Un conto corrente della Sogas a Venezia ha movimentato più di 2 milioni di euro

Pablo Petrasso Corrieredellacalabria.it REGGIO CALABRIA – Qual è il primo istinto per una società ad ampia partecipazione pubblica, con sede a Reggio Calabria, che debba accendere due nuovi conti correnti? Rivolgersi a una filiale della Bnl a Venezia. Sul conto "austroungarico" della Sogas, che gestisce l'aeroporto dello Stretto, sono stati accreditati, secondo i documenti a disposizione del Corriere della Calabria, prima 500mila euro (il 17 dicembre 2014) e poi un milione e 400mila euro (il 15 dicembre 2015). In entrambi i casi, «come da comunicazione della Sogas», i fondi arrivano dalla Provincia di Reggio Calabria.

Una curiosità o un'anomalia? La seconda, a sentire la versione di Aurelio Chizzoniti. L'ex presidente della Commissione regionale di Vigilanza ha messo nel mirino delle sue denunce gli ultimi tre anni di gestione dello scalo reggino. E ha una versione, al solito, esplicita della faccenda: «Viene il dubbio che i conti siano stati accesi a Venezia per evitare che qualche creditore della Sogas potesse intercettare le proprie somme». In effetti, riguardo ai conti, i problemi della società non sono pochi. E non riguardano soltanto i creditori. Ma, più in generale, l'impalcatura finanziaria.

Ci sarebbe, per esempio, il bilancio 2013. Che non va bene, va impugnato. È quello che dice un prefetto della Repubblica, il commissario della Provincia di Messina Filippo Romano, in una delibera datata – risale al gennaio 2015 – ma significativa. Nella quale il funzionario del ministero dell'Interno annuncia un ricorso al Tribunale delle imprese di Catanzaro per motivi che non è esagerato considerare gravissimi. Lo spunto è una richiesta della società che gestisce l'aeroporto di Reggio Calabria. Il vecchio management, il 25 agosto 2014, chiede alla Provincia siciliana il versamento di 429mila euro «ai fini dell'ennesimo ripianamento della perdita d'esercizio della società».

È il solito rituale, quei bilanci sono spesso in perdita. Ma, questa volta, i vertici della Provincia non ci stanno a sborsare altri quattrini. Anche perché la nota della Sogas iscrive un altro debito a carico del socio messinese. Si tratta di 927mila euro «a titolo di quota spettante per il prestito obbligazionario deliberato il 12 luglio 2012». Prestito del quale, spiega l'atto sottoscritto dal commissario, «non si rinviene menzione né nel Bilancio 2012 della Sogas né nella relativa nota integrativa». Spiega il prefetto che «il primo riferimento a detto prestito si trova nella nota integrativa al Bilancio 2013, con la precisazione che lo stesso non è stato sottoscritto». Una «violazione», nel Bilancio 2013 e nell'assemblea dei soci del 23 luglio 2014, «dei principi di verità e chiarezza» e, «soprattutto, l'assoluta non dovutezza da parte di questa Provincia delle somme pretese da Sogas».

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