Dubai, la Babilonia dei miliardari italiani e dei latitanti in fuga

Guido Ruotolo Tiscali.it «PERCHÈ HO SCELTO Dubai? Perché non si pagano le tasse». Alessandro è uno di quei giovani imprenditori italiani che si sono trasferiti negli Emirati. Lui ricorda il “Gastone” di Paperino. Qualsiasi cosa tocca diventa oro. Come si fanno i milioni? «Prima esistevano i rappresentanti che vendevano porta a porta. Noi lo facciamo attraverso la rete. E vendiamo su Internet qualsiasi cosa in qualsiasi parte del mondo». Il suo cognome è un mistero. Chiede il riserbo per ovvi motivi di privacy. Non vuole essere identificato ma in giro per Dubai sulla sua Ferrari risponde alle nostre domande. Alessandro è di un piccolo paese dei Nebrodi, tra Messina e Palermo, e con il suo amico del cuore, Francesco, prima sono andati alle Canarie e poi a Dubai. Oggi ha ventiquattro anni e da sei guadagna milioni di euro a palate. Si è un comprato una villa con piscina nell’esclusivo quartiere di “Palmilandia”, un’isola artificiale rappresentata da un tronco principale e dei rami appunto come di una palma, campound per ricconi, ville e auto di lusso. E nel garage della villa sono parcheggiate una Ferrari e una Nissan da corsa.

In questa villa abitano Alessandro, Francesco, la fidanzata e quattro o cinque ragazzi dipendenti della società dei due compagni di scuola. Sono le “teste d’uovo” della fortunata azienda che ha portato una ventina di ragazzi siciliani a vivere e lavorare a Dubai. E in pratica vivono e lavorano in questa villa senza momenti di discontinuità. Alessandro è uno dei novemila italiani che risiedono in questa che Amedeo Matacena jr – uno dei nove latitanti italiani ricercati e per i quali sono stati avviati senza esito i procedimenti di estradizione – definisce la «moderna Babilonia». In realtà un trattato per la collaborazione giudiziaria è stato firmato tra il nostro ministro di Giustizia, Andrea Orlando, e l’omologo emiratino nel 2015 ad Abu Dhabi, ma non è stato ancora ratificato dal nostro Parlamento e della ratifica istituzionale degli Emirati Arabi Uniti non si hanno tracce. Adesso l’empasse della doppia ratifica potrebbe essere superato grazie a una intesa tecnica raggiunta dai rispettivi ministeri di Giustizia.

Dai trafficanti di cocaina della camorra, Gaetano Schettino e Raffaele Imperiale, ad Andrea Nocera, nei guai per una bancarotta fraudolenta. Dal cognato dell’ex leader di An Gianfranco Finì, Giancarlo Tulliani, accusato di riciclaggio, all’imprenditore di un nobile casato, Alberico Cetti Serbelloni, accusato di una evasione fiscale da un miliardo di euro. Dal mafioso Massimiliano Alfano all’ex parlamentare reggino Amedeo Matacena, condannato per collusioni con la ‘Ndrangheta. Proprio Matacena rivela di essere stato lui a far scoppiare lo scandalo di Montecarlo sul quotidiano “Il Giornale”. «Venne da me, che allora risiedevo a Montecarlo, un giornalista di quel quotidiano che mi chiese se sapessi dove si trovava l’appartamento di Tulliani. Io gli indicai l’indirizzo».

Un appartamento donato all’ex Msi diventato An ed entrato nelle disponibilità di Tulliani grazie al cognato Gianfranco Fini. Matacena sostiene che in realtà gli italiani a Dubai sono molti ma molti di più dei novemila censiti ufficialmente. «Quando dalla Svizzera, da Montecarlo o da tanti altri paradisi fiscali hanno cominciato a trasferirsi a Dubai – ricorda Matacena nella intervista andata in onda ieri sera nella trasmissione “M” di Michele Santoro – erano talmente tanti che hanno sommerso i forzieri di euro al punto tale che le autorità bancarie emiratine sono state costrette a sospendere l’apertura di conti correnti di euro».

Dubai è l’esaltazione esagerata del lusso, della ricchezza, del divertimento. Qui c’è il grattacielo più alto al mondo, il Bufi Khalifa (829 metri). E stanno ultimando i lavori di quella che sarà la ruota panoramica più grande al mondo. E gli alberghi più cari sono sempre a Dubai. I cinema più spettacolari, e due autodromi, e addirittura la pista da sci con la neve sintetica. È il quinto carpet al mondo, e il terzo carpet rosso, dopo New York e Cannes. Dubai caput mundi, sostengono i suoi fan. Che ospiterà Expo 2020. E la città che già è immensa è piena di cantieri e gru. Un anno e mezzo è il tempo previsto per costruire grattacieli mozzafiato.

Nel frattempo l’anno venturo il primo taxi volante al mondo dovrebbe prendere servizio proprio a Dubai. E si annuncia anche il primo poliziotto (non armato) robot. Gli abitanti di Dubai, i «locali», sono appena 350.000. Poi ci sono un milione di indiani, 750 mila pachistani, mezzo milione di filippini, 30.000 europei. Ma non per tutti Dubai è la fabbrica dei sogni che diventano realtà. Ci sono anche italiani che dopo dieci anni di gavetta e cinquantamila euro investiti nella ristorazione devono arrendersi perché i ristoranti falliscono. E ripiegano in società diciamo di servizio che aiutano i connazionali ad aprire società, trasferire capitali, prendere la residenza a Dubai. Nella città dello spettacolo e del futuro, vetrina del lusso esagerato la calamita che attrae migliaia di stranieri pronti a trasferirsi negli Emirati, è il clima che si respira. Non il caldo che supera i 50 gradi, il clima è quello di società dove regna l’ordine e quindi la sicurezza. Ma apparentemente Dubai inganna. Ha ragione Matacena quando la paragona a una moderna Babilonia. Qui tutto sembra possibile.

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