Falcomatà rompe con Renzi. “Voglio un Pd fatto di persone”

Piero Gaeta Gazzetta del Sud REGGIO CALABRIA — Il sindaco Giuseppe Falcomatà guarda il “suo” Pd e non riesce a non essere preoccupato. Martina ha aperto ufficialmente la stagione dei congressi ma lui appare scettico. E non lo nasconde: «E inutile parlare di congressi se prima non si costruisce, anzi si ricostruisce un tessuto di partecipazione e di discussione che renda protagonista la base. In Calabria, negli ultimi due anni, abbiamo perso tutte le province (Vibo, Cosenza, Crotone e Catanzaro) e sembra che sia tutto normale. Non c’è mai stata un’analisi del voto e un’assunzione di responsabilità da parte della segreteria regionale. A livello metropolitano, prima dei congressi, serve subito un commissario reggino che ricostruisca il partito in vista delle prossime politiche. Poi si dovrà procedere ai congressi provinciali e regionali». Due piccioni con una fava: Magomo e Puccio ringrazieranno con il cuore in mano. Falcomatà, però, vuole che il Pd sia me no autore fe renziale e si apra di più ai cittadini e alle persone. Anche guardando alle prossime elezioni politiche.

«Non sappiamo ancora con quale legge si voterà — precisa — ma saranno importanti due cose: che siano i cittadini a scegliere i loro rappresentanti e che ci sia la garanzia della stabilità di governo. Per quanto riguarda la composizione delle liste è importante che tutti i candidati siano legittimati dal popolo. Il nostro Statuto prevede uno strumento bellissimo, già sperimentato in città, che sono le primarie. Bisogna applicare questo metodo anche per la scelta dei candidati alla Camera e al Senato». Nella visione della politica di Falcomatà c’è la centralità del molo dei sindaci. Su questo non ha il minimo dubbio: «La partita in chiave nazionale si gioca nelle città. Non meravigliamoci del successo del centrodestra perché su temi come immigrazione e sicurezza i sindaci sono esposti in prima linea e sono soli. Noi non riusciamo più a garantire la dignitàdell’accoglienzae se non vinciamo questa sfida le ricadute politiche sul territorio saranno tragiche per tutti.. I cittadini si rivolgono al sindaco per qualsiasi cosa perché vedono nel sindaco colui che può migliorare la qualità della loro vita e, di converso, colui che può peggiorarla. Se i sindaci non escono da una narrazione locale non andiamo da nessuna parte, se non si punta sui sindaci che sono coloro che godono della fiducia cittadino, come si fa a ricostruire la fiducia nel PD?».

La terapia che suggerisce Falcomatà per rianimare la sinistra è quella di «recuperare, a partire dalla passione e dal calore delle parole, la capacità di condividere il disagio e l’insicurezza degli strati più deboli della società. La sfida alle destre e ai populismi si vince se c’è dall’altra parte una grande sinistra riformista, aperm e innovativa. Essere connessi ai sentimenti del popolo è indispensabile perbattere anche l’astensione. Milioni di cittadini non vanno a votare e tra questi una grande parte di elettori di centrosinistra e una stragrande maggioranza sono i giovani che pensano che la politica sia sporca o, al più, inutile. Il Pd ha il dovere di assumere su di sè la sfida del cambiamento e guidare questo processo con un grande senso di responsabilità. Il nostro partito, da solo, non è autosufficiente. Mi auguro che sia possibile costruire un campo largo con chi parla nostra stessa lingua e condivide i nostri stessi valori».

Destra e sinistra? Per me pari non sono

P.g. Gazzetta del Sud REGGIO CALABRIA — In questo momento storico si tende a confondere destra e sinistra. Falcomatà non lo fa e tiene bene la barra a sinistra: «Trump ci ricorda quanto sciocco sia pensare che i confini destra-sinistra siano obsoleti. Basti pensare a temi come ambiente, lavoro, sanità, uguaglianza. Non si può stare dentro un partito senza farne parte. Il potere senza responsabilità è potere irresponsabile. Il Pd non può essere una macchina da maneggiare senza sporcarsi le mani, offende i migliaia di volontari che ogni anno organizzano le feste dell’Unità. Il partito è un luogo nel quale si condivide una visione del “bene comune”, altrimenti non siamo pià di fronte a un partito bensì a una società a responsabilità limitata i cui amministratori non sono neppure soci». Non la nomina ma ogni riferimento sembra diretto ad Angela Marcianò: non si può essere del Pd senza averne neppure la tessera. «Un partito politico — insiste Falcomatà — è una comunità in cui si condividono valori e ideali, si è cioè accomunati da una certa visione del mondo, il Pd dev’essere questo: un partito di sinistra in cui le persone che hanno quella visione del mondo si identificano perché sanno che quel partito combatte per i loro diritti. Un partito che mette al centro i giovani, il lavoro, gli anziani e che combatte per garantire la dignità dell’esistenza di ogni individuo. Un partito che rende protagonista la base perché è articolato sul territono e senza la base scordiamoci le altezze».

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