I calabresi al Nazareno, chi resterà con Renzi?

Ernesto Magorno e Matteo Renzi

Bruno Gemelli Quotidiano del Sud CATANZARO – Chi sta con chi. Questo è il “gioco” del popolo democrat che inizia oggi al Nazareno dove dovrebbero essere prese decisioni importanti a valle delle quali si orienteranno tanti dirigenti e quadri del Pd nella fase di scomposizione e di ricomposizione delle correnti interne. Il vice segretario Maurizio Martina dovrebbe essere il reggente sino al congresso che, per adesso, dovrebbe trovare competitori per la segreteria nazionale Graziano Delrio e Nicola Zingaretti, più qualche outsider. Quello che ha già deciso come e con chi stare è Ernesto Magorno che ha cessato le sue funzioni il 23 febbraio scorso indicando la road map per giungere al congresso regionale. Il senatore si professa, senza dubbi, renziano doc, anzi un proto-renziano che portò il leader a Scalea. L’ha spiegato in una lunga dichiarazione e l’ha confermato ieri a Pianopoli, lanciando da lì il suo discorso sui social. Si è preso la sua parte di responsabilità per il disastro di questi anni ma ha fatto un elenco di correi, parlamentari e consiglieri regionali per lo più, dimostrando di avere qualche ragione ma, soprattutto, tanti torti. È vero che perdendo, una a una, le città di Vibo Valentia, Lamezia Terme, Cosenza, Crotone e Catanzaro, c’è stata una responsabilità collettiva. Ma si è trattato di colpa o di dolo? Ovvero, incapacità o cinismo nelle scelte sbagliate? E sul problema sanità Renzi ha giocato con due mazzi di carte, ne vogliamo parlare?

Volgendo lo sguardo al passato rivive una gestione scenografica del partito con le direzioni regionali svolte con pathos ora Platì ora ad Amaroni per contemplare le emozioni del momento. E che dire della segreteria regionale nata motu proprio a Camigliatello mentre tanti dirigenti si sfilavano, ignorati e mortificati. Oggi Magorno difende ad oltranza Renzi, e questo gli fa onore, ma non ha detto una parola quando l’ex premier è andato a Reggio Calabria per prelevare Angela Marcianò offrendogli un posto per la segreteria nazionale, ignorando il quadro dirigente locale. Un episodio anche questo scenografico. Nel discorso di Pianopoli Magorno ha detto due cose di qualche interesse. Primo, che il presidente Oliverio deve cambiare passo. Il che vuol dire che, a seguire il suo ragionamento, ancora non l’ha fatto. Secondo, che il congresso calabrese occorre farlo perché non è possibile che arrivi un commissario che poi stabilisca le candidature per le regionali. Un D’Attorre post litteram. Alla direzione nazionale di oggi partecipano, come membri effettivi, i calabresi Fernando Aiello, Enza Bruno Bossio, Stefania Covello, Giuseppe Falcomatà, Nicola Irto, Ernesto Magorno, Marco Minniti e Mario Oliverio. Quanti di questi resteranno sino alla fine con Renzi? Per adesso è sicuro solo Magorno, per gli altri, che non si sono espressi, forse ci saranno alcune sfumature.

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