Gli insulti e le calunnie della famiglia Pecora

Paolo Pollichieni Corrieredellacalabria.it ERAVAMO STATI facili profeti nell'anticipare che la nostra ferma intenzione di non lasciarci intimidire dalla famiglia Pecora ci avrebbe esposto ad attacchi volgari. Non avevamo previsto anche le calunnie e questo non perché ritenessimo incapaci Giovanni Pecora e suo figlio Aldo di calunniare, ma perché gli facevamo dono di una intelligenza che li mettesse al riparo da tale rischio ed invece i nervi sono saltati e, finito il repertorio degli insulti e delle diffamazioni, i due hanno dato fondo alle calunnie.

Di queste risponderanno davanti alla Giustizia, dovendo dimostrare quale attività di dossieraggio e di lobbysmo ai loro o agli altrui danni questo giornale e chi lo dirige abbia mai posto in essere. Dovranno poi dimostrare quando e come si è tentato, addirittura, di esporli a rischi fisici, peraltro limitandosi a rendere pubblico il fatto che vivono, i Pecora, nello stesso palazzo abitato da esponenti di uno dei più temuti clan mafiosi della provincia di Reggio Calabria. Non vi è persona dotata di buona fede e di normali facoltà intellettive che non sia capace di comprendere che a qualsiasi “compare Turiddu” avesse avuto voglia di sapere dove abitano il leader di “Ammazzateci tutti” e il vicepresidente della Fondazione Scopelliti bastava rivolgersi al capo del “locale” di Polistena nel cui palazzo i due stabilmente hanno dimorato, ci informa uno sfacciatissimo Aldo Pecora, sin dal 1997.

Lasciati gli avvocati al loro lavoro vediamo di chiarire un po` di cose: Il Corriere della Calabria opera nella legalità: il suo sito e la sua testata hanno indicati amministratori e proprietari, sede legale, autorizzazioni camerali e licenze giudiziarie. Chi ci lavora ha un regolare contratto, i registri sono tenuti da un commercialista indicatoci dal sindacato dei giornalisti, ogni rapporto economico è sottoposto a tracciabilità bancaria, i pagamenti avvengono solo a mezzo di bonifico bancario. Lavorano così anche le strutture amministrate dalla famiglia Pecora?

Sul sito di “Ammazzateci tutti” non sono mai stati pubblicati i bilanci, non c`è alcun riferimento alle somme incassate con la cessione del 5X1000, le quote di sottoscrizione indicate si riferiscono solo al 20089 e nulla si dichiara circa il loro utilizzo. La sede non è mai stata indicata e non è visitabile. C`è un Consiglio di amministrazione? C`è un collegio che certifica i bilanci? Il Corriere della Calabria dichiara nella gerenza che “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Vale la stessa cosa per i siti e le associazioni gestite dalla famiglia Pecora? E se ricevono fondi pubblici, quando lo faranno sapere dicendo da chi e quanto hanno incassato? La Fondazione Scopelliti, della quale Giovanni Pecora dice di essere vicepresidente, pubblica i suoi bilanci o li ritiene riservati? Riceve finanziamenti pubblici? Da chi?

Dal sito sappiamo che esiste la pagina “Consiglio di amministrazione”, ma dentro c`è scritto solo “Sito in allestimento”. La stessa cosa se si va alla pagina che dovrebbe indicare il “Comitato scientifico”. Esiste una vedova del giudice Scopelliti? Esistono altri congiunti del magistrato barbaramente ucciso dalle cosche? Perché non fanno parte della Fondazione? I giornalisti del Corriere della Calabria, tutti e nessuno escluso, sono stati regolarmente iscritti all`Ordine dopo aver seguito un preciso percorso professionale. Come è arrivato all`iscrizione Aldo Pecora? E se non vive in Calabria “dal 2004” perché è iscritto all`Ordine dei giornalisti della Calabria? Lavora come “consulente” e come “autore” per la Rai. Come ci è arrivato? Per concorso? Domande legittime, visto che tantissimi giovani professionisti calabresi avevano le stesse ambizioni ma non hanno avuto uguale fortuna.

Nel merito dei servizi pubblicati dal Corriere della Calabria. Aldo Pecora, manipola, riassume, maneggia gli articoli redatti da Agostino Pantano per il settimanale ma evita accuratamente di pubblicarli. Fa come il governatore Giuseppe Scopelliti: diffonde i commenti ma nasconde i fatti. È per questo che pubblichiamo e diffondiamo tutti i servizi che tanto hanno fatto imbestialire la famiglia Pecora. Così almeno chi è stato raggiunto dalle contumelie in replica, potrà farsi un`idea dell`argomento trattato.

Nel merito alcune ulteriori precisazioni. 1) È falso, e addirittura diventa una calunnia in danno dei carabinieri, che gli operatori dell`intervista ad Aldo Pecora siano stati sottoposti a perquisizione corporale. Avessero assunto informazioni, Aldo e Giovanni saprebbero che in altri regimi è possibile, in quello italiano non basta l`autorizzazione (mai chiesta e mai data) del magistrato ma serve anche la presenza di un avvocato. 2) Il Corriere della Calabria ha pubblicato il verbale dei carabinieri: mai, neanche nelle primissime indagini, i due operatori sono stati sospettati, men che meno accusati, di intimidazioni o di minacce ai danni di alcun componente della famiglia Pecora. 3) Il verbale di dissequestro elenca minuziosamente le cose in possesso dei due operatori: non c`è alcun riferimento ad alcuna microcamera-spia sotto forma di penna o di qualsiasi altro oggetto. Anche qui la falsità di Aldo Pecora è totale. «Chiacchiere e distintivo», gridava Al Capone nel memorabile film “Gli intoccabili”. Aldo Pecora ne segue lo stile: non erano giornalisti. Ed infatti ai carabinieri i due si dichiarano: «Comunicatori per l`interesse pubblico» ed esibiscono autorizzazione del Tribunale di Locri per la testata alla quale lavorano. Bene, leggete quanto segue: “Questo è un sito di news e commenti sulla società dell`informazione e sulle nuove tecnologie. È privo di periodicità fissa, è edito in proprio e non richiede contributi pubblici, non impiega giornalisti ed è senza fini di lucro. Pertanto è solo una espressione del libero pensiero, ai sensi dell`art. 21 della Costituzione Italiana, e non è soggetto alle norme sulla stampa previste dalla legge n. 47/1948. Gli articoli di nostra proprietà sono liberamente linkabili e riproducibili citando la fonte. Tutti gli altri articoli ed i marchi qui riprodotti sono dei legittimi proprietari e non sono nella nostra disponibilità. La direzione del sito declina ogni responsabilità in merito ai commenti che possono essere liberamente inseriti dai visitatori, e che possono anche non rispecchiare la linea editoriale del sito”. È quanto campeggia nel sito di Giovanni Pecora che si firma così: Credits Direttore Giovanni Pecora Realized and Free Hosted by Artinuove.it Ma le minacce per i Pecora sono un deja vu.

Già nel 2006 Giovanni era stato al centro di un caso di intimidazione che qui riportiamo per come lo si era vissuto all’epoca. “Minacce di morte dirette al candidato alla Provincia di Reggio Calabria, per le prossime elezioni del 28 maggio, prof. Giovanni Pecora. Questa mattina, avvisato dai Vigili urbani di Polistena, il candidato per le prossime elezioni provinciali nelle liste della “Margherita per Rutelli” nel collegio “Polistena-Malicucco-Anoia”, Giovanni Pecora, ha potuto constatare che sul muraglione adiacente il parcheggio dell’ospedale “Santa Maria degli ungheresi”, già da giorni, era stata impressa, con bomboletta spray di colore nero, la scritta: “Morirai Giovanni Pecora porco”. Quest’atto di teppismo politico, volendo solo per il momento escludere altra matrice, potrebbe essere legato alla lotta a favore della legalità di cui Giovanni Pecora da sempre è il portavoce a Polistena e nella Piana di Gioia Tauro.

Anche in altri spiacevoli avvenimenti che nei giorni scorsi hanno visto Giovanni Pecora combattere contro l’affissione selvaggia dei manifesti elettorali da parte di alcuni candidati di altre liste, potrebbe essere ricondotto il deplorevole atto intimidatorio a lui diretto”.

ps: Non si preoccupi, Aldo Pecora, della Lega Nord, del suo ex cassiere e degli esponenti criminali e politici che con lui erano in rapporti. Di tutti questi personaggi ci occuperemo ampiamente nel prossimo numero in edicola del Corriere della Calabria. Lì troverà citati anche molti suoi nuovi compagni di avventure.

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