De Gaetano lascia i domiciliari, ma deve rimanere lontano dalla Calabria

Mario Oliverio e Nino De Gaetano

Alessia Candito Corrieredellacalabria.it REGGIO CALABRIA – L'ex assessore regionale Nino De Gaetano lascia i domiciliari, ma deve stare lontano da Reggio e dalla Calabria. Così ha deciso il gip Olga Tarzia che su istanza dei legali ha disposto la cessazione degli arresti domiciliari per l'ex politico coinvolto nell'inchiesta "Rimborsopoli", ma contestualmente ha disposto per lui il divieto di dimora in Calabria. Un provvedimento che accontenta a metà le difese – gli avvocati Danilo Leva e Antonello Madeo – e il politico da loro assistito. All'indomani della pronuncia della Cassazione – che il 18 dicembre scorso ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare per De Gaetano, come per Luigi Fedele e il senatore Giovanni Bilardi, ordinando a un nuovo Tdl di valutare per i tre la sussistenza delle esigenze cautelari – i legali dell'ex assessore della giunta Oliverio hanno presentato istanza di scarcerazione, sperando di regalare un Natale da uomo libero al proprio assistito. Istanza accettata a metà dalla Tarzia e che ha obbligato De Gaetano a lasciare la Calabria – stando ad alcune indiscrezioni si sarebbe diretto a Roma – fino a quando i giudici del Riesame non decideranno altrimenti.

Nino De Gaetano
Nino De Gaetano
L'udienza non è ancora stata fissata, ma in ogni caso l'ex assessore non dovrà aspettare molto per rivedere lo Stretto. Il prossimo 15 febbraio, Nino De Gaetano, si dovrà presentare assieme a Luigi Fedele, di fronte ai giudici del Tribunale di Reggio Calabria per l'inizio del processo a loro carico. Avvicendatisi nella carica di assessore regionale ai Trasporti sotto amministrazioni di diverso colore, per il procuratore aggiunto Gaetano Paci e il pm Matteo Centini i due politici sono ugualmente responsabili di una gestione dissennata dei fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari. Accuse per le quali la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato, in attesa di definire le posizioni degli altri politici coinvolti. Passato dalla Federazione della Sinistra al Partito democratico, dopo un breve ma comunque fruttuoso periodo di allocazione nel gruppo Progetto democratico, per i magistrati De Gaetano ha mantenuto inalterata un'indiscutibile capacità nel gestire "allegramente" i fondi pubblici in qualsiasi partito si trovasse. In qualità di tesoriere o di semplice consigliere, grazie ai fondi destinati ai gruppi, è riuscito a farsi finanziare pranzi, cene e viaggi, un esercito di collaboratori degno di uno sceicco – sono ventisette fra cui il cugino Carmelo Lazzaro – leasing, assicurazione e riparazioni di un'auto di lusso, per giunta "ereditata" da uno zio.

A suo carico ci sono più di 400mila euro di spese ingiustificate e altrettanto ingiustificati prelievi con il bancomat assegnato al gruppo. «Inoltre – aveva sottolineato il gip nell'ordinanza – lo stesso si è reso responsabile di gravi manipolazioni della documentazione contabile, sia producendo al consiglio regionale note di rendiconto totalmente mendaci, sia confezionando documenti di spesa di cui si è accertata la falsità, come quelli relativi alla Az Litografia, giungendo a predisporre vere e proprie fatture false». Abilità che per il giudice sono ancor più pericolose alla luce del potere e dell'influenza politica di De Gaetano che «sebbene non ricandidato per le recenti consultazioni elettorali, rimane soggetto molto attivo politicamente a livello locale, che ha ricoperto diversi ruoli di prestigio al livello dell'amministrazione regionale, essendo anche stato assessore regionale. Fitta quindi la rete di rapporti con soggetti che attualmente ricoprono incarichi all'interno della pubblica amministrazione locale della quale può giovarsi l'indagato al fine di reiterare reati della stessa specie di quelli per i quali si procede nei suoi confronti».

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