Così un Pm ha chiesto a un pentito di accusarmi

Piero Sansonetti Ilgarantista.it  NEI GIORNI SCORSI, nell’edizione calabrese del Garantista abbiamo pubblicato la notizia del pentimento di un avvocato accusato di avere avuto a che fare con la famiglia Cacciola e di avere avuto un ruolo prima nella ritrattazione di Concetta Cacciola (testimone di giustizia che accusava la sua famiglia) e poi nella tragica induzione al suicidio (o addirittura nell’assassinio) di Concetta dopo che aveva ritrattato la ritrattazione. La prima ritrattazione di Concetta era avvenuta attraverso una cassetta audio che era stata mandata ad alcuni giornali, tra i quali “Calabria Ora” che allora dirigevo. L’avvocato Pisani, che assisteva la famiglia Cacciola (accusata da Concetta, figlia e sorella di tre imputati) si è pentito a settembre e nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i verbali del suo interrogatorio. Qui mi limito a trascrivere una paginetta dell’interrogatorio, e poi la commenterò.

Vittorio Pisani: … fruscii… eh… aveva detto che comunque l’avrebbe…avrebbe mandato il giorno dopo tutto il materiale per la pubblicazione su Calabria Ora

Pubblico ministero: Perché proprio a Calabria Ora? No, le chiedo se c’è un motivo perché proprio a Calabria Ora…

Vittorio Pisani : Calabria Ora, sostanzialmente è stato sempre un giornale un po’, non a favore della Procura ma contro…contro la Procura, no?, su alcune circostanze, che io da lettore, voglio dire, quindi lui aveva identificato questa…questa testata giornalistica per inviare il tutto, di fatto l’ha inviato…

Pubblico Ministero: Era questo il motivo per cui l’aveva inviato a Calabria Ora o aveva un rapporto pregresso con Sansonetti?

Pisani: Io non lo so questo, dottore, non lo so.


Pubblico ministero: Non ne avete parlato?

Pisani: Eh?

Pubblico ministero: Non ne avete parlato?

Pisani: No, no, no.

Ora vi prego di ragionare sul tono delle domande. Pisani si è pentito, riceverà dei benefici dal suo pentimento, sa che sarà il Pm a decidere se riceverà questi benefici, e quando li riceverà, e in che misura. Il pubblico ministero lo incalza sul punto specifico: Sansonetti conosceva i Cacciola? Se ne infischia del fatto che la cassetta era stata mandata anche alla Gazzetta, che è di gran lunga il giornale più importante della Calabria. Gli interessa solo Calabria Ora e il suo direttore. Chiede il motivo per il quale ha scelto Calabria Ora. Non si accontenta della spiegazione logica che riceve («perché era notoriamente un giornale contro le Procure») sollecita una spiegazione diversa: e chiede non se esistessero rapporti tra me e i Cacciola, ma chiede specificamente se esistesse un “rapporto pregresso”.

Lascia chiaramente capire all’interrogato che a lui piacerebbe sentirsi rispondere di sì. Che vuole che gli si dica questo: che esistevano rapporti tra me e i Cacciola. Pisani però è un avvocato e probabilmente ha timore a mentire. E dunque, seppure un po’ intimidito, dice di no che a lui non risulta. E visto che il Pm insiste (“non ne avete parlato?..eh? Non ne avete parlato?”) nega per tre volte: no, no, no. A voi sembra questo il modo di interrogare un pentito? Voi credete che indurre i pentiti ad accusare delle persone, contro le quali si vuole agire, sia un metodo corretto? Voi avete mai letto le cose che diceva Giovanni Falcone su come si interroga un pentito? Avete mai sentito dire che lui sosteneva che chi interroga mai e poi mai deve far capire quale risposta vuole? «Mai», diceva Falcone (e chissà che non salti su qualcuno, adesso, a dirmi che Falcone era un amico della mafia…).

Voi non temete che l’uso così discrezionale, e spregiudicato, e inquisitorio, e medievale della legge sui pentiti sia una mina vagante che rischia di offuscare ogni verità e di perseguitare molti innocenti? Nel caso specifico c’è qualcosa di più. Il Pm sa che comunque l’interrogatorio sarà reso pubblico. Se ne infischia della figura che farà lui per la faziosità delle sue domande. Sa che – a parte il nostro giornale – nessun altro avrà il fegato per contestargli quella faziosità. E però sa anche che la pubblicazione del verbale varrà come intimidazione, verso di me e verso i giornalisti del mio giornale. Come dire: «Sappiate che vi abbiamo nel mirino, sappiate che abbiamo strumenti pesantissimi per colpirvi, piantatela di criticare la Procura o ve la facciamo pagare». Il bello è che noi non abbiamo nessuna possibilità di essere difesi da questo assalto. Non c’è nessuna autorità alla quale possiamo ricorrere. A Chi? Al Procuratore di Reggio? Al Csm? Sì, possiamo farlo, ma con speranze molto esili. Non esiste una autorità terza che abbia il potere di porre fine ai soprusi ricevuti da parte della magistratura. Si può giusto scrivere un articolo come questo, sbraitando un po’ e sapendo bene che l’effetto sarà solo quello di incattivire i magistrati. Del resto l’unica altra scelta era quella di tacere e far sapere a chi di dovere che l’intimidazione ha colto nel segno. A me non piaceva questa scelta.

P.S. In un’altra parte del verbale Pisani dice di aver saputo che io e un collega della Gazzetta del Sud avevamo fatto varie telefonate all’avvocato Cacciola, che assisteva la famiglia Cacciola e che poi è finito insieme a tutti gli altri imputato per aver costretto Concetta alla ritrattazione. Dico subito che non credo proprio di aver fatto nessuna telefonata, non lo ricordo e tendo ad escludere la circostanza (che comunque gli investigatori possono controllare agevolmente dal momento che sicuramente il mio telefono, quello del giornale e quello di Cacciola – immagino – erano sotto controllo). E comunque se pure avessi telefonato all’avvocato Cacciola, che all’epoca era incensurato, per avere un documento giornalistico molto importante, avrei soltanto fatto il mio dovere.

Cioè, mi spiego: io sono convinto che il mio dovere di giornalista sia quello di dare le notizie e vigilare sul comportamento dello Stato nei confronti dei cittadini. Dello Stato: anche delle Procure. Se invece uno pensa che il mio dovere sia rispettare, venerare e obbedire alle Procure – come spesso avviene sulla stampa italiana – allora è chiaro che l’eventuale telefonata all’avvocato Cacciola sarebbe stato un vero delitto di lesa maestà.

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