Calabria, meno tasse meno servizi. Cgia di Mestre: la regione all’ultimo posto per gettito fiscale

Gabriele Rubino Quotidiano del Sud CATANZARO – Sono i calabresi gli italiani meno tartassati dal fisco. L’ufficio studi della Cgia di Mestre ha elaborato il peso medio sui cittadini delle principali tasse e imposte (del 2015) suddividendoli in base alle regioni di residenza. Dai calcoli effettuati risulta che il gettito fiscale medio procapite che grava sui calabresi è in media di 5.436 euro all’anno. La stima include le imposte e tributi sia a livello statale e sia a livello locale. A completare il podio delle regioni meno vessate dall’erario ci sono la Sicilia con 5.610 euro e la Campania con 5.703 euro. I cittadini italiani più “generosi” sono invece i lombardi, per effetto di un gettito medio pro-capite erariale di 11.898 euro. A seguire il Trentino Alto Adige con 11.029 euro e l’Emilia Romagna con 10.810 euro. La media nazionale si è attestata a 8.800 euro.

Nel dettaglio del prelievo fiscale calabrese la quota di gettito maggiore finisce nell’erario generale statale, poco più del 77% (4.193 euro). Il restante ammontare è suddiviso fra il circa 13% (702 euro) che spetta alla Regione e il quasi 10% (540 euro) assorbito dagli altri livelli di governo locali (Province e Comuni). Tuttavia la fetta assimilata dall’erario centrale è minore rispetto alla media nazionale che arriva a pesare fino all’84% del gettito pro-capite. In buona sostanza il fisco locale calabrese ha un gravame maggiore rispetto a molte altre regioni. Il trend è peraltro in ascesa e riguarda anche altri territori del Sud del Paese. Un aspetto puntualizzato dal segretario della Cgia, Renato Mason, che nel commentare il rapporto precisa come «negli ultimi tempi la pressione tributaria sui contribuenti del Mezzogiorno ha subito degli aumenti decisamente superiori al resto d’Italia. A seguito del disavanzo sanitario che ha contraddistinto in questi ultimi anni i bilanci di quasi tutte le regioni meridionali, i governatori di queste realtà sono stati costretti ad innalzare fino alla soglia massima sia l’aliquota dell’Irap sia  quella dell’addizionale regionale Irpef con l’obbiettivo di riequilibrare il quadro finanziario».

Un ragionamento che sembra fatto su misura per la Calabria dove pesano ancora oggi le conseguenze legate al piano di rientro dal disavanzo del servizio sanitario regionale. Non a caso l’aliquota unica calabrese applicabile (1,73) per il calcolo dell’addizionale regionale all’Irpef è fra le più alte d’Italia. L’imposta, secondo i dati del Mef sulle dichiarazioni del 2016, sottrae ai calabresi circa 360 euro in media all’anno. In ogni caso la più bassa tassazione delle regioni del sud non comporta solo implicazioni positive. Infatti, come sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, nel presentare il focus: «l’esito di questa analisi dimostra come ci sia una correlazione tra le entrate fiscali versate, il reddito dichiarato e, in linea di massima, anche la qualità/ quantità dei servizi erogati in un determinato territorio». Questo significa che ad un fisco meno assetato corrispondono servizi più bassi.

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