Concorso sospetto all'Arpacal, la prescrizione salva gli indagati. C'è anche il presidente Scalzo

Ste­fa­nia Papa­leo Ilquotidianoweb.it CATANZARO – Per ogni filo­ne d'indagine aper­to dal­la Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca di Catan­za­ro sul­la gestio­ne del per­so­na­le all'Arpacal, pun­tua­le era par­ti­to un avvi­so di garan­zia anche all'indirizzo dell'attuale pre­si­den­te del con­si­glio regio­na­le, Toni­no Scal­zo, nel­la sua qua­li­tà di diret­to­re scien­ti­fi­co dell'Agenzia regio­na­le per la pro­te­zio­ne dell’ambiente in Cala­bria. Ma, si sa, il tem­po cor­re velo­ce. Sicu­ra­men­te più velo­ce del­la giu­sti­zia, sul­la qua­le incom­be rego­lar­men­te il rischio del­la pre­scri­zio­ne.

Die­tro l'angolo rispet­to a nume­ro­si pro­ce­di­men­ti attual­men­te al vaglio dei giu­di­ci. E già scat­ta­ta per uno dei nume­ro­si fasci­co­li sca­tu­ri­ti dal­le inda­gi­ni por­ta­te avan­ti a rit­mo ser­ra­to dagli uomi­ni del­la sezio­ne di Pg del Nisa, per con­to dei vari magi­stra­ti che han­no mes­so, di vol­ta in vol­ta, il naso tra le pra­ti­che rite­nu­te sospet­te. Così è fini­to in archi­vio il pro­ce­di­men­to pena­le che ruo­ta­va intor­no all'assunzione di Eli­sa­bet­ta Gril­lea all'Arpacal. In cal­ce al prov­ve­di­men­to, la fir­ma del gip, Ila­ria Taran­ti­no, che, nel dichia­ra­re l'estinzione dei pre­sun­ti rea­ti di abu­so d'ufficio e fal­so risa­len­ti addi­rit­tu­ra al 2007, fa un distin­guo solo per un dipen­den­te dell'Agenzia, Pasqua­le Lostum­bo, nei cui con­fron­ti l'archiviazione è sta­ta dispo­sta per­ché rico­no­sciu­to “com­ple­ta­men­te estra­neo ai fat­ti con­te­sta­ti”, dal­lo stes­so magi­stra­to tito­la­re dell'inchiesta, il sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re, Ema­nue­la Costa. È sta­ta quest'ultima, infat­ti, dopo aver chiu­so le inda­gi­ni a cari­co di nove per­so­ne, a rac­co­glier­ne le rispet­ti­ve tesi difen­si­ve, per poi pro­ce­de­re con la richie­sta di archi­via­zio­ne, accol­ta dal gip, nei con­fron­ti di Eli­sa­bet­ta Gril­lea, la can­di­da­ta che, secon­do l'accusa, avreb­be bene­fi­cia­to dei pre­sun­ti ille­ci­ti com­mes­si dagli altri inda­ga­ti, tra cui, oltre a Lostum­bo, figu­ra­va­no anche Marian­to­niet­ta Alia (respon­sbai­le del pro­ce­diemn­to del con­cor­so “incri­mi­na­to”), Sil­via Roma­no (com­po­nen­te del grup­po di lavo­ro curan­te l'istruttoria del­la doman­da pre­sen­ta­ta dal­la Gril­lea), Fran­ce­sco Capa­rel­lo (diri­gen­te del Set­to­re Risor­se uma­ne e For­ma­zio­ne) Dome­ni­co Lem­ma (com­mis­sa­rio dell'Arpacal), Anto­nio Scal­zo (diret­to­re scien­ti­fi­co Arpa­cal), Lui­gi Lucia­no Ros­si (diret­to­re ammi­ni­stra­ti­vo Arpa­cal) e Vin­cen­zo Mol­la­ce (diret­to­re gene­ra­le Arpa­cal).

Tut­ti chia­ma­ti a rispon­de­re dei pre­sun­ti rea­ti di fal­so e abu­so d'ufficio risa­len­ti al novem­bre del 2007, data in cui la can­di­da­ta, secon­do l'originaria teo­ria accu­sa­to­ria, nono­stan­te non aves­se il tito­lo di stu­dio richie­sto e non aves­se appo­sto sul­la doman­da il codi­ce esat­to, era sta­ta ugual­men­te ammes­sa ad un ban­do di con­cor­so per la coper­tu­ra di 10 posti di col­la­bo­ra­to­re tec­ni­co pro­fes­sio­na­le pres­so la dire­zio­ne gene­ra­le dell'Arpacal a Catan­za­ro indet­to nel 2008. Sal­vo fini­re al ter­mi­ne del­le pro­ve al quin­di­ce­si­mo posto. Ma nean­che que­sto sareb­be sta­to un pro­ble­ma. Per­ché, con­te­stual­men­te all'approvazione del­la gra­dua­to­ria defi­ni­ti­va fina­le del con­cor­so in que­stio­ne, era sta­ta auto­riz­za­ta la coper­tu­ra di ulte­rio­ri cin­que posti. “Tut­to ciò in manie­ra ille­git­ti­ma”, ave­va soste­nu­to la Pro­cu­ra, sul­la scia del­la denun­cia di chi si era visto dare il ben ser­vi­to nono­stan­te i tito­li richie­sti pos­se­du­ti dav­ve­ro. Denun­cia che par­la­va di pre­sun­te irre­go­la­ri­tà che avreb­be­ro accom­pa­gna­to le pro­ce­du­re con­cor­sua­li segui­te per l'ammissione al ban­do di con­cor­so per la coper­tu­ra di 10 posti (stra­da facen­do lie­vi­ta­ti a 15) di col­la­bo­ra­to­re tec­ni­co pro­fes­sio­na­le di alme­no due can­di­da­ti che, sep­pur in pos­ses­so di un tito­lo di lau­rea diver­so da quel­lo pre­vi­sto, sareb­be­ro sta­ti ugual­men­te ammes­si gra­zie alla pre­sun­ta com­pia­cen­za del­la respon­sa­bi­le del pro­ce­di­men­to che avreb­be cer­ti­fi­ca­to il fal­so.

Ed era sta­to pro­prio il suo nome, insie­me a quel­lo di tut­ti i com­po­nen­ti del grup­po di lavo­ro inca­ri­ca­to di valu­ta­re la docu­men­ta­zio­ne alle­ga­ta alle doman­de di ammis­sio­ne di vol­ta in vol­ta pre­sen­ta­te dai can­di­da­ti, a con­flui­re nel filo­ne d'inchiesta ormai fini­to in archi­vio.