Cristo ligneo di Michelangelo, Balestrieri «sfugge» alla Dda di Reggio e si rifugia dietro l'Fbi

Giorgio Hugo Balestrieri

Rober­to Galul­lo Ilsole24ore.com LO HANNO (ri)chiesto ma, lui, in Ita­lia, non arri­ve­rà tan­to facil­men­te. Par­lia­mo di Gior­gio Hugo Bale­strie­ri, pro­prie­ta­rio del­la cas­set­ta di sicu­rez­za in una ban­ca di San Mari­no nel­la qua­le è custo­di­to il Cri­sto ligneo attri­bui­to a Miche­lan­ge­lo. Lo han­no arre­sta­to a Casa­blan­ca (Maroc­co), dove si tro­va­va uffi­cial­men­te per lavo­ro, in vir­tù di un man­da­to di arre­sto dell'Interpol (su richie­sta del­la Dda di Reg­gio Cala­bria) del 2011. Da Casa­blan­ca, il 22 set­tem­bre, alle 16.41 ha spe­di­to la sua pri­ma e uni­ca mail ai tre avvo­ca­ti che lo seguo­no, dopo di che è spa­ri­to dai radar. Da quel­lo dei suoi lega­li, dei suoi ami­ci e con­na­zio­na­li sta­tu­ni­ten­si (è cit­ta­di­no Usa, dove risie­da dal 1981), dei suoi col­le­ghi di lavo­ro e dei suoi fami­lia­ri. Pro­prio quel­la mail, il cui ogget­to è “Estra­di­zio­ne Casa­blan­ca Ita­lia”, fa però capi­re che ci potreb­be­ro esse­re col­pi di sce­na inat­te­si. «Mi han­no avver­ti­to – scri­ve infat­ti ai suoi tre avvo­ca­ti – che mi man­de­ran­no in Ita­lia». Fbi avver­ti­ta Fin qui tut­to nor­ma­le ma è la fra­se suc­ces­si­va che si pre­sta a dop­pia inter­pre­ta­zio­ne e che, a lume di naso, sem­bra chia­ma­re in cau­sa i magi­stra­ti di Reg­gio Cala­bria che da anni atten­do­no di inter­ro­gar­lo non tan­to e non solo con riguar­do alle vicen­de che ruo­ta­no intor­no al por­to di Gio­ia Tau­ro e alla ndran­ghe­ta, quan­to sul ruo­lo (vero o pre­sun­to) di col­let­to­re e media­to­re tra agen­zie (i suoi appa­ra­ti devia­ti?) di ser­vi­zio ame­ri­ca­ne, ita­lia­ne e influen­ti fami­glie cala­bre­si di stam­po mafio­so. Vero? Fal­so? Il pm del­la Pro­cu­ra di Reg­gio Rober­to Di Pal­ma e, pri­ma anco­ra, i suoi col­le­ghi di Pal­mi (Reg­gio Cala­bria) vor­reb­be­ro o avreb­be­ro volu­to tan­to saper­lo anche se, da più di uno, sono sta­ti e saran­no anco­ra mes­si in guar­dia sul pote­re e sul­la rete inter­na­zio­na­le a pro­te­zio­ne di Bale­strie­ri.

Un pote­re e una rete che sban­die­ra (o mil­lan­ta?), appun­to, in quel­la fra­se che segue: «Ho avver­ti­to Fbi – pro­se­gue infat­ti nel­la mail ai suoi tre avvo­ca­ti – che veda­no di non far­mi fare brut­ti incon­tri». Fine del­le tra­smis­sio­ni, non pri­ma di aggiun­ge­re che la Pro­cu­ra gene­ra­le di Reg­gio Cala­bria ha (ri)spedito tut­ti gli incar­ta­men­ti che riguar­da­no Bale­strie­ri al mini­ste­ro dell'Interno che, a sua vol­ta, ha avan­za­to richie­sta di estra­di­zio­ne al Maroc­co in nome e per con­to del­la stes­sa Pro­cu­ra gene­ra­le, Isti­tu­zio­ne tito­la­ta ad avan­za­re la doman­da. Brut­ti incon­tri Più brut­ti, di incon­tri inve­sti­ga­ti­vi, per lui, che con la pro­cu­ra di Reg­gio Cala­bria non se ne vedo­no ma è cer­to che quel­la fra­se è sibil­li­na e si pre­sta anche ad un'altra inter­pre­ta­zio­ne. Quel­la che lui ha sem­pre sven­to­la­to negli anni come una minac­cia a sé e ai suoi com­pa­gni tem­po­ra­nei (più o meno) di viag­gi e affa­ri. La minac­cia rap­pre­sen­ta­ta dal­la ‘ndran­ghe­ta del­la Pia­na di Gio­ia Tau­ro che, come nel caso del cro­ce­fis­so ligneo attri­bui­bi­le a Miche­lan­ge­lo vole­va, secon­do la sua linea di dife­sa, impos­ses­sar­si del capo­la­vo­ro sen­za guar­da­re in fac­cia a nes­su­no. Del resto, già in un'intervista a Con­so­la­to Min­ni­ti, su Cala­bria Ora del 20 ago­sto 2011, Bale­strie­ri dis­se: «Vole­te che tor­ni in Ita­lia? Ed allo­ra pro­teg­ge­te­mi. Se non ci sarà un'adeguata pro­te­zio­ne non ver­rò mai in quel Pae­se per­ché sono cer­to che qual­cu­no vor­rà far­mi la pel­le…».