Condannata a 4 anni Rosy Canale. La fondatrice delle "Donne di San Luca" era accusata di avere usato fondi del movimento per fini personali

Rosy Canale

LOCRI - Il Tribunale di Locri ha condannato a quattro anni di reclusione Rosy Canale, la fondatrice dell'associazione antimafia "Movimento donne di San Luca", coinvolta nell'inchiesta "Inganno" della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ma non per reati di mafia. La donna era accusata di avere utilizzato finanziamenti pubblici destinati a sostenere il movimento ed iniziative contro le cosche per fini personali. Il pm aveva chiesto la condanna a 7 anni. Rosy Canale era stata rinviata a giudizio il 27 giugno del 2014 per truffa e malversazione. Nell'inchiesta "Inganno" sugli affari delle cosche Nirta e Strangio di San Luca erano coinvolte altre cinque persone, tra le quali l'ex sindaco del paese Sebastiano Giorgi. I cinque hanno optato per il rito abbreviato.

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Claudio Cordova Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA - Quattro anni a Rosy Canale, con il risarcimento ad alcuni degli enti che avrebbe truffato, tra cui Enel Cuore. Il Tribunale di Locri ha condannato l'ex eroina antimafia, accusata dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Francesco Tedesco, di essersi appropriata di ingenti somme che sarebbero dovute servire per la lotta antimafia, per il riscatto della Locride, ma che, in realtà, sarebbe finite, a vario titolo, nelle tasche della Canale o, comunque utilizzati per fini personali. La donna era imputata nel procedimento "Inganno" che, oltre a svelare il condizionamento delle cosche sulla vita amministrativa di San Luca, svelerà – almeno a detta dei pm Nicola Gratteri e Francesco Tedesco – il meccanismo attraverso cui la fondatrice e la promotrice del Movimento Donne di San Luca si sarebbe appropriata, utilizzandoli per fini personali, di svariati fondi concessi da diverse Istituzioni che sarebbero invece dovuti essere impiegati nell'attività antimafia su un territorio difficile come quello della Locride. Il Movimento "Donne di San Luca" otterrà - per la propria attività di sostegno alle donne vittime della 'ndrangheta – anche un bene confiscato: un immobile sottratto alla potente cosca Pelle "Gambazza" di San Luca, destinato a ludoteca, inaugurata nel 2009, ma mai entrata in funzione. Rosy Canale avrebbe ricevuto finanziamenti da un arco vastissimo di Istituzioni: Ministero della Gioventù, Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, Prefettura di Reggio Calabria e Fondazione "Enel Cuore".

Ma avrebbe utilizzato decine di migliaia di euro per varie utilità personali: dall'acquisto due autovetture – una Smart e una Fiat 500 – a quello di vestiti e mobili, nonché la possibilità di effettuare viaggi di natura privata. A Rosy Canale, gli inquirenti arriveranno grazie ai numerosi contatti che la donna avrà con gli amministratori locali di San Luca, fino al momento dello scioglimento del Comune. "Me ne fotto". Così Rosy Canale rispondeva alla madre, che le raccomandava di spendere con attenzione i soldi che le arrivavano da Istituzioni varie: dalla Presidenza del Consiglio Regionale, alla Prefettura, passando per l'associazione "Enel Cuore". Tanti i fondi elargiti al Movimento "Donne di San Luca", che la giovane Rosy aveva fondato, per la promozione sociale e per il sostegno alle donne vittime della ndrangheta. E Rosy avrebbe dovuto ascoltare la madre. L'appropriazione dei fondi, che in realtà dovevano servire per l'attività antimafia, sarebbero stati intascati dalla "pasionaria", che li avrebbe spesi per vestiti, mobili, viaggi e auto. Truffa aggravata il reato che la Procura di Reggio Calabria contesta alla donna, che proprio alcuni giorni prima dell'esecuzione degli arresti domiciliari aveva ricevuto il premio "Paolo Borsellino".

Rosy CanaleEra riuscita ad accreditarsi bene, Rosy Canale. Era diventata una vera e propria celebrità, anche se, a detta dei giudici, "si muove tra i gruppi malavitosi e interagisce con loro a seconda delle sue necessità e al solo fine di portare a compimento le sue iniziative, aggraziandosi, con la prospettiva futura di un lavoro retribuito, le donne di San Luca, molte delle quali sono vicine a famiglie mafiose". Ma sono tanti anche i contatti con l'entourage dell'allora senatore del Partito Democratico, Luigi De Sena, ex superprefetto di Reggio Calabria, giunto in riva allo Stretto dopo l'omicidio di Franco Fortugno. A detta dei giudici, i soldi destinati al Movimento "Donne di San Luca" "sono stati biecamente piegati ai propri interessi personali dalla presidente di quel movimento". Anche i 160mila euro concessi dall'associazione "Enel Cuore", che sarebbero dovuti essere impiegati per la ludoteca nell'immobile confiscato alla potente cosca Pelle "Gambazza". In realtà quella struttura sarebbe stata solo inaugurata (evidentemente per mettere una pezza ai fondi ottenuti), ma sarebbe ben presto finita nel dimenticatoio. E i soldi? Lo spiegano i giudici. Sarebbero stati utilizzati "anche mediante il ricorso a fatture false o gonfiate, per finalità esclusivamente private".

Lungo l'elenco dei soldi che Rosy Canale avrebbe intascato anche per "l'acquisto di mobili e arredamento per la propria abitazione, di abbigliamento e di una minicar per la figlia, di abbigliamento per sé e per il padre, di una settimana bianca per sé e per la figlia". Proprio nella data in cui arriveranno i fondi, infatti, siamo alla fine dell'ottobre 2009, secondo i giudici finiranno tutti i problemi economici per la donna: quel giorno, Rosy chiama sua figlia e "le chiede di che colore vuole le Hogan perché sono arrivati i soldi". La ragazza chiede "quanto si tiene lei e Rosy risponde che poi vedrà". Ed eccole lì le borse che ogni donna vorrebbe: Louis Vuitton e Fendi. Ma anche cene e benefit vari, per sé e per i parenti. Le carte dell'indagine "Inganno", che porterà in carcere l'ex sindaco di San Luca, Sebastiano Giorgi, sono imbarazzanti per l'ex eroina antimafia, di cui verrà sottolineata l'avidità. Il contenuto delle carte d'indagine, infatti, entra pesantemente nel merito delle spese. I soldi concessi dal Ministero della Gioventù, oltre 18mila euro, sarebbero stati utilizzati per "l'acquisto di un'autovettura Fiat 500, sì intestata al Movimento, ma di fatto utilizzata esclusivamente" dalla donna.

"Dopo la lettura della sentenza di primo grado del processo che mi ritiene responsabile condannandomi a quattro anni di reclusione, desidero esprimere profondo disgusto per l'intera vicenda. L'opinione pubblica deve sapere che si é trattato di un processo di mafia ma senza mafioso, forzatamente voluto dalla Procura poiché era il solo modo per poter utilizzare le intercettazioni telefoniche: unica fonte di prova della stessa accusa". Lo afferma, in una dichiarazione, Rosy Canale, la fondatrice dell'associazione antimafia "Movimento donne di San Luca" commentando la sentenza emessa di condanna a suo carico emessa dal Tribunale di Locri. "Nessun riscontro documentale - prosegue Canale - accertato contro di me: solo parole. La sproporzione che l'intera vicenda contempla lascia fortemente perplessi, se non addirittura sgomenti. A partire dal mio arresto ingiustificato e spettacolare, fino ai 330 giorni di firma in commissariato per giungere ad una squilibrata richiesta di sette anni di reclusione da parte della pubblica accusa. Verrebbe da chiedersi: chi avrei ammazzato???. Questo dimostra chiaramente come non ci sia stato da parte dell'ufficio di Procura un reale interesse a giungere alla verità dei fatti nell'interesse della collettività, ma solo un evidente accanimento contro la mia persona. Perché? Forse perché ho difeso i figli di Maria Strangio che seppure portano il cognome Nirta per me non erano e non sono mafiosi. Perché chi tocca i fili muore". "San Luca è terreno esclusivo, proprietà privata - sostiene ancora Canale - di una certa antimafia che scredita e disintegra chiunque favorisce il recupero ed il cambiamento, perché questo sottrae loro potenziali criminali: quindi loro clienti. Il mio spettacolo lo diceva chiaramente, andava fermato anche per questo. Il lavoro di 5 anni tradotto tutto in un crimine, ma attenzione, senza più minicar ne vestiti di lusso: nessuna prova. Quelli li hanno solo usati per creare lo scandalo iniziale. Vergogna. In qualsiasi altro paese civile di questo pianeta un processo del genere non si sarebbe mai svolto. Pertanto, invece di criminalizzare e giudicare, ognuno dovrebbe riflettere seriamente sulla condizione della giustizia in Italia, e pensare che a questo punto tutti sono soggetti a rischio: ognuno potrebbe facilmente trovarsi al mio posto. Arrestata ed assassinata civilmente senza prove. Naturalmente con il mio avvocato ci appelleremo certi della mia buona fede e dichiarata innocenza".