sin­da­co. Miche­le Conia, 39 anni, nato sot­to il segno del Leo­ne, avvo­ca­to, fac­cia sor­ri­den­te, cra­vat­ta ros­sa, da sem­pre impe­gna­to nel­la lot­ta alle eco­ma­fie e nel­la dife­sa dei beni comu­ni, pri­mo fra tut­ti il ter­ri­to­rio (dal No Pon­te al No Rigas­si­fi­ca­to­re sino alla dife­sa dell’acqua pub­bli­ca come por­ta­vo­ce, nel­la Pia­na, dell’omonimo coor­di­na­men­to). Pub­bli­ci­tà Da bam­bi­no ha vis­su­to in Ger­ma­nia: vi si era tra­sfe­ri­to con il padre, quan­do i migran­ti era­va­mo noi. Vi rimar­rà dall’età di 2 mesi fino a 6 anni per ritor­na­re poi a Cin­que­fron­di, da dove non andrà più via. Qui è atti­vi­sta impe­gna­to su temi loca­li e por­ta­vo­ce del col­let­ti­vo Onda Ros­sa. La mili­tan­za poli­ti­ca ini­zia nel 1993 con impe­gni isti­tu­zio­na­li in Rifon­da­zio­ne comu­ni­sta ma da un anno non ha più nes­su­na tes­se­ra di par­ti­to e cre­de for­te­men­te in una sini­stra uni­ta come alter­na­ti­va rea­le all’attuale Pd. 

Con orgo­glio riven­di­ca l’appartenenza alla gene­ra­zio­ne di Geno­va 2001 e la dife­sa dei migran­ti di Rosar­no, non a caso per le vie del pae­se i suoi anta­go­ni­sti anda­va­no dicen­do: “Se vin­ce lui riem­pi­rà Cin­que­fron­di di neri”. Vici­no ai movi­men­ti, Conia è sta­to elet­to con una lista civi­ca: Rina­sci­ta che “nasce solo dal bas­so”, la cui paro­la d’ordine è la con­di­vi­sio­ne d’un pro­get­to basa­to sul rin­no­va­men­to. Pun­ti di par­ten­za di que­sto genius loci sono sta­ti Bor­go futu­ro: un labo­ra­to­rio aper­to sul recu­pe­ro dei luo­ghi, dal cen­tro sto­ri­co agli anti­chi per­cor­si; e il Fran­to­io del­le idee: uno spa­zio crea­ti­vo, un labo­ra­to­rio tea­tra­le e cul­tu­ra­le (mol­to del pro­gram­ma elet­to­ra­le era basa­to sul­la cul­tu­ra). Ha avu­to la meglio sul sin­da­co uscen­te che 5 anni fa ave­va vin­to con­tro di lui per soli 80 voti di dif­fe­ren­za, e sul can­di­da­to del Pd. “Il nostro è pri­ma di tut­to un pro­get­to” ci dice “nes­su­no di noi fa par­te di par­ti­ti strut­tu­ra­ti. La mag­gior par­te di colo­ro i qua­li han­no ani­ma­to la cam­pa­gna elet­to­ra­le pro­vie­ne dal mon­do dell’associazionismo e dai movi­men­ti e que­sta è una novi­tà, insie­me ai temi inno­va­ti­vi che abbia­mo spo­sa­to per il ter­ri­to­rio. Abbia­mo avu­to con­tro buo­na par­te dell’apparato del Pd, però non è basta­to”.

Con­tro l’establishement e a favo­re di Conia c’è sta­to un appel­lo d’intellettuali e arti­sti (Euge­nio Finar­di, Danie­le Sil­ve­stri, Lucia­na Castel­li­na, i Kala­mu…), lega­ti alla Rina­sci­ta, cul­tu­ra­le e non, di Cin­que­fron­di. “Cer­to che pen­sa­va­mo di vin­ce­re ma non di arri­va­re al 42% e stac­ca­re così tan­to il sin­da­co uscen­te e quel­lo del Pd”. E quan­do pro­vi a chie­der­gli: secon­do te, per­ché? Ti rispon­de can­di­da­men­te: “in que­sti cin­que anni anzi­ché par­la­re abbia­mo fat­to cose con­cre­te, che poi è quel­lo che man­ca da tem­po alla sini­stra, come quan­do abbia­mo ripu­li­to il cen­tro sto­ri­co, insom­ma sia­mo sta­ti tra la gen­te. Anzi­ché dire fare­mo, in que­sta cam­pa­gna elet­to­ra­le abbia­mo det­to con­ti­nue­re­mo a fare”. E il fare per lui signi­fi­ca: pub­bli­ciz­za­zio­ne dei ser­vi­zi, isti­tu­zio­ne dei comi­ta­ti di quar­tie­re e del­le con­sul­te, “tut­te cose che la sini­stra spes­so dice e poi non fa”. E non è un caso che la pri­ma usci­ta pub­bli­ca da sin­da­co sia sta­ta acco­glie­re la Caro­va­na del­la lega­li­tà, per­ché la Rina­sci­ta di Cin­que­fron­di coniu­ga cul­tu­ra e lega­li­tà come pre­con­di­zio­ni d’una buo­na esi­sten­za. Insom­ma un gio­va­ne talen­to da tene­re sott’osservazione.

Un bell’esempio di civi­smo par­te­ci­pa­ti­vo che si occu­pa di cura dei luo­ghi. Una sto­ria di resi­lien­za per­vi­ca­ce, di quel­la coc­ciu­tag­gi­ne che solo i cala­bre­si san­no espri­me­re. È final­men­te una Cala­bria posi­ti­va che emer­ge e che vol­ta pagi­na, del­la qua­le mol­to spes­so non si par­la per­ché non fa noti­zia. Cer­to la Cala­bria non è la Spa­gna e Cin­que­fron­di non è Bar­cel­lo­na. Eppu­re, con le dovu­te dif­fe­ren­ze, è un per­cor­so assai simi­le che lega la Rina­sci­ta di Miche­le Conia alla vit­to­ria di Pode­mos e di Ada Colau. Non solo per­ché sono entram­bi com­bat­ten­ti, gene­ra­zio­ne G8 e side­ral­men­te lon­ta­ni dal­le dina­mi­che tipi­che dei par­ti­ti tra­di­zio­na­li ma per­ché han­no real­men­te pra­ti­ca­to la par­te­ci­pa­zio­ne, né paro­la­ia né (come trop­po spes­so acca­de) di fac­cia­ta. La con­di­vi­sio­ne qui s’è fat­ta pro­get­to poli­ti­co. E i cit­ta­di­ni si sono rap­pro­pria­ti del­la poli­ti­ca rifon­dan­do un nuo­vo civi­smo. Insom­ma ha vin­to la cit­ta­di­nan­za, la comu­ni­tà. Che a voler­la dire con Negri & Hardt oltre il pri­va­to e il pub­bli­co c’è il comu­ne, ovve­ro il bene comu­ne.