Calabria Verde, chiesto il processo per sei funzionari

Giuseppe Mercurio Gazzetta del Sud CATANZARO — Le accuse, a vario titolo, sono rimaste immutate: abuso di ufficio, peculato, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico. Proprio sulla base di questi capi d’imputazione il sostituto procuratore della Repubblica, Alessandro Prontera, ha chiesto il rinvio a giudizio dei sei indagati rimasti coinvolti nell’inchiesta su “Calabria Verde”, l’Ente strumentale della Regione Calabria.

Il rinvio a giudizio è stato chiesto al giudice per le udienze preliminari Carlo Saverio Ferraro nei confronti dell’ex direttore generale di Calabria Verde, Paolo Furgiuele, 58 anni residente ad Amantea, (assistito dagli avvocati Massimiliano Carnovale e Alfonso Furgiuele); dell’ex manager dell’ente strumentale della Regione Alfredo Allevato, 56, residente a Cosenza (difeso dai legali Riccardo Adamo e Giuseppe Mastrangelo); dell”ex dirigente dell’ufficio Economato, Marco Mellace, 47, residente a Satriano (assistito dagli avvocati Giovanni Merante e Rosario Montesanti); dell’ex dirigente della segreteria del dg Antonio Errigo, 64, di Serra San Bruno (difeso dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Alessandra Coppolino); dell’agrotecnico destinatario di un incarico di consulenza esterna Gennarino Magnone, 53, di Belmonte Calabro (assistito dai legali Giuseppe Bruno e Sergio Rotundo); e del dipendente dell’Ente, Emanuele Ciciarello, 36, di Catanzaro, che è stato candidato in qualità di consigliere con la lista “Catanzaro in rete” alle amministrative al Comune di Catanzaro.

Nei capi d’accusa contenuti nel provvedimento, è contestato l’uso di fondi nell’ambito del Por 2007/2013 con conseguente utilizzo “anomalo”; c’è poi la questione della villa di Furgiuele che sarebbe stata ristrutturata con l’impiego di uomini, materiali e mezzi pagati dalla società regionale; e infine l’incarico da “dottore agronomo” conferito per 30mila euro (di cui riscossi solo 17mila) all’agrotecnico Gennarino Magnone, secondo i finanzieri «privo dei titoli necessari». Ma c’è anche Emanuele Ciciarello che, nel corso della trasferta a Roma del dicembre 2015 per la donazione dell’albero di Natale al Pontefice, si sarebbe appropriato con altri coindagati di una somma superiore a 1.300 euro per le spese di vitto e alloggio a carico di alcuni accompagnatori. Accuse, è bene precisare, tutte da dimostrare nelle apposite sedi.

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