Cittanova, marcia contro le vacche sacre della ndrangheta

Maria Scaramuzzino Redattoresociale.it CITTANOVA – Marcia contro le vacche sacre della ndrangheta. Si è tenuta ieri per le vie di Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, la prima manifestazione di protesta contro le cosiddette “vacche sacre” che i clan della criminalità organizzata abbandonano per le strade apparentemente per farle pascolare in libertà, in realtà per far sentire la propria egemonia sul territorio. Una presenza, quella degli animali, che da tempo immemorabile costituisce un ulteriore segno tangibile dello strapotere malavitoso: il malaffare si serve anche degli animali per delimitare il suo campo d’azione e per incutere timore. Le vacche sono infatti definite sacre perché nessuno deve osare toccarle.

L’iniziativa è stata ideata e promossa da comitato cittadino “No bull”, del tutto apolitico e apartitico. Il sodalizio è nato dal basso ed ha chiamato a raccolta tutti i cittadini che hanno a cuore la reputazione e la tranquillità di Cittanova e dei paesi limitrofi, facenti parte dell’entroterra reggino da sempre terra governata dalle cosche ndranghetiste. La marcia è stato un no deciso agli animali che vagano indisturbati per le strade e per i terreni. Una transumanza continua che la popolazione subisce da sempre, senza poter ribellarsi, senza poter esprimere il proprio dissenso per paura di ritorsioni, minacce e violenze di ogni genere.

Il maltempo non ha fermato i manifestanti che hanno voluto sensibilizzare le istituzioni su questo fenomeno a cui nessuno mai si è veramente opposto. Nei giorni scorsi il comitato “No bull” aveva invitato tutta la società civile cittanovese a prendere parte alla marcia, invito che è stato raccolto da rappresentanti delle istituzioni, dell’imprenditoria, del mondo della scuola, dell’associazionismo. Una pacifica chiamata alle armi per una forte presa di coscienza, per promuovere quel necessario senso di cittadinanza attiva contro il lassismo e il disfattismo con cui questa problematica è stata affrontata, senza mai essere risolta. Al comitato che ha promosso l’iniziativa ha inviato una sua lettera di vicinanza e solidarietà anche il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari.

 

“Basta vacche sacre”

CITTANOVA – Vagano giardini di case e paesi e, talvolta, persino nei cimiteri. Sono le “vacche sacre” calabresi, a differenza di quelle indiane, non hanno nessuna connotazione religiosa. Sono “sacre” per motivi molto più material: perché appartengono a boss o gregari delle cosche di ndrangheta e sono quindi, intoccabili, nonostante i danni infiniti che producono alle colture e non solo. Nel loro vagare, infatti, sono spesso causa di incidenti stradali. E solo per un caso fortuito fino ad ora, non si è verificata la tragedia. Ma i tempi, forse, stanno cambiando. Stamani, per iniziativa di un comitato civico – “No bull” – sindaci di Comuni della Piana di Gioia Tauro, cittadini e studenti, sono scesi in piazza a Taurianova, una delle realtà più interessate dal fenomeno, per dire forte e chiaro “NO” alle “vacche sacre”.

“Dovete risolvere questo problema”, è stata la richiesta rivolta all’unisono all’indirizzo dello Stato di una decina di sindaci tra i quali quelli di Cittanova, Taurianova, Molochio, Polistena, Cinquefrondi, Varapodio, Terranova, il referente di Libera nella Piana don Pino Demasi, l’arciprete di Cittanova don Nuccio Borelli e tanti studenti. Il prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari, ha fatto sapere che a gennaio verrà fatto il punto e annunciate le possibili soluzioni. Quello delle “vacche sacre” è un problema antico, che interessa soprattutto la provincia di Reggio Calabria. Alcuni collocano l’inizio del fenomeno agli inizi degli anni ’70 quando divampò la faida di Cittanova che provocò oltre cento morti.

Gli appartenenti ad una delle famiglie coinvolte svolgevano attività di pastorizia e vista la necessità di mettersi al riparo dalla faida o perché in carcere, lasciarono i capi di bestiame che cominciarono a pascolare liberi. Ma nonostante la “storicità” del problema ed i tanti tentativi esperiti – nel 2015 l’allora prefetto di Reggio Claudio Sammartino dispose l’abbattimento degli animali, incontrando però le resistenze di varie associazioni – le “vacche sacre” continuano a vagare sulle strade e nei campi del reggino indisturbate. Alcuni capi, nel corso degli anni, sono stati abbattuti, ma ciò non ha risolto il problema. Anche perché c’è chi, tra quelli che hanno “osato” ribellarsi, che ha pagato con la vita.

E’ il caso di un oculista di Locri, Francesco La Rosa, proprietario di terreni agricoli, che fu ucciso l’8 settembre 2005 dopo che aveva denunciato alla magistratura gli abusi subiti. Un delitto per il quale non sono mai stati trovati i colpevoli. Il fenomeno assume anche una connotazione sanitaria di non poco conto. Nel loro vagare, non è infrequente che i bovini vadano a pascolare anche in discariche abusive ingerendo chissà quali sostanze. E siccome, spesso, gente senza scrupoli, avvia gli stessi animali nel circuito della macelleria clandestina, è facile immaginare quali possano essere le conseguenze se quella carne arriva sulle tavole dei cittadini. Il pascolo di questi bovini, che di sacro non hanno niente, trasuda arroganza mafiosa ed è anche un modo per le cosche per dare una rappresentazione plastica del loro potere. Il gesto degli abitanti di Cittanova di stamani, però, se debitamente coltivato, può rappresentare un passo in avanti per superare la paura.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*