Discarica a cielo aperto, sequestrato l'impianto di Tarsia

Rober­to De San­to Corrieredellacalabria.it TARSIA – Una vera e pro­pria enor­me disca­ri­ca a cie­lo aper­to dove fini­va di tut­to sen­za alcun trat­ta­men­to e uti­liz­zan­do anche aree non di per­ti­nen­za del­la socie­tà. In un'operazione con­giun­ta degli uomi­ni del Noe, dell'Arpacal di Cosen­za e dell'Azienda sani­ta­ria pro­vin­cia­le han­no tro­va­to nell'impianto di trat­ta­men­to rifiu­ti di Tar­sia una situa­zio­ne defi­ni­ta «dram­ma­ti­ca». Per que­sto moti­vo gli inve­sti­ga­to­ri han­no sot­to­po­sto l'intera area a seque­stro pre­ven­ti­vo. Si trat­ta di un'area con un'estensione di cir­ca ven­ti­mi­la metri qua­dra­ti in loca­li­tà Cani­cel­la del cen­tro del­la Val­le dell'Esaro. Un impian­to che avreb­be dovu­to trat­ta­re i rifiu­ti con­fe­ri­ti da ben 14 Comu­ni non solo dell'Alto Jonio cosen­ti­no, ma – da quan­to emer­so dall'operazione – che sareb­be sta­to sem­pli­ce­men­te accu­mu­la­to sia nei ter­re­ni e nei capan­no­ni in dispo­ni­bi­li­tà del­la socie­tà tito­la­re dell'impianto sia in altra area. Per que­sto moti­vo i mili­ta­ri han­no defe­ri­to il tito­la­re del­la socie­tà, Gio­sè Mar­che­se – impren­di­to­re 58en­ne, già fini­to al cen­tro dell'inchiesta sul­la vicen­da del­la crack del­la Val­le Cra­ti – all'autorità giu­di­zia­ria in atte­sa di con­va­li­da del seque­stro pre­ven­ti­vo adot­ta­to dagli inve­sti­ga­to­ri.

Vari i rea­ti con­te­sta­ti all'uomo tra cui misce­la­zio­ne di rifiu­ti, sca­ri­co non auto­riz­za­to, gestio­ne di rifiu­ti in aree sprov­vi­ste di auto­riz­za­zio­ne, disca­ri­ca non auto­riz­za­ta e vio­la­zio­ne di nor­me igie­ni­co-sani­ta­rie oltre alle nor­ma­ti­ve sul­la tute­la del lavo­ro. Nel cor­so dei con­trol­li, tra l'altro sareb­be­ro sta­ti rin­ve­nu­ti rifiu­ti di vario gene­re acca­ta­sta­ti sen­za alcu­na distin­zio­ne pre­ven­ti­va. Inol­tre in un pic­co­lo tor­ren­te che pas­sa vici­no all'impianto, gli uomi­ni che sono inter­ve­nu­ti sul posto avreb­be­ro nota­to che l'acqua – pro­prio in con­co­mi­tan­za alla strut­tu­ra – assu­me­va una colo­ra­zio­ne scu­ra. Ora in atte­sa del­la con­fer­ma del­la richie­sta di seque­stro da par­te del­la Pro­cu­ra di Castro­vil­la­ri e del dispo­si­ti­vo del gip, l'intero impian­to – che occu­pa cir­ca 110 dipen­den­ti – è sta­to chiu­so dai mili­ta­ri e i rifiu­ti che fini­va­no ver­so que­sta strut­tu­ra sono in atte­sa di esse­re desti­na­ti ad altro sito. Dovrà esse­re infat­ti la Regio­ne a indi­vi­dua­re un altro impian­to capa­ce di trat­ta­re la mas­sa di rifiu­ti dell'intera area.