Fatima, dalla Germania a Reggio per abbracciare il suo piccolo Alì

Cristina Cortese Gazzetta del Sud REGGIO CALABRIA – Fatima ha la voce rotta dall’emozione e non crede ai suoi occhi che proprio la punta più estrema di quell’Italia che aveva abbandonato per cercare lavoro, le abbia regalato la gioia più grande: potere riabbracciare, dopo anni, il figlio Alì, sudanese che aveva lasciato nel deserto, a sud della Libia, mentre lei in Germania metteva da parte soldi per sfamare anche le due bambine.

«La vostra città mi ha ripagato del dolore di aver perso in mezzo al mare mio fratello. Il volontariato e gli uomini della Questura, bravissimi e umani, sono stati una bellissima sorpresa». È una storia familiare segnata anche dal peso del carcere dell’ex marito di Fatima e dalla presenza di una matrigna (nel frattempo l’uomo si era risposato), che non hai amato Ali, arrivato, tra l’altro, in riva allo Stretto con chiari segnali di violenza sul corpo. «Un giorno mio fratello intraprende il viaggio della speranza e decide di portare Ali in Italia per proseguire in Germania. Vende la macchina per affrontare il tragitto durante il quale vengo a sapere che è caduto in mare», racconta Fatima che incontriamo con il supporto della mediatrice culturale della Questura.

Torniamo al porto: il fiuto degli uomini dell’Anticrimine permette di scoprire che quell’uomo accanto ad Ali, appena sbarcato ed individuato dai volontari di “Save The Children”, non è lo zio. L’uomo viene allontanato dal bambino che, tramite i servizi sociali del Comune, viene affidato alla Comunità Papa Giovanni XXIII mentre gli uomini della Questura rintracciano la mamma in Germania che in due giorni raggiunge la città dello Stretto. «Ali è arrivato con sofferenza fisica e psicologica, per i tanti maltrattamenti subiti ed è stato prontamente sottoposto a diversi passaggi sanitari. Con forza e coraggio, si è inserito nella casa con gli altri bambini, più o meno della sua stessa età.

Di eccezionale, in questa vicenda, anche i tempi per il ricongiungimento familiare visto che di solito passano 34 settimane da quando il genitore si presenta in Questura mentre, qui in 48 ore, è stato fatto tutto», spiega Giovanni Fortugno, animatore della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ed infatti, fondamentale è stata la sinergia tra AnticrimineUfficio Minori ed Ufficio dell’immigrazione della Questura, servizi sociali, Comunità, Procura dei minori con la collaborazione anche di una struttura ricettiva cittadina dove Fatima ha alloggiato: una rete di efficienza ed umanità che ci auguriamo si ripeta spesso per altre storie a lieto fine.

«E’ l’immagine concreta della Polizia di prossimità che opera sul territorio, accanto alla gente ed ai suoi bisogni», sottolinea il questore Raffaele Grassi. E adesso Alì e a Fatima sono tornati in Germania con un regalo speciale da parte degli uomini della Polizia di Stato: la maglia originale della nazionale italiana che Alì potrà “esibire” nelle sfide infinite tra le due rappresentative con il suo piccolo cuore che, già da ora, batte sicuramente azzurro.

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