Catturate 105 “vacche sacre” in pochi mesi. Sedici le operazioni svolte in cinque comuni aspromontani

REGGIO CALABRIA – “La sinergia istituzionale ha consentito di realizzare una grande operazione, i cui risultati, oggi, sono gli occhi di tutti”. Sottolinea la scelta di fare “squadra” il prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari, che questa mattina, affiancato dai vertici provinciali delle forze dell’ordine, dell’Asp, del Parco nazionale d’Aspromonte e da numerosi sindaci, ha incontrato i giornalisti per fare il punto sull’operazione messa in atto da alcuni mesi nel contrasto al fenomeno delle “vacche sacre” della ndrangheta, bovini che vagano incontrollati anche in paesi e per le strade.

“Un’operazione – ha spiegato di Bari – che si snoda lungo tre linee di azione: la cattura dei bovini vaganti che per alcune organizzazioni mafiose rappresentano anche una forma di controllo del territorio; la tutela della sicurezza stradale, considerando i numerosi incidenti d’auto, anche gravi, causati dalla presenza improvvisa di bovini sulla carreggiata; in ultimo le esigenza di tutela e salvaguardia della sanità pubblica. E questo è stato possibile mettendo in raccordo tra loro diversi segmenti istituzionali”.

Sono 105 i bovini catturati fino ad oggi nel corso di 16 distinte operazioni che hanno interessato i territori di 5 comuni preaspromontani, colpendo prevalentemente la linea maschile per interrompere la linea riproduttiva della mandrie. “Numeri – ha detto il Prefetto – che ci consentono di confermare la spallata data a questo fenomeno, contro il quale sono stati messi in campo servizi specialistici, come il personale qualificato nella neutralizzazione di grossi animali, giunto dal Trentino. Specialisti che in questi mesi hanno trasferito il proprio know-how al personale del Parco nazionale d’Aspromonte.

Quindi il contributo dei Carabinieri forestali, affinché tutto si svolgesse secondo le direttive. Una vera e propria filiera di intervento che ci sta dando importanti risultati, su un fenomeno individuato ed evidenziato nel 1994 dalla Commissione Parlamentare Antimafia che definiva intollerabile che soggetti di rango criminale determinassero situazioni di criticità e di rischio nei territori della Piana di Gioia Tauro e della Locride in una spirale di illegalità che va assolutamente interrotta”. “Noi – ha concluso di Bari – siamo partiti anche da questo perché non ci fosse nessuna zona d’ombra rispetto a questa fenomenologia catalogabile come zootecnia, ma che cela dietro una grande fenomeno di criminalità”.

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