Decapitato il clan Arena di Isola Capo Rizzuto: 68 arresti. Gli affari col parroco e i migranti

Direzione distrettuale antimafia Catanzaro, Comunicato NEL CORSO DELLA notte, oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobile delle Questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del ROS e del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Catanzaro e Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Compagnia di Crotone con il concorso dei rispetti Uffici e Comandi centrali, hanno tratto in arresto 68 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalla modalità mafiose. Si tratta di:

Abbruzzo Salvatore (alias “tubetto”), 40 anni, Catanzaro
Arena Antonio Francesco, 26 anni, di Isola Capo Rizzuto
Arena Francesco, 38 anni, Isola Capo Rizzuto
Arena Francesco Antonio (detto “Antonio”), 27 anni, Isola Capo Rizzuto
Arena Francesco, 47 anni, Isola Capo Rizzuto
Arena Giuseppe, 21 anni (figlio di Arena Pasquale detto “nasca”), Isola Capo Rizzuto
Arena Pasquale, 25 anni, Isola Capo Rizzuto
Arena Salvatore (“scrucco”), 48 anni, Isola Capo Rizzuto
Arena Salvatore (“ricchia”), 38 anni, Isola Capo Rizzuto
Babbino Luciano, 38 anni, Vallefiorita (Cz)
Bruno Francesco, 37 anni, Vallefiorita (Cz)
Catarisano Leonardo (detto Nando), 53 anni, Borgia (Cz)
Colacchio Salvatore, 46 anni, Isola Capo Rizzuto
Cosco Giuseppe, 37 anni, Borgia (Cz)
Danieli Salvatore (detto Turi), 23 anni, Vallefiorita
Di Gennaro Raffaele (detto Lello), 47 anni, Crotone
Foschini Salvatore, 55 anni, Crotone
Gareri Luigi (“giobbo”), 59 anni, Isola Capo Rizzuto
Gentile Tommaso, 37 anni, Crotone
Gioffrè Nicola, 42 anni, Marcellinara (Cz)
Godano Vincenzo, 30 anni, Crotone
Greco Maurizio (“spinzu”), 37 anni, Isola Capo Rizzuto
Gualtieri Francesco, 37 anni, Borgia (Cz)
Guarnieri Andrea, 23 anni, Borgia (Cz)
Kane Leye (detto Marco), 36 anni, senegalese residente a Catanzaro
Lentini Paolo (alias “pistola”), 53 anni, Isola Capo Rizzuto
Lentini Rosario (alias “liborio”), 57 anni, Isola Capo Rizzuto
Lentini Vincenzo di Paolo, 27 anni, Isola Capo Rizzuto
Lionetti Costantino, 44 anni, Catanzaro
Mammone Francesco, 38 anni, Catanzaro
Manfredi Antonio (alias “mussutu” o “porziano”), 39 anni, Isola Capo Rizzuto
Martiradonna Francesco, 44 anni,m di Bari
Miniaci Luigi, 42 anni, Catanzaro
Morelli Pasquale (alias “cavuzi larghi”), 60 anni, Isola Capo Rizzuto
Morelli Pasquale, 25 anni, Isola Capo Rizzuto
Pirrò Fortunato (alias “barzetta”), 48 anni, Isola Capo Rizzuto
Pompeo Antonio, 49 anni, Isola Capo Rizzuto
Pullano Giuseppe (alias “tifune” o “molla”), 55 anni, Isola Capo Rizzuto
Romano Francesco, 35 anni, Crotone
Romano Salvatore, 67 anni, Crotone
Romeo Pietro, 50 anni, Cropani (Cz)
Saporito Antonio, 39 anni, Crotone
Taverna Francesco, 43 anni, Crotone
Valeo Roberto (alias “killer”), Roccelletta di Borgia (Cz)
Poerio Antonio, 46 anni, Isola Capo Rizzuto
Poerio Domenico, 43 anni, Isola Capo Rizzuto
Poerio Fernando, 51 anni, Isola Capo Rizzuto
Poerio Pasquale, 43 anni, Isola Capo Rizzuto
Sacco Leonardo, 38 anni, Isola Capo Rizzuto
Scordio Edoardo, 70 anni, Isola Capo Rizzuto
Lanatà Maria, 45 anni, Isola Capo Rizzuto
Cantore Francesco, 42 anni, Cirò Marina
Cozza Aurora, 45 ani, Isola Capo Rizzuto
De Furia Salvatore, 43 anni, Catanzaro
Manfredi Luigi (alias “Gino porziano”), 43 anni, Isola Capo Rizzuto
Manfredi Mario, 26 anni, Isola Capo Rizzuto
Mercurio Domenico, 47 anni, Crotone
Muraca Angelo, 48 anni, Isola Capo Rizzuto
Muraca Stefania, 38 anni, Isola Capo Rizzuto
Muto Beniamino, 45 anni, Isola Capo Rizzuto
Muto Benito, 41 anni, Isola Capo Rizzuto
Nicoscia Pasquale, 26 anni, Isola Capo Rizzuto
Ranieri Mario, 37 anni, Isola Capo Rizzuto
Raso Ercolino, 45 anni, Isola Capo Rizzuto
Tipaldi Santo, 39 anni, Isola Capo Rizzuto
Poerio Antonio, 36 anni, Isola Capo Rizzuto
Guareri Mario, 44 anni, Isola Capo Rizzuto
Nicoscia Domenico, 39 anni, Isola Capo Rizzuto

I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, a seguito di indagini coordinate dal Proc. Agg. Dott. Vincenzo Luberto, hanno smantellato la storica e potentissima cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia ARENA – al centro di articolati traffici delittuosi nelle provincie di Catanzaro e Crotone. Dalle investigazioni, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni, capillarmente esercitate sul territorio catanzarese e su quello crotonese, è emerso che la cosca controllava, a fini di lucro, la gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto e coltivava ingenti interessi nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

Le indagini hanno evidenziato l’infiltrazione della cosca ARENA nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso, da più di un decennio, di tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del C.A.R.A. “SANT’ANNA” di Isola Capo Rizzuto. La cosca, per il tramite di SACCO Leonardo
Governatore della “Fraternita di Misericordia” – si è aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per le forniture dei servizi di ristorazione presso il centro di accoglienza di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati a favore di imprese appositamente costituite dagli ARENA e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. Sottoposto a fermo anche il parroco del paese, Don Edoardo Scordio.

L’inchiesta ha permesso di provare che la potente famiglia di ‘ndrangheta ha acquisito e mantenuto, avvalendosi del potere di intimidazione, una “posizione dominante”, nel settore della raccolta delle scommesse on line e del noleggio degli apparecchi da intrattenimento, nella città di Crotone e nel suo hinterland, conseguendo enormi profitti attraverso l’alterazione degli equilibri concorrenziali che ha determinato la concentrazione della raccolta del gioco nelle mani del crimine organizzato, precludendo l’accesso ad altri operatori commerciali.

L’indagine delle Fiamme Gialle ha accertato che la società bookmaker CENTURION BET LTD, attiva nel settore delle scommesse, operativa in Italia con oltre 500 agenzie e ramificata in tutto il mondo, ha messo a disposizione, per il tramite del barese MARTIRADONNA Francesco, i propri circuiti di gioco on line , alla società KROTON GAMES, operante nella provincia di Crotone ed espressione commerciale della cosca Arena, determinando volumi di fatturato, sottratti al fisco, per decine di milioni di euro.

FEDERICA DIENI (DEPUTATA M5S)

«Sul Cara di Crotone, purtroppo, avevamo ragione noi». È quanto afferma la deputata del M5S Federica Dieni a poche ore dall’operazione della Dda di Catanzaro che ha portato all’arresto di 68 persone e ha svelato gli interessi dei clan Arena nel Cara di Isola Capo Rizzuto.

«Eravamo e oggi siamo ancora più convinti – aggiunge la parlamentare – che il Cara di Isola Capo Rizzuto sia un sistema ai limiti della legalità. La Prefettura stessa, fino a non molto tempo fa, non era in possesso di documenti importanti, come quelli relativi ai subappalti. Le indagini della Dda di Catanzaro, se possibile, prospettano un quadro ancor più preoccupante e ipotizzano che la ‘ndrangheta, con l’appoggio sostanziale della Confraternita delle Misericordie, sia riuscita a controllare il più grande centro di accoglienza per richiedenti asilo d’Europa».

«L’accoglienza, insomma – conclude Dieni –, era diventato un affare sulla pelle dei richiedenti asilo e dei contribuenti. Alla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri va il nostro plauso per questa brillante operazione che ha permesso di smascherare un perverso sistema d’affari che, in 10 anni, avrebbe permesso ai clan di ottenere circa 40 milioni di fondi Ue».

LAURA GRANATO (M5S)

«La politica deve essere grata al procuratore Gratteri per il lavoro che sta svolgendo sul territorio. Grazie a lui, oggi la ‘ndrangheta è più debole». È il commento della candidata a Sindaco del M5s Bianca Laura Granato, a seguito dell’annuncio di 68 arresti nel catanzarese e nel crotonese, che hanno colpito la cosca Arena. «L’ottimo lavoro di Gratteri – continua la nota – sta indebolendo la mafia più potente d’Europa. Il nostro auspicio è che il suo lavoro porti a far sentire la presenza dello Stato anche nelle periferie di Catanzaro, ormai diventate da tempo luogo di reclutamento di nuovi ‘ndranghetisti, tra cui la così detta ‘cosca dei rom’, vero braccio armato in città». La Granato conclude: «Il lavoro di Gratteri deve essere sostenuto dalla politica, che deve fornire il proprio contributo per spianare la strada alla magistratura. Anche se ora, a ridosso della tornata elettorale, le energie vanno concentrate nel contrasto al voto di scambio che rappresenta un’altra piaga da estirpare in città, connessa con le mafie dei colletti bianchi, non meno pericolose di quelle armate di lupara».

CELESTE COSTANTINO (SINISTRA ITALIANA-POSSIBILE)

“Finalmente oggi, dopo anni di denunce, ispezioni a sorpresa, interrogazioni parlamentari, richieste di audizioni in commissione Antimafia, grazie all’attività del procuratore Nicola Gratteri e degli uomini dei carabinieri della polizia e della guardia di finanza di Catanzaro e Crotone che hanno condotto l’operazione la verità finalmente è stata svelata. Troppe cose non andavano nel centro fra i più grandi d’Europa: dalla condizione in cui versavano i migranti alla gestione economica, dalla mancanza di trasparenza alla morte di un ragazzo”. Lo afferma la deputata di Sinistra Italiana-Possibile Celeste Costantino, componente della commissione parlamentare Antimafia.

“Ho denunciato per anni la gestione del Cara di Isola Capo Rizzuto, prima da giovane attivista poi da parlamentare e per una volta mi sento di dire che la politica non ha aspettato la magistratura, prosegue l’esponente della Sinistra. Anche se, ogni volta, la risposta, da Alfano a Morcone, era sempre la stessa: tutto in regola. Oggi dopo un bliz anti ‘ndrangheta finalmente arrivano 68 arresti alla cosca Arena di Crotone, tra cui anche il capo della Misericordia, la cooperativa che da sempre è stata l’unica a poter gestire il centro. E la dimostrazione che non era tutto in regola. Adesso è necessario chiudere i Cara, da Mineo a Isola Capo Rizzuto, perché l’accoglienza sta diventando un volano economico per le mafie, conclude Costantino”.

AZIONE IDENTITARIA CALABRIA

Nella recente operazione antimafia “Jhonny”, partita dalla DDA di Catanzaro, è emerso quel mondo parallelo che tutti conoscono ed in pochi hanno il coraggio di ammetterne l’esistenza e che ha, al momento, smantellato un intricatissimo sistema di imprenditoria criminale messo su da una delle piu’ potenti cosche calabresi e che, finalmente, ha messo a nudo anche le non sottovalutabili responsabilità della Chiesa riguardo al traffico di esseri umani che diplomaticamente viene chiamato fenomeno immigratorio. Che la “piovra” riesca a mettere radici ed uffici laddove la prospettiva di guadagni facili è lampante è cosa nota a tutti, ma non puo’ essere ignorato che per far si che questo seme marcio attecchisca ha bisogno di trovare terreno fertile per cui, noi di Azione Identitaria, ci auguriamo che inchieste come quelle che, partite dalla procura di Catania a firma del Dr.Zuccaro, stanno rilevando il malaffare in molte ONG (Organizzazioni Non Governative, ma sostenute da chi sta all’interno del Governo) e da giorni primeggiano sulle notizie di cronaca suscitando opinioni e reazioni contrastanti, si moltiplichino su tutto il territorio nazionale ed internazionale e vadano fino in fondo per inchiodare alle proprie responsabilità i complici che permettono che tutto cio’ accada. L’operazione “Jhonny” ha finalmente fatto emergere anche la rete di business sulla “tratta di esseri umani” creatasi nella provincia di Crotone che vede dunque coinvolto anche un rappresentante della Chiesa (esecrabile piu’ di chiunque altro proprio per il ruolo che ricopre!). C’è chi da anni (ancor prima di “Mafia Capitale”) cerca di sensibilizzare opinione pubblica e magistratura e che si è adoperato, in tempi non sospetti, a fornire prove e documenti sulla fallacità di certe “opere misericordiose” e sull’ipocrisia di un buonismo imposto dall’alto, ma si è sempre scontrato con un muro di gomma. Oggi finalmente un ulteriore colpo è stato inferto a questo fetido sistema che da anni ha riconosciuto nel traffico umano un affare piu’ conveniente del traffico degli stupefacenti, e che, a noi cittadini e patrioti onesti, fa riaccendere un barlume di speranza verso la riacquisizione di fiducia in una parte di magistratura onesta. Noi di Azione Identitaria non possiamo che auspicarci altre operazioni come queste, poiché l’Italia dell’accoglienza business è ancora “tanta”!

TERESA LIBRI (RISVEGLIO IDEALE)

La notizia dei recentissimi arresti che coinvolgono un nutrito gruppo di “persone” afferenti a un clan della ‘ndrangheta della provincia di Crotone spero contribuisca VIVAMENTE a mettere fine a queste vergogne. È cominciato tutto, a mia modesta memoria, dagli sbarchi di disperati sulle coste dell’alto jonio reggino circa 20 anni fa. Imbarcazioni di fortuna che traghettavano decine e decine di persone di varia nazionalità, del nord Africa per lo più. Il viaggio avveniva sempre con l’ausilio degli spregiudicati mestieranti noti ai giorni nostri come ”scafisti”, i quali già da allora venivano assodati da questo o quel professionista con le mani in pasta OVUNQUE.
Non è dato sapere dove parte dei migranti del tempo sia stata “ospitata” tranne che per i gruppi che hanno trovato rifugio e vita decorosa a Caulonia e nelle zone limitrofe. Da circa un lustro, oceaniche folle di profughi e con loro quelli finti, sbarcano sulle nostre coste dopo avere macinato km e miglia, decimati persino da annegamenti. I morti purtroppo non si contano più. A cosa serve poi far loro funerali con tanto di pompa magna, con tanto di cariche istituzionali che girano intorno alle bare di uomini, di donne e di bambini che hanno perso la vita nelle acque di quel Mare che invece li doveva portare verso una vita migliore? A cosa serve pagare tutti questi Politici se nessuno di loro finora è stato in grado di evitare queste tragedie, di individuare i veri motivi per cui taluni “accolgono” con veemenza il numero sempre esagerato di migranti sbarcati, di capire che in questi anni sono nate più cooperative e associazioni di volontariato”a tema” e meno persone, di comprendere che la vergogna fa da padrona!? VERGOGNA è lucrare sulle sofferenze dei bisognosi! VERGOGNA è spacciare per beneficenza e volontariato un business di entità spropositata! VERGOGNA è tacciare di razzismo chi cerca almeno di capire dove sia l’inghippo e non tollera più NULLA!

DORINA BIANCHI (SOTTOSEGRETARIO AL TURISMO)

“Gli arresti di oggi degli affiliati al clan Arena sono un risultato importante e rilevante nella lotta quotidiana che lo Stato porta avanti contro la ‘Ndrangheta. Un plauso, dunque, al Procuratore Nicola Gratteri e ai Carabinieri della Polizia e della Guardia di Finanza di Catanzaro e Crotone per questa ennesima operazione di successo”. A dirlo è Dorina Bianchi, sottosegretario al Turismo e deputato calabrese di Alternativa Popolare. E aggiunge: “Quella di oggi è una vittoria anche di tutti quei cittadini onesti oppressi dall’arroganza della malavita. Siamo riusciti a indebolire una cosca radicata sul territorio e a smantellarla. Le indagini faranno il loro corso e faranno di sicuro la giusta chiarezza sulla gestione del Cara di Isola di Capo Rizzuto. È inaccettabile lucrare sulle difficoltà degli altri”.

FEDERAZIONE GIOVANILE COMUNISTA ITALIANA CALABRIA

La recente operazione “Johnny” che ha portato all’arresto di ben 68 persone coinvolte a vario titolo nel lucroso business dei migranti, restituisce la fotografia impietosa di una realtà che da ormai molto tempo si trova sotto la luce del sole, realtà fatta di infiltrazioni, connivenze e “sconfinamenti” che vanno ben oltre il normale perimetro della tradizionale ‘ndrangheta. Che la malavita organizzata metta le proprie mani in ogni genere di affare che comporti una possibilità di lucro “facile” e immediato è ormai storia nota, dal traffico dei rifiuti tossici e radioattivi, al commercio e allo spaccio delle sostanze stupefacenti, dal settore degli appalti, dell’edilizia, dell’imprenditoria, alle infiltrazioni politiche ed istituzionali, la malapianta della ‘nrangheta ha nel corso del tempo affondato le proprie radici in ogni settore della vita pubblica del nostro paese. Le moderne mafie, che “possono vantare” ormai una storia più che decennale, non sono state sconfitte, ed al contrario appaiono sempre più forti, nonostante la continua azione degli organi giudiziari che coraggiosamente si trovano a dover combattere tale fenomeno. In un certo qual modo, dunque, lo stato appare impotente ed impreparato a scardinare un sistema che molto probabilmente garantisce, attraverso l’intermediazione delle cosiddette figure grigie, volti puliti e colletti bianchi, lauti proventi anche a soggetti, istituzionali e non, che da un punto di vista usuale non appartengono a ciò che comunemente definiamo mafia. Eppure sembra che sia proprio grazie all’intermediazione di tali settori che la malavita riesca a prosperare nonostante lo stato sia dotato di una “potenza di fuoco”, da un punto di vista materiale ma anche da un punto di vista culturale e dell’informazione, nettamente superiore a quella delle cosche. La Federazione Giovanile Comunista Italiana calabrese, auspica una risoluzione definitiva di questa annosa vicenda, ed invita la cittadinanza della nostra amata regione a riflettere in merito al danno enorme che la presenza di tali decennali complicità, ha comportato per la popolazione in termini di sviluppo economico e culturale per un territorio tra i più ricchi di bellezza e di storia di tutto il Mediterraneo. La FGCI ripone la propria fiducia nell’operato della magistratura calabrese ed invita tutte le forze democratiche della regione a far seguire allo sdegno legittimo ma episodico una continua lotta sul piano culturale contro chi, chiunque esso sia, vuole condannare il nostro territorio ed il suo popolo alla marginalità ed all’arretratezza sociale.

ARTURO BOVA (COMMISSIONE REGIONALE ANTINDRANGHETA)

“Il velo sulla criminosa gestione dei migranti è stato squarciato. Già nei giorni scorsi, l’intervento delle Forze dell’Ordine e della magistratura contro il caporalato aveva messo in luce che attorno alla disperazione e al bisogno di uomini, donne e bambini, c’era l’interesse speculativo della criminalità. Ieri abbiamo avuto, addirittura, la conferma – sottolinea Arturo Bova – che i migranti sono stati usati come un bancomat, parecchio redditizio, da parte del crimine organizzato del Crotonese”.
“Da politico e da presidente della Commissione contro la ‘ndrangheta in Calabria – dice ancora Bova – continuo a ribadire la necessità di un confronto teso a sciogliere ogni forma, fosse anche minima, di incoerenza, o disattenzione, istituzionale per evitare che l’emergere di tali situazioni distruggano, oltre le vite di centinaia di nostri simili sofferenti, anche le residue potenziali credibilità della Calabria dinanzi agli occhi del Paese e del resto del mondo”.
“Voglio anche esprimere la mia convinta condivisione con la dichiarazione riportata oggi sul quotidiano l’Avvenire di mons. Domenico Graziani, arcivescovo di Crotone e Santa Severina, che in relazione al coinvolgimento di un sacerdote nell’inchiesta della Dda di Catanzaro, ha ricordato come l’alto magistero della Chiesa risieda essenzialmente nell’ossequio del Vangelo e del bene comune, così come la nota della Conferenza episcopale calabra che evidenzia compiutamente che ..’dove c’è Vangelo non possono esservi mafiosi o interessi comunque criminali..’
“Se anche stavolta le Procure e le Forze dell’Ordine – termina Arturo Bova – hanno dimostrato di avere capacità e determinazione di recidere alla base le ingerenze criminali nel tessuto economico e sociale calabrese, altrettanto dobbiamo fare noi uomini delle istituzioni abbandonando logiche di partito, calcoli personali e strategie da basso impero lavorando per un unico obiettivo: contribuire a sradicare la ‘ndrangheta dalla nostra terra”.

DALILA NESCI (M5S)

«Apprezzo molto la posizione, conseguente all’inchiesta “Jonny”, di monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabrese, per cui tra Chiesa e ‘ndrangheta e non deve esserci possibilità di equivocare, ma al contrario netta e radicale antitesi». Lo afferma, in una nota, la deputata M5s Dalila Nesci, che aggiunge: «A prescindere dal credo di ciascuno, il messaggio dell’arcivescovo fa riflettere la politica, spesso debole e rassegnata, a volte collusa e perfino diretta da cupole mafiose. Prezioso il riferimento del religioso al Vangelo come baluardo contro la penetrazione di interessi criminali, come guida cristiana e sorgente morale, come eredità distintiva e simbolo di valori che non si possono tradire». «Altro spunto di profonda riflessione – prosegue la parlamentare 5stelle – è il riferimento di monsignor Bertolone alla figura profetica di padre Pino Puglisi, morto per difendere lo spirito di giustizia cristiano, proprio come l’arcivescovo Óscar Arnulfo Romero, don Peppe Diana e altri sacerdoti coraggiosi, che, al contrario di uomini della Chiesa calabrese, non si sono mai piegati alla violenza criminale». «La guerra alla ‘ndrangheta – conclude Nesci – condotta dal procuratore Gratteri e dai suoi collaboratori sta determinando anche significative reazioni civili e religiose, di cui in Calabria c’è bisogno come il pane. Ogni giorno la magistratura fornisce risultati ed esempi nell’intera regione. Tuttavia, ciascuno di noi è chiamato a fornire un contributo, non solo politico in senso stretto, per sconfiggere la diffusa cultura mafiosa, fatta di opportunismo, ambiguità, riverenze, atteggiamenti istituzionali morbidi o, peggio, silenzi inaccettabili».

NICODEMO OLIVERIO (PD)

Indagine CARA di Isola Capo Rizzuto. Il quadro che emerge dall’indagine della Procura di Catanzaro, se confermati dal processo, va oltre ogni limite e ci rivela uno scenario che se provato e confermato nel processo, è impressionante e grave. Pieno apprezzamento al lavoro degli inquirenti, piena fiducia nella magistratura che dovrà definire le responsabilità e colpire i colpevoli. Che questo scenario da incubo non offuschi il grande impegno della Calabria nella politica dell’accoglienza di questi ultimi anni. Ci sono decine di comuni, tantissime associazioni, moltissimi gruppi di volontari che hanno saputo salvare, accogliere, ospitare, inserire migliaia di migranti. A loro va il grande riconoscimento e apprezzamento. Siamo certi che la Calabria saprà distinguersi sempre di più. Così come siamo convinti che l’opinione pubblica nazionale saprà valutare e distinguere fra chi delinque e chi sa fare opere di bene nella massima trasparenza e legalità.

ECCO GLI AFFARI DELLA COSCA ARENA E DELL’IMPRENDITORE SACCO

Nel corso della notte, oltre 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili delle Questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del ROS e del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Catanzaro e Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Compagnia di Crotone, con il concorso dei rispetti Uffici e Comandi centrali, hanno tratto in arresto 68 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura di Catanzaro a carico di altrettante persone accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti reati aggravati dalla modalità mafiose e dalla finalità di avvantaggiare l’organizzazione criminale oggetto delle indagini. Sono stati inoltre sequestrati beni ed imprese riconducibili agli indagati per ottantaquattro milioni di Euro. I provvedimenti, disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata dal Procuratore Capo Dott. Nicola Gratteri, a seguito delle indagini coordinate dal Proc. Aggiunto Dott. Vincenzo Luberto e dai Sostt. Procc. Dott. Vincenzo Capomolla e Dott. Domenico Guarascio, hanno smantellato la storica e potentissima cosca di ‘ndrangheta facente capo alla famiglia ARENA – al centro di articolati traffici delittuosi nelle provincie di Catanzaro e Crotone. Dalle investigazioni, oltre alle tradizionali dinamiche criminali legate alle estorsioni, capillarmente esercitate sul territorio catanzarese oltre che su quello crotonese ed ai 2 traffici di droga, sono emersi gli interessi della cosca nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo Rizzuto e nelle attività legate al gioco ed alle scommesse.

LE DINAMICHE DELITTUOSE DELLA COSCA ARENA, LE STRATEGIE E LE ALLEANZE. LA PROIEZIONE CRIMINALE NELLA PROVINCIA DI CATANZARO

Una rilevante parte delle indagini, svolta dagli uomini della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili di Catanzaro e Crotone, ha avuto precipuo riguardo al disvelamento ed al contrasto di dinamiche criminali legate alla presenza “militare” della cosca sul territorio con particolare riferimento alle estorsioni. Nel corso delle stesse è emerso che la cosca ARENA, dopo anni di conflitti con la cosca NICOSCIA, anch’essa radicata ad Isola Capo Rizzuto e con la potente consorteria facente capo a GRANDE ARACRI Nicolino, con base invece nel limitrofo comune di Cutro ( KR ), anche a seguito delle operazioni di polizia giudiziaria che via via hanno assottigliato le fila dei rivali, ha suggellato con essi una sorta di pax mafiosa, rinnovando la propria leadership nel panorama criminale dell’area. Con tali modalità la predetta consorteria ha imposto la propria assillante presenza oltre che nel crotonese, anche sull’area ionica della provincia di Catanzaro ove, direttamente attraverso i propri affiliati, a mezzo di propri fiduciari, nominati responsabili della conduzione delle attività delittuose o mediante la messa “sotto tutela” di cosche alleate, ha monopolizzato il business delle estorsioni ai danni di esercizi commerciali ed imprese anche impegnate nella realizzazione di opere pubbliche. Tra il 2015 ed il 2016 infatti, in particolare a Catanzaro, una cellula della cosca, dipendente dalla cosca madre di Isola Capo Rizzuto ma radicata nel capoluogo, ha perpetrato una serie impressionante di danneggiamenti a fini estorsivi per fissare con decisione la propria influenza sull’area mentre cosche satelliti della famiglia ARENA hanno fatto altrettanto nell’area, di rilevante interesse imprenditoriale e turistico, immediatamente a sud di Catanzaro. Proprio nei confronti di queste ultime è stata diretta l’attività investigativa dei militari del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo di Catanzaro che all’esito delle indagini hanno tratto in arresto dieci soggetti appartenenti alle due distinte cosche di Roccelletta di Borgia e di Vallefiorita, già considerate entrambe articolazioni autonome del locale di Cutro e la cui l’operatività è stata ampiamente acclarata . Tra i soggetti destinatari del provvedimento di fermo vi sono i rappresentanti storici della 3 cosca CATARISANO (operante nella frazione di Roccelletta di Borgia e zone limitrofe) e della cosca BRUNO (operante nei comuni di Vallefiorita, Amaroni e Squillace). In particolare, le investigazioni delle Squadre Mobili di Catanzaro e Crotone hanno documentato come, assenti dal territorio isolitano, perché detenuti, i vertici della famiglia ARENA, il ruolo di reggente veniva assunto dal pluripregiudicato Paolo LENTINI cl. 64 alias “pistola”, soggetto di caratura criminale riconosciuta anche presso esponenti di ‘ndrangheta di altre province. La pervicace operosità criminale del gruppo criminale, formalmente guidato da ARENA Giuseppe, alias “Tropeano”, e dal fratello Pasquale, alias “Nasca” ma facente capo, sul campo, al LENTINI è risultata in particolare orientata alla capillare gestione delle estorsioni in danno delle attività economiche e commerciali tanto in provincia di Crotone come pure in quella di Catanzaro. In questo contesto è emersa, a margine delle ripetute azioni criminose nella area di immediata e consolidata presenza della cosca, l’operatività di una agguerrita “batteria” di pregiudicati catanzaresi demandati alla imposizione del racket – nei confronti delle attività produttive del capoluogo capeggiata, quali di referenti delle famiglie di Isola Capo Rizzuto, da GIOFFRE’ Nicolino detto “Nico”, LIONETTI Costantino e MINIACI Luigi che a loro volta si servivano come elemento “operativo” di MIRARCHI Santino, tratto in arresto nel 2016 ed oggi collaboratore di giustizia. Le investigazioni hanno inoltre svelato il ruolo del neo collaboratore quale “capo squadra” per il territorio di Catanzaro Lido ed una serie di azioni delittuose “delegategli”, sin dalla fine del 2014, dalla cosca madre alla quale peraltro puntuali giungevano i cospicui proventi economici illeciti derivanti, appunto, dal dominio criminale esercitato sul comprensorio catanzarese. In particolare al menzionato collaboratore di giustizia era stato conferito il ruolo oltre che di “esattore” delle attività estorsive per conto della cosca “ARENA” nel capoluogo, anche la veste di referente per l’approvvigionamento di armi e di delegato, per conto del LENTINI Paolo, ai rapporti con i rappresentanti delle altre cosche di ‘ndrangheta presenti nei territori confinanti nonché alla distribuzione degli introiti derivanti dalle attività delittuose finalizzati al mantenimento delle famiglie degli affiliati ed a sostenere le necessità logistiche delle cosche di appartenenza. Le indagini hanno documentato come il flusso di denaro provento delle estorsioni seguisse un duplice canale: il primo legato al taglieggiamento delle “grandi imprese“, impegnate anche in lavori di rilevanza pubblica, le quali erano costrette a corrispondere ingenti somme di denaro con cadenza fissa corrispondente, in particolare, alle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto; l’altro riferibile ad una contribuzione con cadenza mensile in danno di esercenti operanti sul territorio, 4 costretti alla dazione di somme di denaro spesso a seguito di danneggiamenti ed intimidazioni. In tale contesto il MIRARCHI era collaborato da alcuni fidati accoliti quali FALCONE Domenico cl.’73, KANE Leye cl.’81 e GIGLIO Antonio cl.’76 unitamente ai quali, e sotto le direttive di GIOFFRE’ Nicolino cl.’75, ha posto in essere una serie di richieste estorsive anche per evitare le interferenze di gruppi di nomadi analogamente dediti ad attività estorsive, le cui azioni “scomposte” minavano l’egemonia e la credibilità della cosca ARENA Catanzaro, causandogli in tal modo perdite economiche. È stata disvelata, altresì, la funzione “borderline” di un noto imprenditore impegnato nel settore delle costruzioni il quale, seppur a sua volta vittima del racket, era al contempo deputato alla raccolta presso i propri colleghi ed alla consegna, direttamente nelle mani dei vertici della famiglia di ‘ndrangheta, di somme pretese a titolo estorsivo. Incaricando l’ “imprenditore-mediatore” del ruolo di collettore delle somme estorte, gli esponenti della cosca si tenevano indenni dalla necessità di contatti diretti con le vittime e di fatto lo qualificavano come riferimento per eventuali lamentele in ordine ad ulteriori richieste estorsive da parte di terzi.

LE MANI DELLA COSCA ARENA SUL BUSINESS DEI MIGRANTI

I Carabinieri del ROS e i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Crotone hanno proceduto al fermo di 23 persone indagate per associazione mafiosa, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, ricettazione, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale. Le indagini hanno evidenziato l’infiltrazione della cosca arena nel tessuto economico crotonese e, in particolare, il controllo mafioso, da almeno un decennio, di tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del C.A.R.A. “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto. Più specificamente è stato documentato come la cosca Arena, attraverso l’operato di Sacco Leonardo – governatore dell’associazione di volontariato “Fraternita di Misericordia” di Isola di Capo Rizzuto, nonché presidente della Cofraternita Interregionale della Calabria e Basilicata – si sia aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi – in particolare quello di catering – relativi al funzionamento del centro di accoglienza richiedenti asilo “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati in sub appalto a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti. 5 In particolare, le indagini hanno documentato come le società di catering riconducibili ai cugini Poerio Antonio e Fernando, nonché a Muraca Angelo, dal 2001 abbiano ricevuto, inizialmente con la procedura dell’affidamento diretto e successivamente in subappalto, la gestione del servizio mensa del centro di accoglienza isolitano la cui conduzione era stata ottenuta dall’associazione di volontariato “Fraternita di Misericordia”: – sino al 2009 in via d’urgenza, in ragione dello stato di emergenza dovuto all’eccezionale afflusso di extracomunitari che giungevano irregolarmente sul territorio nazionale; – dal 2009 a seguito di tre gare d’appalto vinte. Al riguardo, le indagini hanno evidenziato come l’organizzazione criminale, al fine di neutralizzare le interdittive antimafia che nel tempo avevano colpito le proprie societa’ di catering, avesse provveduto più volte a mutamenti della ragione sociale e dei legali rappresentanti delle aziende controllate, proprio per mantenere inalterato il controllo della filiera dei servizi necessari al C.A.R.A. E’ stato pertanto documentato l’imponente flusso di denaro pubblico percepito dalle imprese riconducibili alla cosca nell’arco temporale 2006 – 2015 per la gestione del CARA di Isola di Capo Rizzuto, pari a 103 milioni di euro, dei quali almeno 36 milioni di euro utilizzati per finalità diverse da quelle previste (quelle cioè di assicurare il vitto ai migranti ospiti nel centro) e riversati invece, in parte nella c.d. “bacinella” dell’organizzazione per le esigenze di mantenimento degli affiliati, anceh detenuti, e in parte reimpiegati per l’acquisto di beni immobili, partecipazioni societarie e altre forme di investimento in favore del sodalizio. Le ingenti somme da destinare all’organizzazione mafiosa venivano fatte confluire alla cosca sia con ripetuti prelievi in contante dal conto della “Misericordia” e delle società riconducibili agli indagati, sia attraverso erogazione di ingenti somme a fini di prestito, sia ancora attraverso pagamenti di inesistenti forniture, false fatturazioni, acquisto di beni immobili per immotivate finalità aziendali. In tale quadro, una somma consistente veniva distribuita indebitamente al sacerdote, don Scordio Edoardo, parroco della Chiesa di Maria Assunta, a titolo di prestito/contributo e pagamento di asserite note di debito: solo nel corso dell’anno 2007, per servizi di assistenza spirituale che avrebbe reso ai profughi, ha ricevuto 132 mila euro. 6 In particolare, don Scordio, gestore occulto della Confraternita della Misericordia, è emerso quale organizzatore di un vero e proprio sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all’emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco al vertice della citata associazione benefica, da lui fondata. Ulteriore introito per la consorteria e’ derivato dalla truffa posta in essere da Sacco Leornado, e dai cugini Poerio Antonio e Fernando che, nel 2013, attraverso il controllo occulto della societa’ Quadrifoglio srl, fatturavano alla Prefettura di Crotone un numero di pasti maggiore rispetto delle prestazioni effettivamente rese, ottenendo un ingiusto profitto di circa 450 mila euro. Il complesso sistema progettato per la distrazione di denaro pubblico, godeva della collaborazione dei familiari degli indagati, la cui partecipazione associativa si realizzava attraverso l’interposizione, attuata per il tramite di fittizie partecipazioni sociali ed emissione di falsi documenti contabili, dai cugini Poerio Antonio e Fernando e da Muraca Angelo, unitamente ai propri congiunti Cozza Aurora, Lanata’ Maria, Muraca Stefania, Poerio Pasquale e Poerio Antonio cl. 81. A costoro si aggiungono i c.d. “fatturisti”, Ranieri Mario, Tipaldi Santo, Raso Ercolino, Muto Benito, Muto Beniamino, Mercurio Domenico, De Furia Salvatore i quali, intranei alle cosche isolitane, hanno fornito prestazioni contabili artificiose in favore del gruppo economico in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa di notevoli somme di denaro e di evadere le previste imposte fiscali. Dalle indagini è emersa, in sintesi, la capacità imprenditoriale, in chiave di sfruttamento delle risorse pubbliche, della ‘ndrangheta crotonese, in grado di soddisfare le complesse esigenze della varie cosche locali. In tale ambito, proprio l’elevato flusso di finanziamenti pubblici riservati all’emergenza migranti ha finito per costituire la principale motivazione dell’intervenuta pacificazione tra le cosche Arena e Dragone contrapposte ai Nicoscia e Grande Aracri che, nel primo decennio del 2000, si erano rese protagoniste di un cruento conflitto degenerato in numerose uccisioni e scontri a fuoco. Infatti, la faida cessava proprio quando andava a regime il sistema di drenaggio di denaro pubblico derivato dagli appalti per la gestione del centro accoglienza. Ciò infatti ha costituito l’occasione per una mirata distribuzione delle risorse tra le varie famiglie mafiose interessate a mettere da parte i pregressi dissidi e sfruttare le notevoli opportunità di guadagno. In tale contesto si rilevano le figure di Nicoscia Salvatore, di Nicoscia Pasquale cl. 91, di Nicoscia Domenico cl. 78, di Manfredi Luigi inteso “Gigino ‘u 7 Porziano” e del fratello Manfredi Antonio “’u Mussutu”, di Manfredi Mario, di Pullano Giuseppe “la molla”. Nel contesto dell’operazione è stato eseguito, sulla base di accertamenti preliminari del ROS, un sequestro preventivo di beni emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro nei confronti degli indagati per un ammontare complessivo di circa 70 milioni di euro. Il sequestro ha interessato l’intero patrimonio immobiliare riconducibile alla Fraternita di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, costituito da un convento di 1700 mq, successivamente ristrutturato ed adibito a poliambulatorio, dal teatro Astorino di Isola Capo Rizzuto e da diversi immobili, alcuni dei quali acquistati dallo stesso Sacco da soggetti organici alla cosca ARENA, per salvaguardarli da possibili interventi ablativi. Il sequestro ha colpito anche la MISER. ICR. S.R.L. – di cui la Fraternita di Misericordia è socio unico – che gestisce numerose attività di servizi sul territorio, tra cui il servizio di pulizie dei centri di biomasse di Strongoli e Crotone, le mense scolastiche di alcuni istituti di istruzione isolitani, il centro congressi di Isola Capo Rizzuto, l’aquarium dell’area marina protetta ed il centro polisportivo “alere flammam”. Il provvedimento comprende, inoltre, le partecipazioni della MISER.ICR SRL al capitale sociale dell’Aeroporto S. Anna S.P.A. di Crotone e della Società Editoriale Crotonese S.R.L., acquisite nel tempo in evidente contrasto con il suo scopo prettamente mutualistico. Le indagini patrimoniali hanno infine permesso di rilevare l’esistenza di una netta sperequazione tra il tenore di vita sostenuto dagli indagati e l’ammontare dei redditi dichiarati al fisco, da cui è scaturito il sequestro dei beni personali (immobili, autovetture di lusso, imbarcazioni, conti correnti e polizze) nonché dell’impresa Sea Lounge S.R.L. di Isola di Capo Rizzuto costituita ed alimentata da Sacco e Poerio, facendo ricorso a capitali di sospetta provenienza (tra i beni di quest’ultima una flotta di imbarcazioni impiegate a scopo turistico e l’agenzia di viaggi Navy Tour). Complessivamente, l’intervento ha avuto per oggetto: 11 società attive nel settore agricolo, della ristorazione, del turismo, dell’edilizia, della prestazione di servizi, 129 immobili (tra cui, 46 abitazioni, 1 residence, 4 ville, 9 garage, 6 depositi, 6 negozi e 38 ettari e mezzo di terreno), 81 autovetture, 27 ambulanze e 5 imbarcazioni nonché 90 rapporti bancari e 3 polizze assicurative. 8 Parimenti, gli accertamenti patrimoniali del Nucleo di Polizia Tributaria hanno consentito il sequestro di due interi patrimoni aziendali, di 19 unità immobiliari (di cui 7 fabbricati e 12 terreni di vario genere per circa 20 ettari), quote societarie, 15 autovetture, 3 motoveicoli, 15 titoli PAC, 90 rapporti finanziari e 5 polizze assicurative per un valore complessivo di due milioni di euro.

GLI INTERESSI DELLE COSCHE NEL SETTORE DEI GIOCHI E DELLE SCOMMESSE

Il complesso delle investigazioni svolte dalle Fiamme Gialle della Compagnia della Guardia di Finanza di Crotone, nel corso dell’inchiesta ha permesso di rilevare che, tra l’altro, l’associazione mafiosa facente capo alla famiglia ARENA ha: · Acquisito e mantenuto, avvalendosi del potere di intimidazione, una “posizione dominante”, nel settore imprenditoriale della raccolta delle scommesse on line e su rete fissa, nonché, del noleggio degli apparecchi per il gioco on–line, nella città di Crotone e nel suo hinterland; · Conseguito profitti e vantaggi ingiusti derivanti da una alterazione degli equilibri concorrenziali che ha determinato la concentrazione della raccolta del gioco on line nelle mani del crimine organizzato, precludendo l’accesso ad altri operatori, con la conseguenza di determinare, un evidente effetto “moltiplicatore” sugli introiti. · Reinvestito in attività imprenditoriali, i capitali derivati dall’attività delittuosa, sistematicamente esercitata, tra l’altro, con modalità operative illecite, poiché difformi da quelle normativamente previste per l’organizzazione della raccolta delle scommesse e del gioco on line. Le indagini espletate dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Crotone hanno permesso di appurare che la cosca Arena ha sancito un “accordo trasversale” con i referenti apicali di altre fazioni criminali, diretto al controllo totale del settore economico del gaming con il fine di precludere, ad altri competitor commerciali, la possibilità di operare nel medesimo comparto. Infatti, in forza di un accordo concluso da ARENA Pasquale, con i pluripregiudicati referenti delle fazioni crotonesi di ‘ndrangheta tra cui, SARCONE Salvatore e FOSCHINI Salvatore, in cambio di una percentuale prefissata, calcolata sul volume del gioco raccolto, hanno collaborato con la cosca ARENA, per l’acquisizione e la gestione di agenzie di gioco, ottenute con la forza di intimidazione derivante dalla fama criminale del sodalizio. Tali accordi hanno determinato l’instaurazione di un oligopolio criminale che ha, irrimediabilmente, alterato gli equilibri concorrenziali del mercato, sottoponendolo, ad una rigida gestione delinquenziale. 9 L’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gaming è avvenuta attraverso una società di copertura, utilizzata dalla cosca ARENA: la società “KROTON GAMES 2000 s.a.s.” attiva nel settore del noleggio dei giochi e della raccolta delle scommesse, che ha costituito, lo “STRUMENTO OPERATIVO” attraverso cui l’organizzazione criminale ha agito. Detta società, espressione commerciale del potere della ’ndrangheta, si è avvalsa per il perseguimento dei fini sociali, della strategica collaborazione di MARTIRADONNA Francesco, il quale, in qualità di concorrente esterno dell’associazione mafiosa, ha operato in Italia attraverso la società CENTURION BET LTD a quest’ultimo riconducibile. In particolare la certosina attività d’indagine espletata dai Finanzieri della Compagnia ha permesso di appurare le recondite connessioni intercorrenti tra la KROTON GAMES 2000 e la CENTURION BET LTD che per il tramite di MARTIRADONNA ha fornito alla fazione criminale supporto logistico, tecnico, contabile e gestionale. Inoltre, le indagini finanziarie espletate e l’approfondimento delle operazioni sospette condotte dai Finanzieri con i poteri della polizia valutaria hanno evidenziato un intricato intreccio delinquenziale architettato dalla criminalità organizzata, nel settore del gaming, che ha determinato movimentazioni finanziarie per decine di milioni di euro, producendo un profitto netto, per la cosca di ‘ndrangheta ARENA, di 1.300.000 euro, in un lasso temporale compreso tra luglio 2013 e febbraio 2015. Le attività svolte dai Finanzieri della Compagnia di Crotone hanno portato all’emissione di 10 dei provvedimenti di fermo di indiziato di delitto complessivamente eseguiti ed al sequestro penale dei seguenti beni, pertinenziali ai reati contestati, in quanto strumentali al compimento degli stessi o corpo del reato: Ø N. 1 complesso aziendale, operante nel settore dei giochi e delle scommesse, avente sede in Crotone (KR); Ø N. 02 autovetture di lusso: Audi A6 ed Audi A8; Ø N. 1 attività commerciale esercente Bar; Ø N. 4 beni immobili, fabbricati, siti in Crotone (KR). Contestualmente alle indagini esperite i Finanzieri hanno provveduto a sviluppare approfonditi accertamenti di natura patrimoniale, al fine di riscontrare accumulazioni di beni di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, sintomatici dell’utilizzo di risorse finanziarie illecite riconducibili ai reati contestati. L’esito degli stessi ha permesso di individuare un ingente patrimonio finanziario ed immobiliare sottoposto a sequestro preventivo, in ottica di confisca, di seguito indicato: 10 Ø N. 12 beni immobili, fabbricati, siti in Crotone (KR), Isola di capo Rizzuto (KR) e Castelnovo Ne’ monti (Reggio Emilia); Ø N. 6 autovetture; Ø N. 4 motocicli; Ø N. 20 polizze assicurative sulla vita; Ø N. 07 conti di gioco; Ø Molteplici quote societarie relative ad imprese attive in Crotone ed Isola di Capo Rizzuto ed operanti nel settore dei giochi e delle scommesse, dei servizi informatici, delle assicurazioni e dei servizi di pulizie; Ø Oltre 50 conti correnti; Ø Oltre 50 conti deposito e risparmio; Numerose cassette di sicurezza. L’ingente mole di beni finanziari e patrimoniali sequestrati dai Finanzieri ammonta ad un valore complessivo pari a 12.000.000 di Euro.

 

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