Depuratori sconosciuti in Calabria. La Regione non conosce il numero dei Comuni ancora senza

Valerio Panettieri Quotidiano del Sud COSENZA – Come per la galassia dei beni in dotazione, la Regione Calabria non sa se effettivamente qualche Comune calabrese in questo momento si trova senza impianto di depurazione. Questo perché almeno fino ad ora non è stata fatta una ricognizione sull’impiantistica dei Comuni. O meglio, la task force è stata messa in piedi, con il preciso scopo di monitorare i 129 agglomerati attualmente oggetto di procedura di infrazione da parte dell’Ue per il cattivo trattamento delle acque reflue. In questi 129 dovrebbero esserci anche amministrazioni ad oggi non collettate a nessun impianto e costretta ad utilizzare i pozzi neri. Un caso “limite” è per esempio quello delle aree rurali del Comune di Celico, attualmente non collegate a nessun impianto. A dirlo è il perito chimico Giovanni Stenta, collaboratore del dirigente generale Domenico Pallaria, che a sua volta svolge il ruolo di commissario per la depurazione in relazione ad alcuni agglomerati oggetto di infrazione. Che fare allora? «Una ricognizione puntuale, uno studio estremamente preciso della situazione strutturale degli impianti di depurazione. Solo in questo modo si possono studiare interventi mirati». Dunque attualmente è in corso lo studio sui depuratori in infrazione, impianti che richiedono ampliamenti strutturali di grande portata, per aumentare soprattutto la gestione dei carichi di acqua in ingresso ed evitare lo sversamento di acqua non depurata a mare, ma si stanno controllando anche quei Comuni in potenziale infrazione. Tempi certi, però, non ce ne sono. «Si sta lavorando in questa direzione».

Ci vorranno almeno altri dieci giorni per concludere la stipula delle convenzioni tra Regione e Comuni per il piano di “riefficientamento e rifunzionalizzazione degli impianti per l’annualità 2017”. In sostanza non è altro che l’attualizzazione del piano 2016. Stessi interventi per 111 comuni che serviranno esclusivamente per interventi mirati. «E’ chiaro – dice Stenta – che con questi interventi non si può agire in maniera strutturale. Gli interventi programmati in questo caso riguardano «situazioni urgenti e già conclamate che sono sta già accertate. Questo significa che le amministrazioni non possono utilizzare questi soldi per coprire eventuali buchi, ma eslcusivamente per quel tipo di intervento richiesto per migliorare la tenuta dell’impianto. In poche parole non si tratta di interventi con finanziamenti a pioggia. Il principio è quello di non sprecare un euro». Sta di fatto che attualmente siano in fase di convenzione mentre il termine per la conclusione dei lavori su questo piano resta quello dei tre mesi a partire dalla firma delle convenzioni. Dunque, se tutto va per il verso giusto, i lavori dovrebbero concludersi a stagione estiva in pieno svolgimento, tra agosto e settembre, mentre si cerca ancor adi sapere chi in Calabria non ha neanche un impianto per depurare le fogne.

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