Due massoni calabresi uccisi dalla ndrangheta: il commerciante Gianluca Congiusta e il chirurgo Nicolò Pandolfo

Robertogalullo.blog.ilsole24ore.it «LA NDRANGHETA ha fat­to tan­te vit­ti­me e anche noi anno­ve­ria­mo fra i mar­ti­ri del­la lega­li­tà degli sti­ma­ti fra­tel­li». Que­sta noti­zia – che que­sto umi­le e umi­do blog vi ave­va par­zial­men­te anti­ci­pa­to alcu­ni gior­ni fa – è risuo­na­ta vener­dì 7 apri­le nell’allocuzione di Ste­fa­no Bisi, Gran mae­stro del Goi, nel cor­so del­la Gran Log­gia 2017 chiu­sa ieri a Rimi­ni. Deb­bo dire che cono­sce­vo i nomi dei due mas­so­ni ma se Bisi non li aves­se resi rico­no­sci­bi­li con tan­to di pro­ve­nien­za (Locri e Sider­no), nomi di bat­te­si­mo e pro­fes­sio­ne, non ne avrei più scrit­to. Inve­ce il disve­la­men­to del Gran mae­stro lo ren­de pos­si­bi­le e, per alcu­ni ver­si, ama­ro. Ecco il pri­mo, nel­le paro­le di Bisi: «Nico­la, medi­co-chi­rur­go in Cala­bria, ucci­so da un boss per­ché non riu­scì a gua­ri­re la figlia». Nico­la altri non era che Nico­lò Dome­ni­co Pan­dol­fo, pri­ma­rio neu­ro­chi­rur­gi­co agli ospe­da­li Riu­ni­ti di Reg­gio Cala­bria, spo­sa­to, padre di tre figli. Era un lumi­na­re del­la neu­ro­chi­rur­gia.

Il 20 mar­zo 1993, all’età di 51 anni, ven­ne ammaz­za­to con 7 col­pi di pisto­la cali­bro 7,65, sul­la stra­da, come un cane, a poche deci­ne di metri dal noso­co­mio, per non aver fat­to un mira­co­lo in sala ope­ra­to­ria. Il pri­ma­rio sta­va per rag­giun­ge­re la sua auto posteg­gia­ta poco distan­te e tor­na­re a casa. Pan­dol­fo non era riu­sci­to a strap­pa­re alla mor­te la bam­bi­na di un boss col­pi­ta da un tumo­re al cer­vel­lo. Il boss Cosi­mo Cor­dì – allo­ra a capo dell’omonima fami­glia del­la ‘ndran­ghe­ta locre­se – ven­ne arre­sta­to poche ore dopo il delit­to al poli­cli­ni­co di Bolo­gna, dove era a sua vol­ta rico­ve­ra­to da due gior­ni. Fu lui a com­mis­sio­na­re il delit­to. Cosi­mo Cor­dì ven­ne poi ucci­so nel 1997 e, all’epoca, la squa­dra di cal­cio di Locri osò osser­va­re un minu­to di silen­zio per la sua mor­te. Il secon­do nome è anco­ra Bisi a far­lo: «Gian­lu­ca ucci­so una sera del mag­gio 2005 a Sider­no. Que­sto gio­va­ne impren­di­to­re che non si è pie­ga­to ha paga­to con la vita il suo gesto. Era un fra­tel­lo del Gran­de orien­te d’Italia». Gian­lu­ca è Gian­lu­ca Con­giu­sta, il com­mer­cian­te assas­si­na­to il 24 mag­gio 2005 a Sider­no per­ché non vole­va sot­to­sta­re alla dura leg­ge del­la sot­to­mis­sio­ne mafio­sa.

Mas­so­ne lui e mas­so­ne il padre – uomo corag­gio­sis­si­mo – che tie­ne in vita una onlus nel nome del figlio. Il padre è Mario Con­giu­sta, che Bisi ha salu­ta­to e abbrac­cia­to ideal­men­te con affet­to. E a Mario Con­giu­sta, Bisi ha det­to: «Fac­cia­mo qual­co­sa per ricor­da­re Gian­lu­ca e il suo corag­gio di uomo e di libe­ro mura­to­re». Oltre a que­sti due nomi, Bisi va volu­to ricor­da­re Toni­no Sal­so­ne, avvo­ca­to, che pre­sie­de il col­le­gio del­le log­ge Goi di tut­ta la Lom­bar­dia. Quat­tor­di­cen­ne vide spi­ra­re il padre tra le brac­cia, col­pi­to a mor­te, sol­tan­to per­ché face­va il suo dove­re di coman­dan­te del­la poli­zia peni­ten­zia­ria in un isti­tu­to cala­bre­se. «Pen­so a loro, che han­no scel­to di far par­te di una scuo­la peren­ne di vita, una pale­stra di valo­ri in cui alle­na­re e for­ti­fi­ca­re lo spi­ri­to e ren­de­re se stes­si e gli altri, uomi­ni miglio­ri» ha con­clu­so Bisi.

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