Gli “impresentabili” della Lega. Oggi in città la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi

Matteo Salvini e Domenico Furgiuele

Caterina Tripodi Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Persino sulle scelte della Lega si allunga l’ombra lunga della ndrangheta. Chissà cosa direbbero i nudi e puri della Padania dopo l’ultimo scandalo calabrese che, a questo giro però, vede gli schizzi della melma mafiosa, colpire proprio un candidato lametino ma scelto dai vertici del movimento nato a Pontida. Ma procediamo con ordine. Se le colpe dei padri non debbono ricadere sui figli figuriamoci quelle dei suoceri…. anche se al genero candidato alla Camera per la Lega (Domenico Furgiuele) grattacapi e qualche rossore lo darà eccome il maxi sequestro di 200 milioni di euro all’impero economico del suocero Salvatore Mazzei. Proprio ieri mattina infattti all’imprenditore sono stati confiscati 26 società, 67 fabbricati, 176 appezzamenti di terreno, 13 autocarri, 5 autovetture, 10 macchine operatrici per cantiere ed un motociclo. La confisca, frutto di un’indagine avviata nell’anno 2011, è stata preceduta da un sequestro richiesto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, dalla Dda diretta dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri. Un’operazione, hanno spiegato i magistrati, che nasce “proprio dalla rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati ed il flusso di denaro realmente introitato da parte del Mazzei e del Nucleo familiare”. Nucleo familiare di cui fanno parte appunto anche le figliole di Mazzei (in carcere dai mesi scorsi per cumulo di pene), Stefania e Maria Concetta cui il Noe ha sequestrato immobili e società e sono indagate per reati in materia di misure di prevenzione patrimoniale. Stefania è coniugata con Domenico Furgiele coordinatore regionale e candidato nel partito di Matteo Salvini, come capolista alla Camera nei due listini per il proporzionale. Mentre Concetta Mazzei è anche la moglie di Massimo Cristiano, candidato da Casa Pound al collegio uninominale per la Camera dei Deputati.

E su Furgiele, candidato lametino a Reggio Calabria, pur non essendo indagato, si addensano pesanti imbarazzi in una città che ha “subito” l’invasor e non ha potuto schierare, contravvenendo ai massimi sistemi di Alberto da Giussano, candidati locali sia pur senza spada. Un boccone amaro che ora, alla luce delle ultime vicende giudiziarie, diventa davvero impossibile da digerire. Con buona pace anche di tutti i proclami della Lega sulla “pulizia etnica” che avrebbero fatto nella scelta dei “terroni” da candidare nei territori giù l Sud del Vesuvio. Ma i malumori sono anche altrove. Sia pur per motivi diversi. Non ci sta il coordinamento di Sinistra Dem-Sinistra Pd che manifesta il totale dissenso sui metodi ed i criteri adottati da Renzi per la formazione delle liste in netta e palese violazione del regolamento e lancia bordate al segretario regionale Ernesto Magorno e dissente aspramente con la posizione assunta dai segretari provinciali del Pd all’indomani delle designazione dei candidati. “Questi ultimi – spiegano quelli di sinistra dem – sono stati scelti, con l’avallo del segretario regionale Ernesto Magorno in assoluto disprezzo delle istanze del Territorio ed emarginando la rappresentanza delle minoranze, disattendendo l’impegno assunto di rispettare nella composizione delle liste le percentuali ottenute dalla minoranza nel congresso, mentre le primarie sono state dimenticate”. Candidature “in cui si è manifestata una precisa volontà di annullare la democrazia interna, si sono umiliati e mortificati i Territori”. In particolare, ad essere stata schiaffeggiata è toccato a Reggio Calabria,”la città più grande della Calabria che non ha nessun candidato nel listino plurinominale Calabria Sud”. Sistemato Magorno infatti Sinistra Dem ne ha anche per i segretari provinciali “Desta, pertanto, stupore e sconcerto la presa di posizione dei Segretari Provinciali del Partito che, in un nota diffusa qualche giorno fa, per tentare di arginare il crescente disagio e l’insofferenza di molti militanti, affermano, con enfasi ingiustificata, che il Pd ha nella sua stessa definizione il valore della democrazia e che la pluralità delle posizioni è un momento di ricchezza; concetti, questi, paradossalmente disattesi da Renzi”.

I segretari non hanno in pratica battuto ciglio e il minimo cenno di reazione l’hanno avuto un pò tardivo: “Avremmo gradito che i segretari avessero preso posizione in altri momenti ed avessero sollecitato l’avvio di un dibattito serio nel partito calabrese allorquando lo stesso ha subito pesanti sconfitte elettorali ed a seguito del negativo esito del referendum sulla riforma costituzionale”. “Rattrista – aggiungono – leggere che i segretari definiscono “sabotatori dall’interno“ i molti militanti che chiedono il rispetto delle regole e che hanno il coraggio di manifestare la difficoltà di riconoscersi in questo Partito”. Da non dimenticare poi la gestione commissariale e l’assenza di congresso ed eleggere gli organi statutari e che la campagna per il tesseramento per l’anno 2017 ancora in alto mare. Problemi democrat sui quali chissà se dirà la sua oggi alle ore 11.30, Rosy Bindi ospite presso il Salone di Rappresentanza della Prefettura del convegno “La Legalità come modello sociale di Impresa”.

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