Giornalista slovacco ucciso, scarcerati gli imprenditori italiani fermati

Francesco Battistini e Carlo Macrì Corriere.it REGGIO CALABRIA – Rilasciati. A sorpresa, la magistratura slovacca ha deciso questa mattina la scarcerazione degli imprenditori italiani fermati per l’uccisione del giornalista slovacco Jan Kuciak. Non ci sarebbero elementi sufficienti per tenerli in carcere. E dopo i loro interrogatori, scadute le 48 ore, gli avvocati difensori hanno ottenuto il rilascio. I fratelli Antonino, Bruno e Sebastiano Vadalà, Diego e Antonio Rodà, i due Pietro Catroppa sarebbero già usciti. Nessuna dichiarazione ufficiale, per il momento, da parte delle autorità slovacche.

La svolta nelle indagini arriva a due giorni dall’arresto dei sette, che giovedì mattina erano stati prelevati nelle loro abitazioni in varie località a Est della Slovacchia. Qualche dubbio era serpeggiato proprio sui tempi scelti per i fermi, e soprattutto per il fatto che nessuno dei sospettati avesse approfittato della vicinanza al confine ucraino, per evitare la cattura. La stessa linea del silenzio assoluto, adottata dalle difese, era parsa il segno d’una debolezza nell’impianto accusatorio. Ai sette calabresi, la polizia era arrivata sull’onda dell’indignazione pubblica per l’assassinio di Kuciak e della fidanzata, freddati una settimana fa in casa da misteriosi killer. E subito i colleghi del giornalista di Aktuality, oltre che il capo della polizia Tibor Gaspar, avevano riportato l’uccisione alle inchieste che Jan stava conducendo sui rapporti d’affari tra gli italiani e alcuni membri dello staff del primo ministro Robert Fico.

Il profilo dei sette, alcuni incensurati, altri più volte segnalati dalla Direzione antimafia di Reggio Calabria, aveva spinto gli stessi inquirenti a parlare d’un legame fra il lavoro di Kuciak e le infiltrazioni della ndrangheta nel tessuto sociale, economico e politico slovacco. In particolare, era emersa la relazione diretta dei Vadalà con due assistenti personali del premier, Maria Troskova e Vilem Jasan, che s’erano immediatamente dimessi dal loro incarico. Le stesse opposizioni politiche hanno cavalcato l’indignazione popolare, organizzando venerdì una grande manifestazione di protesta a Bratislava e in varie città, portando in piazza cartelli con l’immagine di Fico ritoccata in stile Padrino. “La mafia stia fuori dal Paese”, dicevano gli slogan. La mafia c’è, ma per la giustizia slovacca non ci sono prove per dire che abbia armato la mano dei sette italiani arrestati. La distanza fra i sospetti e gli atti giudiziari, evidentemente, s’è rivelata al momento difficile da colmare. Gli italiani sono fuori, l’inchiesta riparte da zero.

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