Fango su Riace, Lucano: "Mafiosi che non sparano ma agiscono secondo puntuali strategie"

Fran­ce­sco Sor­gio­van­ni Quo­ti­dia­no del Sud RIACE – «Ho la per­ce­zio­ne che lo Sta­to, le isti­tu­zio­ni e l’antistato sono con­tro quel­lo che fac­cia­mo a Ria­ce in tema di acco­glien­za. Pen­sa­no che sia impos­si­bi­le fare le cose che fac­cia­mo con i 35 euro a pro­fu­go che ven­go­no asse­gna­ti». È cate­go­ri­co il sin­da­co Dome­ni­co Luca­no, che si sfo­ga in que­sta inter­vi­sta, dopo gli attac­chi subi­ti nel­le ulti­me set­ti­ma­ne sul­la rete e i sospet­ti sol­le­va­ti da una regi­stra­zio­ne “ruba­ta” e arta­ta­men­te con­fe­zio­na­ta. Su una nota piat­ta­for­ma web che con­sen­te la visua­liz­za­zio­ne di video, qual­cu­no ha cari­ca­to sot­to fal­so nome una regi­stra­zio­ne audio di qual­che tem­po fa. A discu­te­re sono in tre: il sin­da­co Luca­no, l’ex vice­sin­da­co Mau­ri­zio Cimi­no e l’ex asses­so­re ai lavo­ri pub­bli­ci Ren­zo Vali­là, tut­ti e tre del Comu­ne di Ria­ce.

Per quel­lo si capi­sce i tre par­la­no di un lavo­ro da ese­guir­si con un finan­zia­men­to regio­na­le di un milio­ne di euro con­tro il dis­se­sto idro­geo­lo­gi­co a val­le del pae­se, ver­so la mari­na. Un lavo­ro per il qua­le è sta­to appro­va­to il pro­get­to pre­li­mi­na­re e, quin­di affi­da­to l’incarico di pro­get­ta­zio­ne. Sul sito pre­scel­to, in pre­vi­sio­ne del­la sta­gio­ne inver­na­le e con­si­de­ra­to soprat­tut­to che lo stes­so si tro­va a ridos­so di un tor­ren­te, è sta­to ese­gui­to un pron­to inter­ven­to per pochis­si­me miglia­ia di euro. La regi­stra­zio­ne va avan­ti e, alme­no nel fil­ma­to mon­ta­to e pub­bli­ca­to, si sen­te qua­si esclu­si­va­men­te Dome­ni­co Luca­no, che spie­ga ai due come il Comu­ne inten­de pro­ce­de­re per rea­liz­za­re un’opera che con­sen­ta suc­ces­si­va­men­te e con even­tua­li altri finan­zia­men­ti di rea­liz­za­re un’area attrez­za­ta sul­la zona boni­fi­ca­ta (cam­po di cal­cio, par­co gio­chi, ecc.). Tut­to qua.

Ma sul video che ha sca­te­na­to un puti­fe­rio sono sta­te mon­ta­te del­le scrit­te che san­no di dif­fa­ma­zio­ne. Fra­si chia­re con­tro il sin­da­co Luca­no, pen­sa­te in manie­ra stru­men­ta­le e ingan­ne­vo­le per ten­ta­re di infan­gar­lo. Pec­ca­to che il video è ope­ra di igno­ti, anche se non è dif­fi­ci­le capi­re chi ha regi­stra­to di nasco­sto la con­ver­sa­zio­ne tra Luca­no, Cimi­no e Vali­là. Que­sti ulti­mi due, lo scor­so mese di mag­gio, sono sta­ti mes­si da par­te dal sin­da­co Luca­no che, dopo ave­re azze­ra­to la giun­ta del­la qua­le gli stes­si face­va­no par­te, ha nomi­na­to un ese­cu­ti­vo nuo­vo. Ma quel­lo che sta suc­ce­den­do a Ria­ce in que­sti ulti­mi mesi rischia, vuoi o non vuoi, di scal­fi­re in qual­che modo l’immagine acqui­si­ta dal pic­co­lo cen­tro dell’Alta Locri­de in tut­ti que­sti anni per il suo “model­lo” di acco­glien­za e inte­gra­zio­ne, invi­dia­to da tut­to il mon­do. Il fat­to non inti­mo- risce più di tan­to Dome­ni­co Luca­no.

«Ho pre­sen­ta­to già denun­cia con­tro igno­ti per il video dif­fa­ma­to­rio. È da diso­ne­sti fare cre­de­re che nel­la con­ver­sa­zio­ne si stes­se par­lan­do di aggiu­sta­re un appal­to. Il Comu­ne con la rela­ti­va gara ha poco a che vede­re. La com­pe­ten­za è del­la Suap, la Sta­zio­ne uni­ca appal­tan­te di Reg­gio Cala­bria. Per i lavo­ri anco­ra pas­se­rà altro tem­po. Il respon­sa­bi­le dell’ufficio tec­ni­co comu­na­le ha affi­da­to l’incarico per la pro­get­ta­zio­ne, seguen­do i cri­te­ri di leg­ge. Così come i pic­co­li lavo­ri urgen­ti ese­gui­ti sul­lo stes­so sito indi­vi­dua­to per fre­na­re il dis­se­sto idro­geo­lo­gi­co, sono sta­ti ese­gui­ti da una dit­ta loca­le die­tro pro­ce­di­men­to sem­pre del tec­ni­co».

Di recen­te i pro­get­ti di acco­glien­za di Ria­ce sono sta­ti ogget­to di una ispe­zio­ne invia­ta dal Ser­vi­zio cen­tra­le per l’immigrazione che, a con­clu­sio­ne, tra le altre cose ecce­pi­te, ha vie­ta­to l’uso dei poc­ket money, la car­ta mone­ta loca­le data ai migran­ti per le spe­se quo­ti­dia­ne.
«Si è trat­ta­to di una ispe­zio­ne super­fi­cia­le. Mi ha lascia­to un po’ per­ples­so per diver­se cose, pri­ma per­ché del­la stes­sa dele­ga­zio­ne face­va par­te una com­po­nen­te che per die­ci anni ha segui­to i nostri pro­get­ti ed elo­gian­do­li, e la secon­da per­ché i poc­ket che han­no dato all’occhio sono sta­ti solo quel­li di Ria­ce. Una for­ma che noi abbia­mo esco­gi­ta­to per non fare mori­re la gen­te di fame aspet­tan­do i finan­zia­men­ti cen­tra­li. Qual­cu­no ci invi­ta ad acce­de­re per l’anticipazione dei sol­di alla Ban­ca Eti­ca, ma mol­ti quat­tri­ni se ne andreb­be­ro ad inte­res­si. Mi sem­bra che di eti­co ci sia poco. Poi ho l’impressione che anche allo Sprar nazio­na­le pesi in qual­che manie­ra la par­ti­co­la­ri­tà del model­lo di acco­glien­za di Ria­ce. Poi ho chie­sto io una più appro­fon­di­ta inda­gi­ne alla Pre­fet­tu­ra sui pro­get­ti e sono emer­si sol­tan­to dei rilie­vi for­ma­li ine­ren­ti l’agibilità di qual­che abi­ta­zio­ne o il meto­do di affi­da­re alcu­ne cate­go­rie di stra­nie­ri con evi­den­za pub­bli­ca alle asso­cia­zio­ni impe­gna­te».

Secon­do lei sta sfug­gen­do di mano qual­co­sa nei pro­get­ti di acco­glien­za di Ria­ce?
«È pal­pa­bi­le una cer­ta di insof­fe­ren­za, for­se per­ché stia­mo smar­ren­do la dimen­sio­ne uma­na che deve sta­re alla base di tale impe­gno. Pur­trop­po, sem­pre di più, i pro­get­ti ven­go­no vis­su­ti come momen­to di busi­ness».

Lei ha annun­cia­to le sue dimis­sio­ni da sin­da­co. Teme qual­co­sa?
«Non riten­go ci pos­sa­no esse­re ombre nel mio impe­gno e nel mio ope­ra­to. Ma se qual­cu­no doves­se pro­var­mi il con­tra­rio io sono pron­to a lascia­re tut­to, in vir­tù dei valo­ri che ho sem­pre segui­to. Per que­sto ho con­vo­ca­to per il pros­si­mo 30 dicem­bre un’assemblea pub­bli­ca per sen­ti­re la gen­te e il con­si­glio comu­na­le. Io imma­gi­na­vo che pri­ma o poi si sareb­be arri­va­to a que­sto. I veri mafio­si non spa­ra­no più, agi­sco­no secon­do pun­tua­li stra­te­gie, for­me squal­li­de che distrug­go­no il pen­sie­ro. Ma io non ho pau­ra di nien­te. L’unica cosa che mi pre­me è quel­la di non tra­di­re quan­ti han­no cre­du­to in Ria­ce»