Caso Musco, il figlio agli arresti: 'Vogliono farmi tacere'

Gian­fran­ce­sco Tura­no L'Espresso GIOIA TAURO – «Ti ho chia­ma­to per dir­ti che mi stan­no arre­stan­do». Sono le 13.24 di mer­co­le­dì e la tele­fo­na­ta al cro­ni­sta arri­va da Edoar­do Musco, 48 anni, figlio del baro­ne Livio, ucci­so nel suo palaz­zo al cen­tro di Gio­ia Tau­ro il 23 mar­zo di quest'anno. «Mi man­da­no den­tro per una vec­chia sto­ria di mari­jua­na per la qua­le ho già scon­ta­to la pena», con­ti­nua il figlio di Musco pri­ma di par­ti­re per il car­ce­re di Pal­mi. «For­se voglio­no far­mi tace­re». In pre­ce­den­ti col­lo­qui con l'Espresso, il figlio pri­mo­ge­ni­to di Livio Musco ave­va accen­na­to a una tele­fo­na­ta fra lui e il padre due ore pri­ma dell'omicidio. In quel­la con­ver­sa­zio­ne, il baro­ne ave­va annun­cia­to di vole­re sma­sche­ra­re gli imbro­gli lega­ti all'eredità del padre, il gene­ra­le Etto­re Musco, capo del ser­vi­zio segre­to Sifar dal 1952 al 1955 e stra­te­ga del­la rete Stay behind. Subi­to dopo, due col­pi di pisto­la cali­bro 7,65 spa­ra­ti dal­la mano di un pro­fes­sio­ni­sta chiu­de­va­no la boc­ca al baro­ne.

Per deru­bri­ca­re il moven­te a una que­stio­ne di don­ne o di usu­ra, nei gior­ni suc­ces­si­vi al delit­to gli inve­sti­ga­to­ri han­no dif­fu­so la noti­zia che la pisto­la fos­se una 6,35. Un pic­co­lo cali­bro, appun­to, da don­ne. Più seria, ma poco appro­fon­di­ta, la pista dell'usura. Secon­do dichia­ra­zio­ni di Edoar­do Musco in un pre­ce­den­te col­lo­quio con l'Espresso a Roma, Livio ave­va pre­so a pre­sti­to dena­ro da Teo­do­ro Maz­za­fer­ro, prin­ci­pa­le agen­te immo­bi­lia­re e pro­mo­to­re di real esta­te di Gio­ia Tau­ro, oltre che uomo del clan Piro­mal­li, uno dei più poten­ti del­la 'ndran­ghe­ta. Il baro­ne Musco ave­va resti­tui­to il pre­sti­to ma ave­va fini­to per scon­trar­si con Maz­za­fer­ro sugli inte­res­si da paga­re. Non è l'unico rap­por­to eco­no­mi­co fra l'immobiliarista e la fami­glia nobi­lia­re ori­gi­na­ria di Napo­li. Maz­za­fer­ro, come ha rive­la­to l'Espresso, ha anche ten­ta­to di acqui­sta­re la casa del gene­ra­le ai Pario­li, uno dei beni bloc­ca­ti dal­le con­tro­ver­sie lega­li sor­te fra gli ere­di. L'arresto di Edoar­do Musco avvie­ne in un gior­no par­ti­co­la­re. Alle 12 di que­sto mer­co­le­dì la Pro­cu­ra di Pal­mi, che inda­ga sull'omicidio, ave­va fis­sa­to nel palaz­zo del delit­to accer­ta­men­ti tec­ni­ci irri­pe­ti­bi­li ex arti­co­lo 360 del codi­ce di pro­ce­du­ra pena­le. Gli accer­ta­men­ti sono sta­ti con­dot­ti dai cara­bi­nie­ri del Ris di Mes­si­na.

I fra­tel­li e i figli del baro­ne Livio era­no sta­ti tut­ti con­vo­ca­ti come par­te offe­sa. Oltre ad Edoar­do, fini­to in car­ce­re un'ora dopo, fra i pre­sen­ti nel­le stan­ze di via Val­lea­me­na c'era anche Giu­sep­pe Musco, det­to Pino. Il quin­to dei sei figli del gene­ra­le vive a Gio­ia Tau­ro dove si occu­pa di quan­to resta dei lati­fon­di di fami­glia. Cir­ca un mese dopo l'uccisione di Livio, saba­to 20 apri­le 2013, Pino Musco è sta­to arre­sta­to per spac­cio di dro­ga dopo che, a un con­trol­lo, nel­la sua mac­chi­na era­no sta­ti tro­va­ti 1,2 gram­mi di cocai­na. Nel caso del baro­ne Musco, insom­ma, fioc­ca­no gli arre­sti. Ad ecce­zio­ne dell'assassino.

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