CHI HA PAURA DI MIMMO LUCANO?
di Alessia Candito

Alessia Candito Corrieredellacalabria.it CHI È IL PEGGIOR nemico della Calabria? Secondo la Fiamma Tricolore, il sindaco Mimmo Lucano, non molto tempo fa inserito fra i 50 uomini più influenti del mondo da Fortune, e il sistema di accoglienza diffusa che ha fatto di Riace un modello in Europa e nel mondo. Per questo, i neofascisti di tutta la Calabria si sono dati appuntamento questa mattina di fronte al municipio di Riace contro quelle che definiscono le «distorsioni del modello Lucano».

Le politiche di accoglienza che hanno permesso di salvare dallo spopolamento Riace e al contempo dare casa, lavoro e futuro a generazioni di migranti, diventate un modello in Italia e in Europa, per la formazione neofascista sarebbero invece simbolo «di caporalato, di sfruttamento, di traffico di carne umana, di clientelismo becero, di affari direttamente traslati dalla vicenda “Terra di Mezzo” di romana memoria e rispetto ai quali assumono contorni più sfumati anche i recenti, pesanti fatti del Cara di Isola Capo Rizzuto».

Parole pesantissime, secondo i dirigenti calabresi del Msi-Fiamma, giustificate da una relazione – in teoria, riservata – stilata nel novembre scorso da alcuni funzionari della prefettura in seguito ad un’ispezione di meno di due ore. Da quella visita, sarebbero emerse una serie di anomalie gestionali e amministrative, per le quali i neofascisti invocano «le necessarie misure restrittive ed interdittive che per molto meno vengono sventolate in tanti Comuni calabresi». Insomma, per la Fiamma Riace andrebbe addirittura commissariata e il sindaco – pare di capire dal comunicato – addirittura arrestato. Riace e Lucano sarebbero – si legge nella convocazione – il simbolo del «modello, ripetiamo becero, di gestione dello “affare immigrazione”».

Quello che la Fiamma non dice è che a quella relazione della prefettura – da mesi sbandierata da più parti come vessillo dei mali dell’immigrazione – è seguita una seconda e più approfondita ispezione, sollecitata dallo stesso sindaco Mimmo Lucano, e conclusasi senza che alcuna anomalia fosse rilevata. «Sono venuti a Riace quattro funzionari ed un dirigente, che hanno riconosciuto come tutto fosse gestito in modo ineccepibile. Della loro relazione però, neanche noi, che siamo i diretti interessati, siamo riusciti ad avere copia, mentre, a quanto pare, la precedente ha avuto larga diffusione», dice Mimmo Lucano, in questi giorni impegnato a visitare alcuni centri per minori a rischio in America Latina. «In più un’ulteriore visita ispettiva da parte di due funzionari prefettizi si è conclusa solo qualche giorno fa. E anche in quel caso sono arrivati i complimenti per l’amministrazione e i responsabili delle associazioni coinvolte nei progetti», prosegue Lucano, che commenta amaro: «A Riace non può essere consentito di dimostrare che un altro tipo di accoglienza è possibile».

Per la destra – e forse non solo – il modello Riace è fumo negli occhi. Motivo? Folgorati sulla via del sovranismo, i neofascisti tuonano contro il “business dei migranti” che a loro dire «rende palesi le motivazioni per le quali certa malapolitica di casa nostra rifiuta con ostinazione di considerare più umano e più economicamente vantaggioso l’aiuto alle popolazioni dato “a casa loro”». Traduzione: si colpisce il paese simbolo dell’accoglienza per attaccare in generale le politiche per i rifugiati, che secondo la Fiamma dovrebbero essere soccorsi nei paesi da cui tentano di fuggire a causa di guerre, persecuzioni, violenze etniche o religiose.

“Dettagli” evidentemente sfuggiti al Msi-Fiamma che da mesi, nonostante le risicate forze per lo più concentrate nella Calabria settentrionale, sembra estremamente attento a quanto succeda a Riace. Ed estremamente abile nel tessere alleanze con forze come la Lega Nord. Nei giorni scorsi, il capogruppo del Carroccio Gianni Volpi ha infatti presentato in Senato un’interrogazione, che nel chiedere al ministro Minniti «chiarezza» su Riace, ricalca in tutto e per tutto le parole usate dal Msi-Fiamma per convocare la manifestazione di questa mattina, cui ha entusiasticamente aderito anche la sezione calabrese del movimento “Noi con Salvini”.

Attacchi che per adesso Lucano preferisce non commentare. «L’atteggiamento delle destre non mi stupisce», si limita a dire. «Però – si lascia scappare – ci sono molte ombre». Il sindaco di Riace sa di essere diventato un simbolo e sa anche che questo lo rende un bersaglio. Ma al momento non aggiunge altro.

Un po’ oltre si spingono attivisti e volontari vicini all’amministrazione. Per loro, l’iniziativa del Msi-Fiamma è solo l’ultimo di una serie di attacchi, divenuti quasi parossistici dopo l’apertura del ministro Delrio ad una modifica normativa che renderebbe possibile la rielezione di Lucano. Un’ipotesi che sembra confermata dal violentissimo passaggio della nota diffusa dai neofascisti, in cui si sottolinea «in questa italietta da commedia dei pupi l’unico intervento è quello messo in atto dal ministro Delrio che, dopo la sua visita a Riace, ha perorato con successo la modifica della normativa sulla rielezione dei Sindaci oltre il secondo mandato consecutivo, alzando il limite dei comuni in cui questo è permesso da quelli fino a 1000 abitanti a quelli fino a 3000 abitanti, giusto perché anche “Il Nostro”, modello di Virtù e di Trasparente amministrazione potesse essere rieletto “a divinis”».

Contro la manifestazione convocata dalla Fiamma, numerose sono state le associazioni della Locride che hanno risposto alla convocazione di una contromanifestazione promossa da un comitato di rifugiati che a Riace vive. Ma a loro è stato proibito scendere in piazza a difesa di Riace. Per «possibili problemi di ordine pubblico» la Questura ha negato loro l’autorizzazione a manifestare.

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