Cordova (Ildispaccio.it): “Cisterna fino a Roma per opporsi (solo) a mia archiviazione. Ma Cassazione lo ammenda”

Claudio Cordova Ildispaccio.it REGGIO CALABRIA – Chissà se mai il dott. Alberto Cisterna spiegherà le ragioni per le quali, dopo aver ritirato la querela nei confronti di una giornalista-autrice di un articolo a suo dire diffamatorio e, nel contempo, di insistere nel voler ottenere il rinvio a giudizio del direttore del giornale su cui il predetto articolo era stato pubblicato. L'articolo "incriminato" è uno dei tanti che Il Dispaccio è stato "costretto" a pubblicare per essere fedele al diritto di cronaca, viste le vicende giudiziarie in cui in questi anni è stato coinvolto il dott. Alberto Cisterna, ex viceprocuratore nazionale antimafia.

Nella fattispecie, il suddetto magistrato, presenterà querela nei confronti di una giornalista, all'epoca in servizio presso Il Dispaccio, autrice materiale dell'articolo. Successivamente – e per motivi ignoti – il dott. Cisterna ritirerà la querela nei confronti della stessa, nel frattempo migrata verso altri lidi, insistendo, invece, per ottenere l'esercizio dell'azione penale nei confronti del sottoscritto. Contrariamente alla volontà del dott. Cisterna, il Gip del Tribunale di Reggio Calabria, il 20 marzo 2015, archivierà entrambe le posizioni. Diverse sono le motivazioni delle due archiviazioni: nel caso della giornalista-autrice dell'articolo ritenuto diffamatorio per mancanza di interesse da parte della stessa parte offesa, nel caso del Direttore per la "ritenuta infondatezza della querela del Cisterna in quanto le notizie pubblicate erano il portato di un collaboratore di giustizia, come tali riferite".

Claudio Cordova
Claudio Cordova
La stranezza risiede nella differenza di atteggiamento tenuto dal dott. Cisterna in relazione alla giornalista-autrice e al suo direttore. Sembrerebbe infatti che il dott. Cisterna si fosse convinto che l'articolo non fosse diffamatorio, tanto da avere ritirato la querela nei confronti di colei che lo aveva redatto. Pertanto, non si comprendono le ragioni per le quali si insisteva sul rinvio a giudizio del direttore del giornale che aveva ospitato l'articolo. Contro la decisione del Gip di Reggio Calabria (era stato lo stesso pm a chiedere l'archiviazione) Cisterna arriverà anche a Roma, davanti alla Suprema Corte di Cassazione, con un ricorso in cui sosterrà "l'abnormità del provvedimento che, lungi dall'arrestarsi al dato processuale della remissione di querela estensibile al Cordova, correttamente indagato per il reato di cui all'art. 595 cod. pen. e non per quello di omesso controllo (non ascrivibile, per giurisprudenza di questa corte, al direttore di testata on line), era entrato nel merito della vicenda con potenziali ripercussioni negative sui giudizi amministrativo e disciplinare che vedono coinvolto il ricorrente". Nella sua posizione, il dott. Cisterna verrà fiancheggiato anche dal procuratore generale che chiederà "l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato sul rilievo che il difetto della condizione di procedibilità impedisce ogni valutazione del merito del fatto ascritto". Sarà la Suprema Corte di Cassazione, presieduta da Gennaro Marasca, a dare torto a entrambi, dichiarando il ricorso di Cisterna inammissibile, condannandolo a 1000 euro di ammenda e rendendo irrevocabile l'archiviazione nei confronti del sottoscritto.

Scrive la Cassazione: […] la proposta censura di abnormità investe inammissibilmente la motivazione del provvedimento piuttosto che il suo epilogo decisorio, il quale non potrebbe essere diverso dall'archiviazione, essendo dunque manifestamente infondata la richiesta di rettifica de plano del dispositivo dell'ordinanza, anche a condividere le argomentazioni del ricorrente, per vero non prive di fondatezza laddove stigmatizzano la mancata estensione al Cordova della remissione di querela nei confronti della OMISSIS sul rilievo che il predetto è indagato, né potrebbe essere diversamente essendo direttore di una testata on line di concorso in diffamazione, e non, come sembra ritenere il Gip, del reato di omesso controllo". Per questo, la Cassazione, ha dichiarato "inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1000 in favore della Cassa delle Ammende".

Ad ogni buon conto, ecco la sentenza integrale, depositata il 29 dicembre scorso. In modo che ogni lettore possa farsi una propria idea:

 

RITENUTO IN FATTO 1. Il Gip del Tribunale di Reggio Calabria, con ordinanza 20-3-2015, disponeva l'archiviazione del procedimento per il reato di diffamazione a carico di OMISSIS, giornalista, e di Claudio CORDOVA, direttore responsabile della testata on line dove era stato pubblicato l'articolo della prima. 2. La decisione era determinata, quanto alla OMISSIS, dalla circostanza che il querelante Alberto CISTERNA, magistrato, aveva rimesso la querela nei suoi confronti, quanto al Cordova, stante la mancata remissione esplicita della querela nei sui confronti, dalla ritenuta infondatezza della querela del Cisterna in quanto le notizie pubblicate erano il portato di un collaboratore di giustizia, come tali riferite. 3. Propone ricorso la p.o. Cisterna deducendo abnormità del provvedimento che, lungi dall'arrestarsi al dato processuale della remissione di querela estensibile al Cordova, correttamente indagato per il reato di cui all'art. 595 cod. pen. e non per quello di omesso controllo (non ascrivibile, per giurisprudenza di questa corte, al direttore di testata on line), era entrato nel merito della vicenda con potenziali ripercussioni negative sui giudizi amministrativo e disciplinare che vedono coinvolto il ricorrente. 4. La richiesta è di annullamento senza rinvio potendo questa corte correggere de plano il dispositivo della statuizione impugnata ex art. 411 cod. proc. pen .. 5. Il PG presso questa corte con requisitoria scritta ha chiesto l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato sul rilievo che il difetto della condizione di procedibilità impedisce ogni valutazione del merito del fatto ascritto (Cass. 24687/2010). CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile. 2. Il provvedimento di archiviazione è ricorribile solo nei casi di nullità previsti dall'art. 127 comma 5 cod. proc. pen. (richiamato dall'art. 409 comma 6 stesso codice), cioè nei casi di violazione del contraddittorio. 3. Nella specie tale violazione non sussiste essendo stata fissata la prevista udienza camerale ed avendo il Gip motivato sull'opposizione proposta dal Cisterna avverso la richiesta dell'archiviazione nei confronti sia della giornalista OMISSIS (ritenuta inammissibile per rinuncia della p.o. seguita alla remissione di querela), sia del direttore di testata (rigettata nel merito). 4. Il ricorrente, ben consapevole di ciò, invoca, relativamente alla posizione del Cordova, unica attinta dall'impugnazione, la diversa patologia, peraltro atipica e residuale, dell'abnormità dell'ordinanza. 5. Senonché tale categoria non si attaglia al provvedimento in esame che non è abnorme né strutturalmente né funzionalmente (Sezioni Unite 25957/2009, Toni). 6. Infatti, sotto il primo profilo, esso rientra nell'ambito delle legittime prerogative del giudice, esulando dai provvedimenti non inquadrabili, per radicali anomalie, negli schemi normativi tipici o non compatibili con le linee fondanti del sistema processuale (Cass. Pen. Sez. 6A, sent. n. 33519 del 05-10-2006), o che rappresentano un'evenienza del tutto eccezionale perché emessi in assoluta carenza di potere (Cass. Pen. Sez. 21\, sent. n. 40230 del 23-11-2006), oppure in radicale divergenza dagli schemi e dai principi ispiratori dell'ordinamento processuale penale (Cassazione Penale Sez. 6A, sent. n. 2628 del 17 dicembre 1993). 7. Sotto il profilo funzionale l'abnormità rileva nei limiti rappresentati dalle ipotesi, estranee a quella in esame, di stasi del procedimento per effetto di un provvedimento che imponga al PM l'adozione di un atto nullo rilevabile nel prosieguo del procedimento o del processo, casi nei quali soltanto l'organo dell'accusa può ricorrere per Cassazione lamentando che il conformarsi al provvedimento minerebbe la regolarità del processo. 8. A ben vedere, poi, la proposta censura di abnormità investe inammissibilmente la motivazione del provvedimento piuttosto che il suo epilogo decisorio, il quale non potrebbe essere diverso dall'archiviazione, essendo dunque manifestamente infondata la richiesta di rettifica de plano del dispositivo dell'ordinanza, anche a condividere le argomentazioni del ricorrente, per vero non prive di fondatezza laddove stigmatizzano la mancata estensione al Cordova della remissione di querela nei confronti della OMISSIS sul rilievo che il predetto è indagato, né potrebbe essere diversamente essendo direttore di una testata on fine (Cass. 10594/2013, 44126/2011, 35511/2010), di concorso in diffamazione, e non, come sembra ritenere il Gip, del reato di omesso controllo ex art 57 cod. pen .. 9. Né si applica alla fattispecie in esame il principio richiamato dal PG presso questa corte a sostegno della richiesta di annullamento senza rinvio dell'ordinanza, secondo cui il difetto della condizione di procedibilità impedisce ogni valutazione del merito del fatto ascritto. 10. Principio che, precludendo la pronuncia di proscioglimento secondo la regola della prevalenza per evidenza della causa di non punibilità nel merito laddove sia carente, ab initio, o successivamente, la condizione di procedibilità, riguarda le sentenze (Cass. 24687/2010) e muove dall'ovvia ragione che la valutazione di merito presuppone la valida costituzione del rapporto processuale, la quale non ricorre se l'azione penale in ordine ad un reato perseguibile a querela non poteva essere iniziata per mancanza di una valida e tempestiva querela o proseguita per remissione della stessa. 11. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso seguono le statuizioni di cui all'art. 616 stesso codice determinandosi in € 1000, considerato che lo stesso non è esente da profili di colpa ed in ragione della natura delle doglianze, la somma di spettanza della cassa ammende. P. Q. M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di€ 1000 in favore della Cassa delle Ammende.

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