Diplomati magistrali, la storia di Rosa, dalla Calabria a Vicenza, dove ha lavorato per 14 anni da precaria

Rosa Sigillò

Valentina Santarpia Corriere.it IL SUO DIPLOMA magistrale risale al 1999, a 18 anni fa. Ma Rosa Sigillò, 36 anni, di Reggio Calabria, sente di essere un’insegnante a tutti gli effetti, senza se e senza ma. «Ho iniziato a lavorare a 23 anni- racconta Rosa – Il mio diploma era considerato abilitante e quindi potevo insegnare nelle scuole elementari. Mi hanno chiamata a Vicenza. Sono andata via dalla Calabria e non sono più tornata. Non ho mai smesso di lavorare: a volte ho avuto contratti per sostituzioni maternità, altre volte per malattie di docenti, e adesso, da quando sono nelle Graduatorie ad esaurimento, ho contratti annuali, da settembre a giugno». Rosa ci è entrata con un ricorso nelle Gae, come molti altri colleghi: «E così ho scoperto tristemente che non tutti siamo insegnanti da una vita, come credevo. Infatti penso che bisognerebbe fare delle distinzioni, tra chi ha sempre lavorato e chi no». È questo il tema, su cui si sta dibattendo anche il Consiglio di Stato, che la scorsa settimana si è riunito in plenaria per decidere se immettere una buona volta nel mondo della scuola a pieno titolo le migliaia di diplomati magistrali in attesa, oppure chiudergli le porte, a favore di laureati e masterizzati d’ultima generazione. C’è chi effettivamente non ha mai messo un piede in un’aula, ma molti di più sono quelli che hanno lavorato una vita intera e potrebbero perdere tutto, dopo una sentenza sfavorevole.

Come Rosa, che però non si lamenta: «Il lavoro è lavoro, e avrei fatto qualsiasi cosa. Ovviamente non auguro a nessuno di essere precaria per 14 anni: ma a me non è andata male, ho cambiato sempre scuola, e così sono cresciuta, mi sono confrontata con tanti metodi e colleghi diversi, e professionalmente sono migliorata. Sarei stata disposta anche a trasferirmi a Milano, Torino, pur di continuare a lavorare. Una volta che vai via dalla tua terra, puoi andare ovunque». In tutti questi anni per lei ci sono state molte supplenze, pochi diritti. «L’aggiornamento? L’ho sempre fatto, ma pagato da me: non essendo di ruolo, non potevo accedere ai corsi per gli insegnanti di ruolo, pagati dal ministero dell’Istruzione. All’epoca, quando avevamo iniziato la battaglia per l’abilitazione, avevamo provato a chiedere di partecipare anche all’aggiornamento professionale, secondo me era legittimo. Ma ce lo hanno negato, e così mi sono organizzata di conseguenza. Quando ad esempio sono capitata in una prima, mi sono iscritta ad un corso di letto-scrittura, perché non volevo rischiare di trovarmi impreparata». Ma se la sentenza dovesse essere favorevole, la vita di Rosa cambierà: «Sì, un po’ sì. L’anno prossimo potrei entrare in ruolo, avrei finalmente tutti i diritti. Non mi sembra vero. Sapere che potrò lavorare tutto l’anno, senza dover aspettare l’ultimo momento per sapere dove andrò e quanti mesi ci resterò. Una cosa normale, ma che mi sembra un miracolo, la realizzazione di un sogno. Mi sentirò sollevata, per la fine della mia precarietà ed entusiasta per l’inizio di un nuovo cammino. Per festeggiare? Andrei da papà ad abbracciarlo: ha 80 anni e so che sarebbe felice».

Nessuno può cantare vittoria, fino a che la sentenza non sarà resa pubblica, ma la fibrillazione è evidente. I diplomati magistrali, circa 50 mila insegnanti abilitati dal titolo acquisito anni fa, puntano sull’inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento. Il Consiglio di Stato dovrà decidere se accettare i ricorsi che in tutta Italia hanno chiesto l’inserimento dei diplomati nelle Gae: le decisioni dei giudici amministrativi fino ad ora sono state infatti contrastanti. Alcuni hanno accolto, altri con riserva, altri hanno respinto. Una decisione univoca era indispensabile per chiarire la posizione di migliaia di persone. E anche se non c’è una decisione pubblica definitiva, rumors e indiscrezioni parlano di un sì scontato, che aprirà le porte dell’insegnamento a tutti: a chi non ha messo mai un piede in cattedra, ma soprattutto a chi ha insegnato invece per anni e in questa decisione vede solo il riconoscimento di tanti sacrifici.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*