Da ambulante a ricco imprenditore vicino ai Piromalli. La parabola di Alfonso Annunziata

REGGIO CALABRIA – E' una sto­ria tren­ten­na­le quel­la che lega l'imprenditore Alfon­so Annun­zia­ta alla cosca del­la ndran­ghe­ta dei Piro­mal­li, una del­le più poten­ti del­la pia­na di Gio­ia Tau­ro. All'origine di que­sta unio­ne ci sono gli affa­ri del­la cosca Piro­mal­li che era, di fat­to, la vera pro­prie­ta­ria del Cen­tro com­mer­cia­le 'Annun­zia­ta', il più gran­de del­la Cala­bria e tra i più con­si­sten­ti dell'Italia meri­dio­na­le. L'unione tra Alfon­so Annun­zia­ta ed i Piro­mal­li è sta­ta rico­strui­ta dai mili­ta­ri del­la Guar­dia di finan­za di Reg­gio Cala­bria nell'inchiesta chia­ma­ta 'Buce­fa­lo' che sta­ma­ne ha por­ta­to all'arresto del­lo stes­so impren­di­to­re. Altre set­te per­so­ne sono sta­te sot­to­po­ste ai domi­ci­lia­ri e tre all'obbligo di dimo­ra.

I finan­zie­ri han­no seque­stra­to anche beni per 210 milio­ni di euro tra cui il com­ples­so immo­bi­lia­re del Par­co com­mer­cia­le 'Annun­zia­ta' di Gio­ia Tau­ro. La sto­ria ha ini­zio alla metà degli anni '80 quan­do Alfon­so Annun­zia­ta, ori­gi­na­rio del­la Cam­pa­nia, ave­va da poco abban­do­na­to il com­mer­cio ambu­lan­te di abbi­glia­men­to nei mer­ca­ti rio­na­li per apri­re un nego­zio nel cuo­re di Gio­ia Tau­ro. Il com­mer­cian­te, all'epoca, fu vit­ti­ma di una serie di atten­ta­ti che lo por­ta­ro­no ad allon­ta­nar­si da Gio­ia Tau­ro e a tor­nar­vi solo dopo ave­re chie­sto per­so­nal­men­te il con­sen­so al capo­co­sca lati­tan­te Giu­sep­pe Piro­mal­li. Suc­ces­si­va­men­te l'imprenditore avreb­be ini­zia­to la sua sca­la­ta che lo ha visto in poco tem­po diven­ta­re uni­co pro­prie­ta­rio di un vero e pro­prio impe­ro, con la crea­zio­ne del più gran­de cen­tro com­mer­cia­le del­la Cala­bria. Già il pri­mo ter­re­no sul qua­le fu costrui­to l'originario capan­no­ne del Cen­tro com­mer­cia­le 'Annun­zia­ta', secon­do gli inve­sti­ga­to­ri, fu acqui­sta­to nel 1993 dall'allora capo­co­sca Giu­sep­pe Piro­mal­li e inte­sta­to pro­prio all'imprenditore cam­pa­no.

Il ter­re­no era di pro­prie­tà del baro­ne Livio Musco, figlio del gene­ra­le dell'ex Sifar Etto­re Musco, tro­va­to ucci­so con un col­po di pisto­la cal. 6,35 alla testa nel­la sua abi­ta­zio­ne di Gio­ia Tau­ro nel mar­zo del 2013. E pro­prio le inda­gi­ni sul­la mor­te di Musco ora rien­tra­no a pie­no tito­lo nell'inchiesta con­tro la cosca dei Piro­mal­li. I lavo­ri per la rea­liz­za­zio­ne dei capan­no­ni, inol­tre, furo­no all'origine dei con­tra­sti tra i Piro­mal­li ed i Molè che un tem­po era­no allea­ti. Lo scon­tro por­tò all'omicidio di Roc­co Molè, avve­nu­to nel feb­bra­io del 2008, con la defi­ni­ti­va scis­sio­ne tra le due cosche. Nel cor­so del­le inda­gi­ni sono sta­te acqui­si­te le dichia­ra­zio­ni di alcu­ni col­la­bo­ra­to­ri di giu­sti­zia, oltre ad inter­cet­ta­zio­ni tele­fo­ni­che ed ambien­ta­li.

Dagli ele­men­ti rac­col­ti emer­ge che l'imprenditore Annun­zia­ta non ha mai avu­to alcu­na voce in capi­to­lo nel­la rea­liz­za­zio­ne del cen­tro com­mer­cia­le, non poten­do deci­de­re nean­che la dit­ta a cui affi­da­re i lavo­ri in quan­to tut­to era appan­nag­gio esclu­si­vo del­la cosca dei Piro­mal­li. Oltre al seque­stro dei beni ed agli arre­sti, i finan­zie­ri han­no ese­gui­to 26 per­qui­si­zio­ni in Cala­bria, Cam­pa­nia e Tosca­na. Il Pro­cu­ra­to­re di Reg­gio Cala­bria, Fede­ri­co Cafie­ro de Raho, ha evi­den­zia­to che "il capar­bio lavo­ro del­la Guar­dia di Finan­za ha per­mes­so di giun­ge­re alle con­clu­sio­ni che tut­ta l'attività dell'Annunziata sia ricon­du­ci­bi­le agli inte­res­si occul­ti del­la cosca Piro­mal­li".