Città degli ulivi: chiudere o ripartire. Divisioni su grandi temi e incapacità di essere incisivi: urge una svolta

Domenico Galatà Quotidiano del Sud GIOIA TAURO – Ha ancora senso tenere in piedi un’associazione la cui incisività è ormai limitata a qualche comunicato stampa o qualche comparsata quando le contingenze lo rendono necessario? E’ davvero utile un organismo di rappresentanza incapace di intraprendere determinazioni corali sulle grandi problematiche del territorio, mettendo da parte pretesti di “campanile” o diatribe personali? La risposta è no e non potrebbe essere altrimenti alla luce di quella che è diventata oggi l’associazione “Città degli Ulivi”, l’organismo che raccoglie tutti i sindaci della Piana di Gioia Tauro e che ad oggi, inutile nasconderlo, ha un’incisività che rasenta lo zero.

«Perché non abbiamo mai discusso questi temi in seno all’associazione?», è la domanda emblematica posta dal vicesindaco di Feroleto della Chiesa, Giuseppe Grande, nel corso dell’ultima riunione svoltasi a San Giorgio Morgeto dove, il padrone di casa, il sindaco Salvatore Valerioti, ha invitato i suoi colleghi a discutere delle carenze da risolvere e combattere nell’offerta sanitaria sul territorio. Risultato: su 33 Comuni soltanto in 8 erano rappresentati. Gli altri, chi per un motivo chi per un altro, hanno inviato la propria giustificazione, come ai tempi della scuola. Eppure il tema non era certamente di quelli da sottovalutare: con la carenza di presidi medici sul territorio, le definiencienze e le difficoltà dell’ospedale di Polistena, gli annosi ritardi che stanno caratterizzando l’avvio dei lavori del nuovo nosocomio della Piana a Palmi, far sentire una voce unitaria e ferma sarebbe stato un segnale importante da rivolgere verso chi dirige opera nella stanza dei bottoni. E chi meglio dell’associazione che raccoglie i sindaci per farlo?

Viene da pensare che i primi a non credere nella necessità di avere un’associazione forte e unitaria siano proprio loro. L’iniziativa intrapresa da Valerioti, svolta al di fuori dell’associazione, suona una po’ come la resa di alcuni degli stessi primi cittadini davanti all’inutilità di “Città degli Ulivi” così come è configurata oggi. Da tempo si attende la ridefinizione delle cariche (ma questo è solo un aspetto formale, perché i problemi risiedono altrove), con l’attuale presidente Giovanni Piccolo pronto a lasciare. Da tempo si attende un’inversione di tendenza nell’affrontare le grandi problematiche che attanagliano la Piana. Da tempo si attende un confronto serio finalizzato al superamento delle divisioni di vedute dei sindaci (specie in materia di Sanità). Il territorio versa in condizioni sempre più disperate: la morsa della criminalità organizzata non tende a diminuire nonostante il lavoro incessante di magistratura e forze dell’ordine, la disoccupazione tra i giovani continua a farla da padrone, al porto quasi 400 lavoratori sono rimasti senza un impego e non sanno ancora con certezza quale sarà il proprio futuro (e gli stessi operai lamentano la mancata presenza dei sindaci al loro fianco, comunicati a parte), l’agricoltura continua a risentire della crisi che ha messo e sta mettendo in ginocchio soprattutto i piccoli produttori, il dissesto idrogeologico a cui è soggetto il territorio rimane tale e soluzioni all’orizzonte non se ne vedono. E l’elenco potrebbe essere ancora più lungo. Sarebbero il caso, quindi, di decidere se si vuole dare una rappresentatività vera, attiva, corale e incisiva alla Piana o proseguire sulla strada della mediocrità, delle divisioni. In questo caso, Città degli Ulivi non avrebbe più senso di esistere e ai sindaci non rimarrebbe che condurre da sé le proprie battaglie, limitandosi a osservare inermi, dal proprio orticello, le sofferenze e la frantumazione del proprio territorio.

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