Consorzio dei clan cirotani e reggini. Summit con ndranghetisti e imprenditori tra cui uno dei fondatori di FI

Antonio Anastasi Quotidiano del Sud CIRÒ MARINA – A un summit così importante l’ormai ex sindaco di Cirò Marina ed ex presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla, tra gli arrestati nell’ambito della mega operazione Stige, arrivò in compagnia del presunto reggente del “locale” di ndrangheta di Cirò, Salvatore Morrone. L’appuntamento era al ristorante dell’hotel Napoleon, sulla strada statale 106, a Torre Melissa. La finalità della riunione era quella di costituire un congiunto organo imprenditoriale, comprendente aziende ed imprese riconducibili alla ndrangheta cirotana e reggina, capace di accaparrarsi finanziamenti pubblici per la realizzazione di corsi di formazione professionale, da acquisire attraverso un consorzio promosso, organizzato e diretto dagli imprenditori Letizia Bonelli e Massimiliano Buonocore, quest’ultimo peraltro tra i fondatori di Forza Italia. Mancavano sei mesi alle elezioni comunali e la presenza di Parrilla, ma anche del futuro vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Berardi, e del futuro assessore al Bilancio, Antonio Gallella, almeno secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros di Catanzaro e del Comando provinciale di Crotone e della Dda di Catanzaro, appariva strumentale ad una loro futura carica istituzionale, che avrebbe consentito agli ndranghetisti di ottenere «entrature all’interno degli enti locali, favorendo l’acquisizione dei finanziamenti».

Il 13 gennaio 2016, ai militari impegnati in un servizio di osservazione non sfuggì certo la presenza di pezzi da novanta della cosca Farao Marincola quali il già citato Morrone, Giuseppe, Spagnolo, Martino Cariati e Vittorio Bombardiere, insieme a quella di «un qualificato esponente della ndrangheta reggina», Pasquale Morabito. Al convivio c’erano anche Bonelli e Buonocore. Dagli accertamenti successivi, in effetti, è emersa la serrata caccia al voto da parte dei plenipotenziari della cosca. Per esempio a marzo, periodo in cui si stavano componendo le liste elettorali, nella pescheria “Desireè” di Spagnolo, questi, alla presenza di Berardi e altra persona non identificata, avrebbe rivelato che la cosca si era determinata ad appoggiare, ancora una volta, la candidatura dello stesso Berardi, sostenendo di conseguenza il candidato sindaco Parrilla. «… Noi portiamo a te … omissis … ed a qualcuno di voi altro che con una mano sola … questo è stato scritto …». Sempre Spagnolo avrebbe affermato di essersi personalmente opposto alla candidatura di qualcuno che non era gradito alla cosca: «… io gli volevo dare uno schiaffo che … con coso, che praticamente ha fatto candidare… l’ho fatto cacciare, già eliminato ». Spagnolo, ritenuto azionista della cosca e noto col nomignolo di “Bandito”, in un altro brano faceva riferimento a “Peppe”, esponente di una lista avversaria, il quale, evidentemente, si era candidato autonomamente senza essere “autorizzato”. «… A Peppe non gliel’ha detto nessuno di mettersi nella lista …». Successivamente, Spagnolo indicava a una donna la preferenza da segnare, sollecitandola a riportare le proprie disposizioni anche ai familiari: «…vabbè tu gli dici a Isabella che è venuto Peppe, coso … omissis … tanto tu, Isabella e tua nipote, tua nipote fa quello che dici tu …».

Indicazioni ritenute «illuminanti» dagli inquirenti in quanto Spagnolo sarebbe stato in grado di imporre alla propria interlocutrice di esprimere, senza alternativa, la preferenza per Parrilla. «… Zìzì non ti permettere a dare qualche voto… che non sia mai Signore … esce il coso che non ho preso i voti tuoi … ma vedi che qua… tu lo sai, no? che solo i voti tuoi ho di qua … che se non prendo il voto tuo e di Isabella … te ne puoi scappare … allora metti una freccia qua, Parrilla vedi …non me ne frega niente però la freccia la devi mettere, fai quello che ti dico io tu …». Sempre il “Bandito” sarebbe stato in grado di far «cambiare idea» a una persona che intendeva appoggiare l’altro candidato a sindaco, Roberto Siciliani, ex sindaco e anch’egli arrestato. «Non sei con Siciliani tu?, avrebbe obiettato l’altro facendo riferimento al precedente sostegno del clan all’ex sindaco che si ricandidava». Spagnolo dice che non era Siciliani il candidato da votare. E l’altro: «… può darsi pure che cambio idea Pè, io pure con Parrilla ho l’idea, tu con Parrilla sei tu? …». Secondo gli inquirenti, pertanto, Spagnolo «non aveva necessità di utilizzare toni di minaccia (se non nella parte iniziale del dialogo, quando affermava: “il voto mi devi dare”)», ma «gli bastavano poche parole per far comprendere al proprio interlocutore che, questa volta, occorreva schierarsi a favore di Parrilla».

 

Mafia trasversale ai partiti. L’esposto: «Sostegno del “locale” di ndrangheta per 500mila euro»

Quotidiano del Sud CIRÒ MARINA – Ndrangheta trasversale agli schieramenti politici. Se ce ne fosse ancora bisogno, la conferma viene dalla viva voce di Giuseppe Spagnolo, alias “il Bandito”, uno dei capi del “locale” di ndrangheta di Cirò tra i 169 arrestati nell’operazione Stige. «Ma a noi che cazzo ce ne frega… che va Roberto, va quello, va quell’altro… se io vado da Roberto una cosa non me la fa Roberto… o vado da quell’altro non me la fa?». Nel 2006 viene eletto Nicodemo Parrilla, nel 2011 Roberto Siciliani, nel 2016 di nuovo Parrilla (poi divenuto anche presidente della Provincia di Crotone) in contrapposizione a Siciliani ma, secondo gli inquirenti, sempre col sostegno dei clan. Tant’è che sono finiti entrambi in carcere per associazione mafiosa.

Soltanto il rifiuto di Siciliani ad essere sostenuto dalla ndrangheta cirotana avrebbe fatto sì che la cosca si fosse espressa nei confronti di Parrilla: «…ma perché Roberto pensa che vinceva… non li voleva i voti nostri …». Ma perché Siciliani, la cui elezione sarebbe stata salutata con favore dallo storico boss Giuseppe Farao che dal carcere avrebbe commentato che si doveva «comportare bene», essendo stato del resto “Giuseppe nostro”, ovvero suo nipote Giuseppe Berardi, sempre assessore nelle tre consiliature (era vicesindaco quando è stato arrestato l’altra notte), avrebbe rifiutato l’appoggio del clan alle ultime elezioni? Secondo Martino Cariati, uno dei plenipotenziari della cosca, perché a far cadere l’amministrazione da lui presieduta era stato proprio il clan. Almeno questo, a suo dire, gli avrebbe riferito Siciliani, al quale il mammasantissima obiettò: «… però ti faccio un passaggio, perché non ci hai voluti? … allora noi ti abbiamo dato un segnale quando Sculco e Filippelli… perché ve la siete presa con noi che vi abbiamo fatto cadere noi?».

Insomma, la cosca sarebbe stata in grado di battere i big della politica locale come l’ex consigliere regionale Enzo Sculco e l’ex senatore Nicodemo Filippelli, che sostenavno questa o quella coalizione. Nel giugno 2016, durante una conversazione intercettata, Giuseppe Spagnolo e Giuseppe Sestito parlavano di un incontro con Siciliani durante il quale Martino Cariati era venuto in possesso di un esposto anonimo redatto da Siciliani, indirizzato ai carabinieri di Cirò Marina, all’interno del quale venivano denunciate una serie di irregolarità precedenti l’elezione del sindaco Parrilla che avrebbe goduto del sostegno della cosca. In particolare – spiegava Spagnolo a Sestito – si faceva riferimento all’impegno, oltre che di Sestito e Spagnolo, anche dei componenti della famiglia Siena e di Salvatore Morrone, in cambio di un sostegno economico di 500mila euro. «Che ti devo far leggere una cosa… e mi ha detto di una lettera… Roberto a Martino… parla di me, di te, di Siena… del Biondo … di Dino Carluccio … E’ appoggiato da Sestito, dai Siena…Il Bandito… Che praticamente Parrilla ci dà 500.000 euro al mese… all’anno …». Ecco perché Spagnolo avrebbe affrontato direttamente Siciliani chiedendogli spiegazioni sul contenuto dell’esposto. Nello scritto si accennava al sostegno che Spagnolo avrebbe assicurato a Giuseppina Pirito. «… Poi c’è questa Pirito… dice…vedete quanti voti… e rendetevi conto… in quali mani siete».

A quel punto Spagnolo avrebbe “ricordato” al suo interlocutore che in passato sarebbe stato lui a godere del sostegno elettorale della cosca. «Robè tu stai mandando a tuo fratello di andare ad offendere a questo, di andare ad offendere a quell’altro… …. ti sei scordato tu, cinque anni fa chi ti ha votato a te? Chi l’ha votato a Nevio (altro fratello dell’ex sindaco, ndr)? Mi ha chiamato nel telefono, che ero in Germania… “Tante grazie dei voti che vi siete presi”… Non ero un mafioso prima? Prima… com’ero prima un mafioso, lo sono adesso». L’interrogatorio di Parrilla è previsto oggi; quello di Siciliani nei prossimi giorni.

 

Dimissioni in massa a Cirò Marina. Presto pure in Provincia

Giacinto Carvello Quotidiano del Sud CROTONE – Stanno provocando dimissioni di massa negli enti interessati gli esiti dell’operazione “Stige”, che ha portato in carcere il presidente della provincia, Nicodemo Parrilla, e diversi altri amministratori comunali. In una nota, i consiglieri provinciali di Crotone, infatti, hanno comunicato la loro volontà di dimettersi, ma solo dopo aver approvato il bilancio dell’ente. Alle 13, era seguita analoga decisione del vicepresidente dell’ente intermedio, Armando Foresta, che aveva comunicato le sue dimissioni «irrevocabili» dalla carica. Tutto ciò è avvenuto dopo una visita degli stessi consiglieri, guidati da Foresta, in Prefettura, a Crotone, a chiedere lumi. Ancor prima, si era dimesso anche il sindaco di Strongoli, Michele Laurenzano, anch’egli arrestato. Ma ieri, non sono state solo queste le dimissioni legate alla vicenda che ha sconvolto il crotonese. Sempre ieri, infatti, tutti gli undici consiglieri comunali di Cirò Marina, hanno rassegnato le proprie dimissioni nelle mani del commissario inviato la Prefettura, Eugenio Pitaro. Il giorno precedente, erano stati i due consiglieri comunali del Pd a dimettersi, vale a dire Valentina Facente e Giuseppe Facenza. Le dimissioni in massa dei consiglieri, porta allo scioglimento del Comune. Sempre a proposito di dimissioni, il circolo del pd di Strongoli, proprio dopo l’arresto del sindaco Laurenzano, ha chiesto ai suoi consiglieri, pur ringraziandoli e ribadendo loro la piena fiducia, di dimettersi per opportunità. Analoga richiesta era stata avanzata dalla Federazione provinciale del Pd.

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