Forse giovedi in Italia il blogger Del Grande fermato in Turchia

ROMA – Il gior­na­li­sta e blog­ger Gabrie­le Del Gran­de, fer­ma­to dal­le auto­ri­tà tur­che, potreb­be esse­re riac­com­pa­gna­to in Ita­lia gio­ve­dì pros­si­mo. Lo ha det­to a Mila­no, a mar­gi­ne di un con­ve­gno sui dirit­ti uma­ni, il pre­si­den­te del­la Fnsi Giu­sep­pe Giu­liet­ti. "Non c'è nul­la di uffi­cia­le, ma in que­ste ore ho moti­vo di rite­ne­re che Del Gran­de sarà riac­com­pa­gna­to gio­ve­di: le auto­ri­tà diplo­ma­ti­che ci infor­ma­no che sono in cor­so le trat­ta­ti­ve, le pro­ce­du­re di espul­sio­ne potreb­be­ro par­ti­re gio­ve­di per far­lo tor­na­re tra­mi­te Ate­ne".

Mar­ta Sera­fi­ni Cor­rie­re del­la Sera via Dagospia.com SECONDO FONTI diplo­ma­ti­che del­la Far­ne­si­na Del Gran­de sarà espul­so tra due o tre gior­ni. Il con­so­la­to a Smir­ne e l’ambasciata ad Anka­ra seguo­no con atten­zio­ne da lune­dì, in stret­to rac­cor­do con il mini­ste­ro degli Este­ri, la vicen­da del gior­na­li­sta ita­lia­no fer­ma­to nel­la pro­vin­cia sud-orien­ta­le dell’Hatay, al con­fi­ne con la Siria. Con ogni pro­ba­bi­li­tà Gabrie­le Del Gran­de, blog­ger e gior­na­li­sta 35en­ne, è sta­to trat­te­nu­to dal­le auto­ri­tà tur­che, per­ché pri­vo del per­mes­so stam­pa che si deve chie­de­re pri­ma di arri­va­re in Tur­chia per poter svol­ge­re il pro­prio lavo­ro nel Pae­se.

La Tur­chia è mol­to rigi­da sul rispet­to del­le rego­le da par­te del­la stam­pa, e le pro­ce­du­re si sono irri­gi­di­te anco­ra di più dopo il fal­li­to gol­pe del­lo scor­so 15 luglio. Del Gran­de era arri­va­to in Tur­chia qual­che gior­no fa per rea­liz­za­re alcu­ne inter­vi­ste per il suo nuo­vo pro­get­to in cro­w­d­fun­ding «Un par­ti­gia­no mi dis­se». Un viag­gio che ave­va già com­piu­to diver­se vol­te negli ulti­mi mesi, sem­pre con lo stes­so sco­po. Nel­la zona in cui è sta­to fer­ma­to, la pre­sen­za di pro­fu­ghi siria­ni è mol­to for­te, anche rispet­to al resto del­la Tur­chia, che com­ples­si­va­men­te ne ospi­ta 3 milio­ni.

Del tema del­le migra­zio­ni e dei rifu­gia­ti, il 35en­ne gior­na­li­sta tosca­no si occu­pa da tem­po. Noto pro­prio per il suo lavo­ro lega­to alle cri­si migra­to­rie nel Medi­ter­ra­neo, in par­ti­co­la­re attra­ver­so il blog For­tress Euro­pe, è anche tra gli auto­ri del docu­men­ta­rio plu­ri­pre­mia­to «Io sto con la spo­sa», che rac­con­ta il viag­gio di un grup­po di pro­fu­ghi siria­ni e pale­sti­ne­si dall’Italia alla Sve­zia sot­to la «coper­tu­ra» di un cor­teo nuzia­le .

Sul­la pagi­na inter­net di pre­sen­ta­zio­ne del suo ulti­mo pro­get­to si leg­ge: «Sono sta­to cin­que vol­te in Siria dall’inizio del­la guer­ra, par­lo cor­ren­te­men­te ara­bo, seguo quo­ti­dia­na­men­te gli svi­lup­pi del con­flit­to, ho alle spal­le die­ci anni di inchie­ste nel Medi­ter­ra­neo, un blog cita­to sul­la stam­pa di tut­to il mon­do, tre libri e un film che fa anco­ra par­la­re di sé. In un pae­se nor­ma­le il mio cur­ri­cu­lum baste­reb­be a far­mi com­mis­sio­na­re que­sto lavo­ro da un gior­na­le o da un gran­de edi­to­re. Ma l’Italia non è un pae­se nor­ma­le. Per un perio­do ho cre­du­to che la visi­bi­li­tà inter­na­zio­na­le che mi ha dato il film avreb­be cam­bia­to le cose. Non è anda­ta così. E non mi sem­bra un buon moti­vo per mol­la­re. Al con­tra­rio. Sarà sicu­ra­men­te mol­to più fati­co­so, ma anche più avvin­cen­te, mi aiu­te­rà a resta­re me stes­so e a costrui­re un rap­por­to vero con il mio pub­bli­co, che poi è una comu­ni­tà di per­so­ne rea­li a cui io stes­so appar­ten­go per la mia sto­ria».

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