D’Alema spiega l’anima di Mdp. I rapporti con Pisapia. «Minniti? Mai stato mio delfino»

C.t. Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Evasivo su ogni valutazioni in merito all’operato amministrativo del sindaco della città metropolitana, Giuseppe Falcomatà e del governatore della Regione Mario Oliverio («Sono vicende che non sto seguendo») ma molto, molto tranchante con i giornalisti alle domande su eventuali paletti posti dal suo partito, in una seconda fase, all’ingresso di renzini e renziani della prima e seconda ora, dopo un eventuale prossimo flop elettorale del segretario del Pd. Così Massimo D’Alema, l’ex presidente del Consiglio e fondatore di Mdp-Art 1, ha inaugurato sul corso Garibaldi a Reggio la sede provinciale del Movimento dei fuoriusciti del Pd. Per il presidente di Italianieruopei, che nella stessa serata di ieri ha presenziato alla serata inuagurale della due giorni di festa de “La sinistra” prima di scappare per la torrida campagna elettorale in Sicilia, si è trattato più di delineare l’anima del movimento democratico e progressista che “vuole riportare serietà al popolo dei delusi della sinistra”.

In quella che era la sede reggina del comitato per i No al referendum costituzionale di Renzi, D’Alema ha ricordato di aver ripreso in mano il filo politico interrotto proprio con quel referendum “per organizzare il dissenso” (“Non potevo assistere alla fine di una storia, al crollo della sinistra senza reagire”) per poi continuare e procedere “in un processo politico attualmente in corso e che non finirà con articolo 1”. «Noi – ha assicurato D’Alema – non saremo una pluralità di forze a sinistra ma un’unica forza a sinistra che attira l’elettore che vota Pd col naso turato o che ha votato 5 stelle per dissenso. Noi possiamo offrire a questo elettorato disperso quello di cui ha bisogno, costruendo una forza significativa che abbia un peso politico specifico nella vita politica italiana. Ecco cosa vuol fare Mdp: restituire a tantissime persone la voglia di fare politica, riprendere per mano il nostro popolo in sofferenza». In concreto per D’Alema la “rinnovata forza di sinistra deve riproporre e rimettere al centro i diritti della libertà, uguaglianza, appianare le disuguaglianze sociali del Paese, valori che il partito personale di Renzi ha fagocitato creando un vuoto per migliaia di persone. Le sconfitte del centrosinistra a Roma, Torino e Genova sono state causate dal fatto che i nostri elettori sono voluti rimanere a casa. Noi oggi vogliamo dare rappresentanza al popolo del centrosinistra che vuol cambiare paese e che soffre il peso delle ingiustizie sociale e di esclusioni che continuano». Sul futuro di Mdp: «Ci sarà una fase costituente ed una piattaforma programmatica. Il popolo di sinistra tornerà ad eleggere dal basso. Non ci saranno più investiture ed autoinvestiture imperiali». Tra i presenti all’inaugurazione della sede Mdp i referenti locali e regionali del movimento Santo Gioffrè, Alex Tripodi. Tra i volti noti presenti il sindacalista della Cgil, Nino Costantino, il consigliere regionale Gianni Nucera (ancora in stallo), Antonia La Nucara ed il cardiologo Enzo Amodeo. A sorpresa ha fatto capolino per un saluto l’ex presidente della Provincia Giuseppe Morabito (che nel Pd resta), ma la vera sorpresa è stato il consigliere comunale Nicola Paris, uomo del capogruppo regionale del Pd, Seby Romeo nel civico consesso reggino, che non è voluto mancare all’incontro con D’Alema.

D’Alema, dopo una fulminante battuta sul Ministro Minniti («Mai stato mio delfino») si è poi concesso alle domande sulla controversa campagna elettorale in Sicilia ed i rapporti a tira e molla con l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia proprio sulle candidature: «E’il Pd in Sicilia che ha rotto il centrosinistra con l’alleanza con Alfano, e noi ne abbiamo preso atto». «La vicenda siciliana – ha detto D’Alema – ha avuto uno sviluppo che non può essere ignorato. Orlando propose la candidatura del rettore dell’Università di Palermo, Micari e noi dicemmo che eravamo pronti a sostenerlo. Orlando disse “per un centrosinistra civico”, però invece di fare il centrosinistra, è intervenuto un accordo tra Renzi e Alfano per fare una coalizione con il Nuovo Centrodestra di Alfano. Non può essere questa la coalizione a cui aderiamo. Non siamo stati noi a rompere ma l’accordo tra Renzi e Alfano. E’ stato chiesto a Fava di essere candidato, dal momento in cui il Pd aveva eliminato il centrosinistra facendo un accordo con un movimento che è nato e si chiamava “Nuovo centrodestra”». «Questa – ha proseguito D’Alema – è la vicenda politica siciliana, penso che adesso Pisapia, che forse non ha seguito tutti gli sviluppi di questa vicenda, avrà modo di approfondirli. Fava non ha nulla in contrario a discutere con Micari. Non vedo perché si debba dare a noi la responsabilità di avere rotto il centrosinistra che è stato rotto dal Pd».

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