Torino, la Dia sequestra beni per nove milioni di euro agli eredi di un boss calabrese

TORINO – La Dire­zio­ne inve­sti­ga­ti­va anti­ma­fia di Tori­no sta ese­guen­do, su dispo­si­zio­ne del capo­luo­go pie­mon­te­se, il seque­stro di beni per nove milio­ni di euro. Si trat­ta di due vil­li­ni, tre appar­ta­men­ti, due auto­ri­mes­se e un magaz­zi­no, situa­ti a Cuor­gnè, in pro­vin­cia di Tori­no, ricon­du­ci­bi­li attra­ver­so inte­sta­zio­ni fit­ti­zie ai suoi fami­glia­ri a Gio­van­ni Iaria, espo­nen­te di spic­co del­la loca­le di ndran­ghe­ta dece­du­to nel 2013. Secon­do l'accusa, il 'teso­ro' è sta­to accu­mu­la­to attra­ver­so il reim­pie­go dei pro­ven­ti ille­ci­ti rica­va­ti dagli anni '70 e fino al 2011, anno del suo arre­sto.

Secon­do gli inqui­ren­ti, Iaria era affi­lia­to alla ndran­ghe­ta alme­no dal 1997, par­te­ci­pe del­la 'socie­tà mag­gio­re' con la dote di 'padri­no'. Il suo nome com­pa­re nel­le car­te del maxi pro­ces­so Mino­tau­ro, sul­la pre­sen­za del­la ndran­ghe­ta in pro­vin­cia di Tori­no. Di ori­gi­ni cala­bre­si, Iaria era sta­to man­da­to al con­fi­no a Cuor­gnè, nel Tori­ne­se, dove negli anni '80 era sta­to con­si­glie­re comu­na­le e asses­so­re per il Psi. Arre­sta­to nel 2011, era sta­to con­dan­na­to con il rito abbre­via­to a 7 anni e 4 mesi per asso­cia­zio­ne a delin­que­re e voto di scam­bio. Il boss è mor­to nel feb­bra­io 2013 all'ospedale di Asti, dove era rico­ve­ra­to per pro­ble­mi car­dia­ci.