CANALI D'INGRESSO PER SALVARE I MIGRANTI
di FIlippo Miraglia

Filip­po Mira­glia Il mani­fe­sto IL RAZZISMO DI STATO del neo pre­si­den­te degli USA dimo­stra che i prin­ci­pi del­la demo­cra­zia moder­na non sono dati una vol­ta per tut­te. Ave­re un siste­ma demo­cra­ti­co dota­to di stru­men­ti di con­trol­lo, pesi e con­trap­pe­si, non è di per sé suf­fi­cien­te a impe­di­re che si affer­mi­no nuo­ve for­me di fasci­smo. Il tur­bo­ca­pi­ta­li­smo finan­zia­rio non solo mina i prin­ci­pi del­le costi­tu­zio­ni demo­cra­ti­che, a par­ti­re dal prin­ci­pio di ugua­glian­za, ma pun­ta ad affer­ma­re model­li che sono l’esatto con­tra­rio del­la demo­cra­zia.

In un siste­ma demo­cra­ti­co ciò che con­ta è che chiun­que vin­ca le ele­zio­ni garan­ti­sca i dirit­ti di tut­ti, in pri­mo luo­go quel­li del­le mino­ran­ze. I giu­di­ci da soli non pos­so­no rime­dia­re ai gua­sti del­la poli­ti­ca, come si vede nel caso dei prov­ve­di­men­ti fir­ma­ti da Trump, con­tro i qua­li si è per for­tu­na leva­ta una gran­de pro­te­sta popo­la­re. Intan­to cre­sce la rab­bia di chi ha visto peg­gio­ra­re le pro­prie con­di­zio­ni di vita, rab­bia che vie­ne stru­men­tal­men­te indi­riz­za­ta ver­so l’immigrazione e il mon­do isla­mi­co, vit­ti­me di con­ti­nue cam­pa­gne raz­zi­ste e oggi prin­ci­pa­li capri espia­to­ri nel dibat­ti­to pub­bli­co. In Euro­pa e in Ita­lia ci sono sta­te rea­zio­ni anche mol­to cri­ti­che alle deci­sio­ni del pre­si­den­te ame­ri­ca­no, men­tre la destra xeno­fo­ba si augu­ra­va che simi­li misu­re venis­se­ro adot­ta­te anche da noi. Le isti­tu­zio­ni euro­pee e i gover­ni, al di là del­le paro­le di sde­gno, in real­tà stan­no da tem­po muo­ven­do­si nel­la stes­sa dire­zio­ne. L’accordo con la Tur­chia è ser­vi­to a impe­di­re ai rifu­gia­ti siria­ni e ira­che­ni (due dei Pae­si col­pi­ti dal prov­ve­di­men­to di Trump) di arri­va­re in Euro­pa. Vener­dì pros­si­mo, a La Val­let­ta, capi di Sta­to e di gover­no dell’UE s’incontreranno per discu­te­re di flus­si migra­to­ri nel medi­ter­ra­neo cen­tra­le. L’obiettivo, dopo aver chiu­so la rot­ta bal­ca­ni­ca, è quel­lo di chiu­de­re anche la rot­ta che pas­sa dal­la Libia, stan­zian­do 200 milio­ni di euro per for­ma­re ed equi­pag­gia­re la guar­dia costie­ra libi­ca e per favo­ri­re i ritor­ni volon­ta­ri dei migran­ti ver­so i Pae­si d’origine. Un finan­zia­men­to che vie­ne ipo­cri­ta­men­te pre­sen­ta­to all’interno di un qua­dro di coo­pe­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le. La veri­tà è che, come per l’accordo con la Tur­chia, si voglio­no ester­na­liz­za­re le nostre fron­tie­re, chie­den­do all’instabile gover­no libi­co di fer­ma­re l’immigrazione per con­to dell’UE. E pre­sen­tan­do que­sta ope­ra­zio­ne come una for­ma di aiu­to ai Pae­si d’origine o tran­si­to dei migran­ti.

Non si vuo­le pren­de­re atto che l’emigrazione rap­pre­sen­ta, con le rimes­se e con le rela­zio­ni che s’innescano, il prin­ci­pa­le fat­to­re di svi­lup­po del­le comu­ni­tà loca­li nei Pae­si di pro­ve­nien­za

In que­sto qua­dro, il Fon­do ita­lia­no per l’Africa, così come in gene­ra­le gli aiu­ti allo svi­lup­po, rischia­no di diven­ta­re lo stru­men­to per finan­zia­re accor­di con gover­ni o regi­mi che si impe­gni­no ad attua­re poli­ti­che aggres­si­ve di con­trol­lo del­le fron­tie­re e con­te­ni­men­to dei flus­si. Que­sta sarà pro­ba­bil­men­te la linea che ver­rà con­fer­ma­ta dal pros­si­mo ver­ti­ce a La Val­let­ta, un favo­re ai regi­mi dit­ta­to­ria­li e ai traf­fi­can­ti di esse­ri uma­ni. I fon­di per la coo­pe­ra­zio­ne dovreb­be­ro inve­ce esse­re con­di­zio­na­ti al rispet­to dei dirit­ti uma­ni, intro­du­cen­do per leg­ge una clau­so­la in tal sen­so.

Non si vuo­le pren­de­re atto che l’emigrazione rap­pre­sen­ta, con le rimes­se e con le rela­zio­ni che s’innescano, il prin­ci­pa­le fat­to­re di svi­lup­po del­le comu­ni­tà loca­li nei Pae­si di pro­ve­nien­za. Biso­gna sce­glie­re se pro­muo­ve­re quel­la lega­le o favo­ri­re quel­la irre­go­la­re, come è sta­to fino­ra. E impor­tan­te che il gover­no ita­lia­no usi il Fon­do Afri­ca per far fron­te alle cau­se che deter­mi­na­no i feno­me­ni migra­to­ri, soste­nen­do atti­va­men­te le comu­ni­tà loca­li, incen­ti­van­do le loro eco­no­mie, pro­du­cen­do occu­pa­zio­ne, difen­den­do i dirit­ti uma­ni. Va valo­riz­za­to il ruo­lo del­le Ong (Orga­niz­za­zio­ni non gover­na­ti­ve) come sog­get­ti attua­to­ri del­le azio­ni di soli­da­rie­tà, aiu­to uma­ni­ta­rio e di svi­lup­po comu­ni­ta­rio che il Fon­do met­te­rà in cam­po.

Deve esse­re garan­ti­to l’accesso alla pro­ce­du­ra d’asilo a chiun­que ne fac­cia richie­sta, così come pre­ve­do­no la leg­ge e la Costi­tu­zio­ne. È infi­ne neces­sa­rio che il Par­la­men­to vigi­li atten­ta­men­te sui con­te­nu­ti del decre­to d’implementazione del Fon­do per l’Africa e in par­ti­co­la­re sugli aspet­ti che riguar­da­no i dirit­ti e le liber­tà del­le per­so­ne. Si impe­di­sca all’UE di cri­mi­na­liz­za­re le orga­niz­za­zio­ni uma­ni­ta­rie che ope­ra­no al lar­go del­la Libia per met­te­re in sal­vo le per­so­ne in cer­ca di pro­te­zio­ne e si can­cel­li qual­sia­si for­ma di guer­ra ai migran­ti pra­ti­ca­ta impie­gan­do le nostre for­ze arma­te o quel­le di altri Pae­si. Solo rea­liz­zan­do cana­li d’ingresso sicu­ri e lega­li si può sal­va­guar­da­re la vita del­le per­so­ne, com­bat­te­re sca­fi­sti e traf­fi­can­ti, fer­ma­re la tra­gi­ca con­ta del­le mor­ti nel Medi­ter­ra­neo.

L'autore è vice­pre­si­den­te Arci