Gli tolgono la scorta, altro agguato al testimone di giustizia Caminiti mentre torna a casa

Antonio Anastasi Quotidiano del Sud REGGIO CALABRIA – Ad agosto gli revocarono la scorta, e l’altra sera è di nuovo finito nel mirino il testimone di giustizia Gaetano Caminiti, che ha subito un agguato peraltro pochi minuti dopo che il fuoco si era aperto in un altro punto della città e, in quel caso, aveva fatto una vittima, il marocchino Tarik Kacha. L’omicidio si è materializzato alle 19 nel quartiere Catona, il tentato omicidio alle 20,30, nel rione Pellaro. Caminiti stava rientrando a casa e forse è stata la sua prontezza di riflessi ad evitargli il peggio. Lo ha reso noto lo stesso commerciante reggino, con un post su Facebook; stava rincasando presso la sua abitazione lungo la strada statale 106, a bordo di un’auto Bmw, quando qualcuno, che l’ha pedinato con un’altra vettura fino al parcheggio del condominio, ha fatto partire quattro colpi di pistola. L’uomo è riuscito ad avan- zare fino al marciapiede e a ripararsi dietro la carrozzeria una volta sceso dall’auto, sforacchiata dai colpi.

L’episodio balza all’attenzione per almeno un paio di circostanze. La prima è che il Far West si è scatenato sul finire dell’anno a Reggio, dopo un periodo di relativo quieto vivere, nel senso che quasi in concomitanza si registrava l’omicidio dello straniero su cui sono in corso indagini della Squadra Mobile della Questura, lo stesso reparto investigativo che lavora al nuovo caso. La seconda circostanza, ancora più inquietante, è che soltanto poche settimane fa, il 6 dicembre, Caminiti aveva ricevuto una lettera con minacce di morte proveniente da Malta, e aveva chiesto il ripristino della scorta; il 15 dicembre, invece, poche ore dopo la sentenza Gambling (inchiesta sca- turita anche da sue denunce), qualcun altro ha depositato cartucce nella sua cassetta postale.

Mancano «elementi concreti e attuali in ordine all’esposizione» del testimone di giustizia, era detto nel provvedimento attorno al quale adesso ruotano interrogativi tutti da sciogliere. La Prefettura di Reggio, pur mantenendo i servizi di vigilanza presso la sua abitazione e il suo esercizio commerciale, aveva revocato la misura di protezione di quarto livello della cosiddetta “tutela su auto non protetta”. Una decisione che da subito sembrava destinata a fare discutere. Perché Caminiti è uno noto, nel reggino. Di lui le cronache si sono occupate più volte. Per esempio, nell’aprile 2014, fu destinatario di un macabro messaggio ntimidatorio. Una testa di capretto scuoiata che era contenuta in un plico agganciato allo sterzo di uno scooter di sua proprietà parcheggiato nell’androne di casa nel quartiere Pellaro. C’era anche la scritta “fai la stessa fine”. Ma l’inquietante episodio era l’ennesimo di una lunga serie.

Andando a ritroso in un passato neanche tanto remoto, Caminiti, titolare di un punto Snai appunto a Pellaro, nel settembre 2013, invece, ricevette l’ennesima lettera minatoria, che seguiva di appena 48 ore un’altra busta recapitatagli sempre al locale, contenente circa 200 grammi di esplosivo. Ma c’è dell’altro. Era il 12 febbraio 2011 quando una moto affiancò, lungo la statale 106, un’auto con Caminiti alla guida che divenne bersaglio di un intero caricatore di pistola. Un colpo lo ferì al braccio, altri perforarono la carrozzeria del veicolo, una Smart. Ma è dal ’93 che Caminiti denuncia le minacce subite nell’ambito della sua attività lavorativa, grazie alle quali scattò l’indagine che portò all’operazione Azzardo, già sfociata nelle aule giudiziarie e definita con condanne sei anni di reclusione per tre imputati di tentata estorsione, che avrebbero tentato di imporgli un software illegale nella sala giochi di cui è proprietario.

Adesso, resta la rabbia. «Dopo aver sporto denuncia in Questura, se non fosse stato per il mio avvocato che mi ha riaccompagnato, sarei dovuto tornare a piedi – dice Caminiti al Quotidiano – E oggi (ieri per chi legge, ndr), non ho visto neanche passare la vigilanza sotto casa. Così viene meno la voglia di denunciare».

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