Chiude lo Sporting Locri. La squadra di calcio femminile aveva denunciato minacce mafiose

LOCRI – E’ giunta al termine l’avventura dello Sporting Locri. La società di calcio a 5 femminile che milita in serie A, balzata agli onori delle cronache nel dicembre del 2015 per presunte minacce ricevute dalla ‘ndrangheta – come denunciò il presidente dell’epoca Ferdinando Armeni – domani giocherà la sua ultima partita in provincia di Frosinone. Lo afferma Vittorio Zadotti, attuale presidente dell’Asd Lokrians Futsal.

“Quello che non rovina la ndrangheta – afferma in una nota – lo distrugge la burocrazia e la politica regionale. La realtà a volte supera l’immaginazione, ma in Calabria accade spesso. Pochi giorni fa ho scritto al sindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, in merito alla chiusura del Palazzetto di Locri, che ci costringe per la seconda stagione consecutiva ad allenarci e giocare a 70 km dalla nostra sede. Anche perché quasi tutti i politici della Città Metropolitana, a seguito della vicenda mediatica planetaria delle minacce della ndrangheta si erano profusi in parole di pronto intervento in aiuto di questa realtà importantissima per questo territorio disagiato”. Zadotti ha anche reso noto che stamani il sindaco di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio, dove la squadra si allena e gioca, gli ha comunicato stamani l’immediata chiusura della struttura.

“Si sono accorti – afferma Zadotti – che dal 2012 mancano dei certificati dell’immobile. Ho dato mandato ai nostri legali di ritirare, per cause di forza maggiore, la squadra dalla competizione nazionale della Serie A di Futsal femminile e di valutare eventuali azioni per il risarcimento di danni subiti dalla nostra associazione a causa di imprudenza, imperizia o negligenza nei comportamenti che riguardano questa triste vicenda”. All’indomani della denuncia delle minacce subite, nel 2015, la società ricevette la solidarietà di tutto il mondo sportivo italiano e dalla politica. A Locri, il 10 gennaio 2016, in occasione della prima partita dopo le minacce, arrivò anche l’allora presidente della Figc Carlo Tavecchio. E pochi giorni dopo la società passò a Vittorio Zadotti, imprenditore milanese di origini calabresi. L’inchiesta sulle minacce avviata all’epoca dalla Procura della Repubblica di Locri è stata poi archiviata.

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