Ecco la verità sul decreto penale per il “santone” candidato

Massimo Ripepi

Giuseppe Arcuri, avvocato, Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Il Quotidiano del Sud ha pubblicato una precisazione dell’ Avv. Rosario Errante in relazione ad un articolo pubblicato il 20 febbraio u.s., a firma di Caterina Tripodi dal titolo Il “Santone” condannato che oggi aspira al Senato. Tale precisazione presenta alcune valutazioni erronee e fuorvianti riguardanti sia il decreto penale che ha condannato Massimo Ripepi e sia il provvedimento di ammonimento contro il medesimo soggetto, emesso dal Questore di Reggio Calabria in data 19/08/2016. La presente è redatta nell’interesse della vittima dei fatti diffamatori e persecutori.

Innnanzitutto la giornalista Caterina Tripodi non ha mai affermato che il Ripepi fosse stato condannato penalmente per stalking. A differenza di quanto sostenuto dall’Avv. Rosario Errante, il decreto penale costituisce una pronuncia di condanna a tutti gli effetti, tant’è che la sua motivazione deve avere la stessa struttura della motivazione della sentenza, essendo richiesta la concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è fondata. Il decreto penale, che appartiene ai procedimenti speciali , accerta la responsabilità dell’imputato, salvo il diritto di quest’ultimo, mediante l’opposizione, di togliere effetto al provvedimento di condanna e chiedere l’instaurazione del giudizio immediato o di un altro procedimento speciale.

Nel caso di specie la cosa grave è che un candidato al Parlamento della Repubblica sia stato ritenuto dal Gip di Reggio Calabria colpevole di diffamazione – sebbene egli abbia proposto opposizionenei confronti di una donna già vittima dei suoi “atti persecutori, riconducibili alla fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p., attraverso più condotte anche mediante modalità diffamatorie a mezzo Internet, che si sono concretizzate in atteggiamenti denigratori, di disturbo e di molestie”. Fatti, questi, accertati dal Questore di Reggio Calabria, che in data 19/08/2016 ha inflitto a Massimo Ripepi la misura amministrativa dell’ammonimento, la cui finalità è quella di dissuadere il persecutore dal persistere nel suo atteggiamento in una fase prodromica, in cui già si intravedono elementi di rischio di una possibile escalation criminale, evitando così che atti persecutori non siano più ripetuti e non abbiano a cagionare esiti irreparabili.

Pertanto la precisazione dell’Avv. Errante risulta imprecisa laddove ritiene che il decreto penale fosse stato emesso dal Pubblico Ministero in quanto in materia è competente il Giudice delle Indagini Preliminari su richiesta del Pubblico Ministero, il quale, a sua volta, con tale richiesta, esercita l’azione penale. Inoltre è anche poco corretto sostenere che “all’esito di un procedimento avente esclusiva finalità amministrativa” è stato emesso un decreto di condanna. Infatti il decreto penale del Giudice delle Indagini Preliminari e l’ammonimento del Questore sono atti appartenenti ad ambiti diversi: il primo, giurisdizionale; il secondo, amministrativo e vengono emessi in seguito a diverse valutazioni compiute, rispettivamente dall’autorità giudiziaria e da quella amministrativa. Conseguenzialmente è improprio affermare che l’uno sia la conseguenza dell’altro.

avvocato Giuseppe Arcuri

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*